Fabrizio Corona

L’umiliazione che ha dovuto subire il cantante Riccardo Fogli nel corso di una puntata della trasmissione ‘L’Isola dei Famosi’ rappresenta uno dei momenti di massima volgarità e disumanità della moderna televisione nazionale. Esistono delle precise responsabilità che, nella fattispecie, sono state accertate e sanzionate. Rimane il fatto che una struttura di rete televisiva ha permesso che una persona come Fabrizio Corona potesse dare del ‘cornuto’ e del ‘vecchio’ a un uomo come Riccardo Fogli, visibilmente provato per l’esperienza e per la confessione, più o meno veritiera del pregiudicato Corona. In un sistema nel quale i profitti pubblicitari e le carriere televisive vengono decise dall’audience, vi è chi disposto a tutto per ottenere i numeri più alti e, se per far questo, occorre solleticare gli istinti più bassi e le raggiungere le derive più ignobili, si può scommettere che vi sarà chi è disposto a farsene strumento. Invitare certi personaggi in televisione vuol dire inseguire la lite e fomentarla, significa aizzare le paure e accarezzare i pruriti e le voglie più scandalose. Le responsabilità vanno distribuite equamente tra chi organizza questo genere di tv, chi vi partecipa e chi se ne fa spettatore.

E’ forse un reato pubblicare l’ultima fatica letteraria di Fabrizio Corona? No. E’ forse un reato leggere questo testo? No. Siamo in un regime di piena libertà editoriale. E allora, quale sarebbe la questione? Non c’é. Il fatto che ‘Non mi avete fatto niente’, il romanzo autobiografico di Corona edito da Mondadori Electa, sia in testa alle vendite su Amazon é un dato che non sorprende ma che può servire per capire in che direzione procede certa editoria e certe preferenze dei lettori-consumatori. Fabrizio Corona é un marchio, un brand: non sa fare niente e lo sa fare pure male. Ma é riuscito a fare soldi. Come? E’ il figlio e il risultato di scandali, di fake news, di gossip e di un modo trash di fare audience e spettacolo. Lui ha capito che oggi, l’unica regola per fare i danari e per avere notorietà é andare oltre, scandalizzare, stare sulla cresta dell’onda, far parlare di sé, prolungare più che si può e in ogni modo i 15 minuti di celebrità che spetterebbero ad ognuno di noi. Che si parli male di me, diceva qualcuno, purché se ne parli. Che sia un libro, un sapone, una marca di slip, un detersivo, un’aspirapolvere, per Fabrizio Corona é solo un dettaglio. Un certo pubblico vuole accaparrarsi frammenti di un brand di successo al cui successo ha contribuito, inconsapevolmente, esso stesso. Chi pubblica il libro di Fabrizio Corona pensiamo non abbia alcun interesse per la trama, per i contenuti, per la forma, per il messaggio del testo. L’obiettivo è solo quello di vendere un prodotto – e mai termine fu più appropriato – di successo ad una platea che, di Corona, comprerebbe qualsiasi cosa, il suo profumo, un accappatoio da lui firmato, una cravatta con la sua foto. Mi si chiederà come possa io esprimere un giudizio senza aver letto il libro. In realtà ho letto sui social media la prima pagina del capitolo ‘Fighe’ il cui disvalore letterario e la cui pochezza artistica, pornografica e umana che traspaiono sono perfettamente coerenti con il personaggio e con il suo modo di essere. Elementi che mi hanno fatto inorridire a tal punto da farmi ricordare la casa editrice Mondadori Electa che, personalmente, eviterò con cura. Perché la cosa grave non é solo che certi libri ci sia chi li legge ma che vi sia chi li pubblica.

“Ho pagato le tasse. Tra ieri e l’altro ieri ho versato al Fisco 400 mila euro. Sono in carcere per problemi fiscali in un Paese caratterizzato dall’altissimo tasso di evasione. Fatemi uscire dal carcere”. Fabrizio Corona si è rivolto così al gup di Milano Laura Marchiondelli nel corso dell’udienza preliminare che lo vede imputato insieme alla sua storica collaboratrice Francesca Persi per la vicenda del “tesoretto” da circa 2,6 milioni di euro. Un appello che non è bastato a evitargli di finire sotto processo: il giudice milanese ha accolto la richiesta del pm Paolo Storari rinviando a giudizio l’ex fotografo e la sua collaboratrice. Stando a quanto si è potuto apprendere (l’udienza si è svolta a porte chiuse e ai giornalisti è stato vietato l’accesso al corridoio dell’aula), Corona ha insistito nella sua linea difensiva: quei soldi – vale a dire 1,7 milioni nascosti in un controsoffitto dell’appartamento della Persi più altri 900 mila euro custoditi in alcune cassette di sicurezza di una banca di Innsbruk, in Austria) “non sono di provenienza illecita – ha in sostanza affermato – ma il frutto del mio lavoro frenetico. Sono guadagni in nero pagati da gestori di discoteche e locali notturni. Ho fatto un errore ma non ho commesso nessun reato”.