flessibilità

“La flessibilita’ ottenuta da Renzi non e’ una manna dal cielo, ma il frutto di un duro negoziato con la Commissione europea. E non e’ servita a dare mance elettorali, ma per fare le riforme strutturali, dalla pubblica amministrazione alla concorrenza, dalla giustizia al Jobs act, dalla scuola al fisco”. Lo afferma Sandro Gozi (Pd), sottosegretario alle Politiche europee, in un’intervista al Corriere della Sera in cui replica alle parole dell’ex premier Mario Monti. “Monti dimentica che il governo Renzi ha ottenuto una svolta sulla politica degli investimenti in Europa, testimoniata dal piano Juncker del quale l’Italia e’ la principale utilizzatrice, con 12 miliardi di euro finora. Forse Monti avrebbe preferito un approccio piu’ rigorista, che pero’ non avrebbe giovato agli italiani”, sottolinea Gozi. “Sapevamo benissimo che con la vittoria del No l’Italia sarebbe entrata in una fase di incertezza politica. Il governo Renzi, a proposito di credibilita’, ha fatto scendere le infrazioni europee verso l’Italia da 119 a 70 e le frodi sui fondi comunitari del 62%. Nessuno ha fatto meglio di noi”. Quanto a Renzi e al Pd, “vediamo cosa dira’ nella direzione del Pd. Penso che non si possa andare avanti con questo stillicidio di richieste della minoranza, che una volta vuole il congresso, una volta le primarie, una volta non si sa cosa. Basta con questo gioco al massacro su Renzi”. “C’e’ una grande voglia di restaurazione. Contro questo ritorno all’ancien re’gime dobbiamo batterci, ma riflettere anche sugli errori fatti. In particolare, dobbiamo riconnetterci col mondo giovanile”

‘Lezione’ di Mario Draghi, presidente della Bce in audizione al Parlamento europeo ‘Concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità della spesa, perché di flessibilità già ce n’è molta, sebbene nelle regole Ue ci sia un’asimmetria. E soprattutto “andare incontro alle aspettative dei cittadini”, concentrandosi sui loro bisogni reali, ristabilendo la fiducia tra i 28 e completando l’Unione economica e monetaria. Perché anche se la Bce è intenzionata a fare uso di “tutti gli strumenti”, la politica monetaria da sola non è sufficiente. Questo il suo messaggio lanciato all’Europarlamento, rafforzato dal monito del collega Benoit Coeuré a Roma a proseguire le riforme e a non forzare le regole. “Nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità”, per questo “i Paesi che non hanno spazio fiscale dovrebbero pensare di più alla composizione del bilancio piuttosto che alla sua dimensione”, ha detto Draghi senza giri di parole rispondendo a all’eurodeputato Marco Valli (M5S) su investimenti e regole del Patto di stabilità. “Se guardiamo, molti di questi Paesi negli ultimi 10-15 anni prima della crisi hanno aumentato la spesa ma la crescita è rimasta stagnante o molto molto piccola”, ha ammonito ‘tranchant’. Nessun riferimento diretto, ma il messaggio va in tandem con quello di Coeuré: “servono ulteriori riforme strutturali, in Italia come in altri Paesi dell’eurozona”. E quelli “che hanno margini di bilancio dovrebbero usarli saggiamente; ma altri, che non hanno questo spazio di manovra, non devono forzare le regole”. Queste, però, ha riconosciuto lo stesso Draghi, hanno “un’asimmetria intrinseca”, in quanto i Paesi che non hanno margine non sono autorizzati a fare nuova spesa mentre “chi ce l’ha non è obbligato a usarlo se non vuole”, leggi la Germania.

“La situazione e’ piu’ negativa del previsto non solo per l’Italia, ma per tutta l’Unione. Anche in Francia i numeri sono peggiorati per cui non si puo’ parlare di eccezione italiana e d’altra parte l’Italia non chiede eccezioni”. Lo dice a La Repubblica il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, confermando che l’Italia chiedera’ maggiore flessibilita’ a Bruxelles per impostare una manovra espansiva in risposta al calo del Pil. I fattori che l’Italia cerchera’ di far valere nelle trattative con la Ue saranno “la Brexit, il terrorismo e la crisi dei migranti. Inoltre c’e’ un nuovo contesto geopolitico che ha determinato un peggioramento della situazione a livello globale”, sottolinea. Sul fronte interno “si confermano le nostre priorita’, lavorare sulle riforme e sugli investimenti per recuperare produttivita’, riduzione della pressione fiscale e lotta alla disoccupazione”. “Secondo noi la riforma del bilancio varata a luglio, la revisione della spesa, la responsabilizzazione delle amministrazioni e le privatizzazioni ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi prefissati e mantenere gli impegni”, precisa Gozi. In Europa, in vista del summit di Bratislava, le priorita’ italiane sono “rafforzare la politica degli investimenti allungando fino al 2019 il piano Juncker e dandogli una dimensione transfrontaliera in modo da incidere davvero sulla crescita con grandi progetti legati digitale o infrastrutture. Quindi rafforzare la lotta alla disoccupazione giovanile. Poi Erasmus e il servizio civile Ue”. “E’ poi vitale che a Bratislava e nei successivi vertici di ottobre e dicembre i leader diano una risposta concreta alla Brexit proprio su crescita, giovani, sicurezza, migranti e nuova politica dello Stato di diritto e delle liberta’ fondamentali”.