Grillo

“Se Beppe Grillo ipotizza l’ingresso del Movimento 5 Stelle nell’Alde, delle due l’una: i liberal-democratici europei non sono più il movimento che più di tutti crede nella massima integrazione politica degli Stati Uniti d’Europa e sono diventati euroscettici, oppure il Movimento 5 Stelle non crede più nei referendum per l’uscita dall’euro che nessun liberal-democratico europeo sosterrebbe mai”. Lo scrive Enrico Zanetti, segretario politico di Scelta Civica. “Entrambe le cose – prosegue – mi sembrano improbabili, anche se la seconda sarebbe indubbiamente un fatto molto positivo di totale discontinuità rispetto alla storia politica dei 5 Stelle”.

“Oggi Beppe Grillo dalle colonne del suo blog ha sferrato l’ennesimo attacco alla liberta’ di stampa avanzando una proposta grave e sconcertante”. Lo afferma l’Ordine nazionale dei Giornalisti ricordando che esiste gia’ un ordinamento che tutela chi si ritiene danneggiato dagli organi di informazione. Inoltre l’OdG rammenta che giace in quarta lettura dal 23 giugno 2015 in Senato la nuova legge sulla diffamazione. “Sarebbe molto piu’ costruttivo se Beppe Grillo esortasse i propri parlamentari a far si’ che questa legge venisse approvata in tempi brevi abrogando il carcere per i giornalisti e ponendo un freno alle cosiddette querele temerarie”. “L’unico Tribunale riconosciuto dall’OdG e’ quello dell’ordinamento giudiziario – afferma l’Ordine in una nota – Ferma restando la singola responsabilita’ dei giornalisti che non rispettano le regole deontologiche e che vengono sanzionati dai Consigli di Disciplina. Tali strumenti sono di per se’ idonei ad assicurare il diritto dei cittadini a essere informati correttamente. L’OdG invita il leader dell’M5S a riflettere sul clima e sulle conseguenze che le sue parole possono determinare e sottolinea l’invito rivolto agli italiani nel discorso di fine anno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Secondo il Capo dello Stato l’odio come strumento di lotta politica e’ nemico della convivenza e crea “una societa’ divisa, rissosa e in preda al risentimento”, che “smarrisce il senso comune di appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza”.

“Quest’anno voglio farvi gli auguri di Natale con un testo di Goffredo Parise pubblicato il 30 giugno del 1974, si intitola: “Il rimedio e’ la poverta’”. Vi abbraccio. Buon Natale da Beppe Grillo”. Lo scrive il leader del Movimento 5 stelle sul suo blog. Per fare gli auguri di Natale, Grillo sceglie un testo di Parise che presenta cosi’: “E’ un po’ lungo, ma ne vale la pena. Armatevi di pazienza, leggetelo fino alla fine e fatelo leggere ai vostri cari”. Nell’articolo citato, Parise scrive tra l’altro: “Poverta’ non e’ miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Poverta’ non e’ “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra. Poverta’ e’ una ideologia, politica ed economica. Poverta’ e’ godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Poverta’ e necessita’ nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria e’ la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua e’ l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche””.

Secondo Beppe Grillo “il giorno dopo la vittoria di Virginia Raggi, e’ partito l’ordine di Renzi” ai media per colpirla. Il leader 5 stelle lo scrive su Facebook. E per dimostrare questa sua affermazione pubblica sul suo blog un estratto dell’intervento di Maurizio Belpietro durante la puntata di ‘Terza Repubblica’, andata ieri sera in onda su La7. Titolo del post: ‘L’ordine ai media di colpire la Raggi arrivo’ dall’alto’. Belpietro, direttore del quotidiano ‘La Verita’, tra l’altro, dice: “L’attenzione che i giornali hanno dedicato a Virginia Raggi e alla giunta del MoVimento 5 Stelle e’ superiore a quella dedicata a tutte le altre giunte, pure della Capitale”. E ancora: “Di fronte ai risultati economici, all’occupazione, agli andamenti pessimi dell’economia italiana i principali TG della RAI hanno scelto di raccontare il caso di Virginia Raggi che aveva sbagliato l’assessore. […] Il giorno dopo la vittoria dei 5 Stelle e’ partito da Renzi un ordine che aveva questo significato: ‘Colpite la Raggi perche’ li’ dobbiamo dimostrare che i 5 Stelle sono incapaci di governare'”.

“Renzi, ancora tu, non mi sorprende lo sai. Ancora tu, ma non dovevamo vederci piu’? Avevi detto il 12 gennaio ‘Con un gesto di coraggio e dignita’ ho detto che se si perde il referendum smetto di fare politica’ e poi il 15 ‘Ho gia’ preso il solenne impegno, se perderemo il referendum lascio la politica’. E poi invece ancora tu. E ci scappa da ridere”. Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo in un post dal titolo ‘Ma non dovevamo vederci piu’? #RenziFattiDaParte’, citando una celebre canzone di Lucio Battisti.

I candidati grillini sono soltanto figurine, utili a catturare il consenso o a sfruttare sul territorio la rabbia e la furia iconoclasta degli elettori, incazzati neri contro la politica tradizionale. La struttura di vertice muove i fili. La vicenda del sindaco di Roma, Virginia Raggi, ne e’ l’ennesima dimostrazione. Chi si oppone a questo schema viene sconfessato ed espulso perche’ il movimento-setta non puo’ accettare il dissenso e la liberta’ di pensiero del singolo. L’unica legge e’ l’ortodossia del pensiero unico. Cio’ che e’ piu’ intollerabile del M5S – fra le tante cose – e’ il suo doppiopesismo: giustizialismo nei confronti degli avversari politici, garantismo nei confronti dei propri adepti.

E’ iniziata già ieri sera la ricerca del vero vincitore di questo referendum istituzionale. Il nome dell’unico perdente lo si conosce: Matteo Renzi. Diversi sono invece coloro i quali si attribuiscono la paternità della vittoria, considerata l’eterogeneità del fronte del NO. “Ha vinto Grillo. Berlusconi e Salvini sono solo dei comprimari”. Lo afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. “Se i leader di Fi e Lega pensano di aver vinto stanno freschi – continua Portas -. Se non altro il centro sinistra riparte da 13.500.000 voti”.

Una “vittoria della democrazia” che apre la strada a elezioni al piu’ presto. Beppe Grillo esulta con un post sul suo blog per il netto successo del No al referendum costituzionale. “La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranita’ appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione”, scrive Grillo, per il quale il voto ha due “conseguenze rilevanti: 1) Addio Renzi 2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al piu’ presto”. Al piu’ presto per il leader del M5S vuol dire anche con una legge che il movimento ha osteggiato: “La cosa piu’ veloce, realistica e concreta per andare subito al voto e’ andarci con una legge che c’e’ gia’: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti – spiega Grillo -. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilita’ alla legge che c’e’ gia’: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti e’ di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana”.

“E’ in corso una gigantesca campagna di mistificazione e di bugie sul referendum, a partire dalla ridicola accusa di deriva autoritaria nei confronti di Renzi. In realta’ se c’e’ una cosa che manca nella riforma e’ il rafforzamento dei poteri del premier”. Cosi’ Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, a margine di un incontro organizzato dai Centristi per il Si’ ad Alcamo. “Appare dunque chiaro che il merito della riforma non interessa ai sostenitori del no, impegnati solo a scassare l’equilibrio politico del paese e a tornare all’ingovernabilita’. Ecco perche’ dobbiamo spiegare agli elettori del centrodestra che votando no rafforzano solo Grillo. Altro che dialogo tra Renzi e Berlusconi! Dietro l’angolo c’e’ Grillo, e solo lui”, conclude Casini.

 

Silvio Berlusconi non si fida dell’impegno di Renzi a modificare l’Italicum. Ha spiegato il perché a Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta su RaiUno: “Se questo accadrà benissimo, ma oggi è soltanto una promessa e questo governo di promesse ne ha fatte tante e non le ha mantenute – ha detto l’ex cavaliere –  Magari l’intenzione c’è, ma poi possono succedere tante cose. Magari uno scioglimento delle camere, si andrebbe a votare con questa legge, e ci troveremmo dentro una dittatura, di Renzi e del Pd o di Grillo e del M5s”. L’ex presidente del Consiglio ha rilanciato la necessità del proporzionale: “Serve una legge proporzionale con sbarramento, per esempio al 5% per i partiti più piccoli”. Berlusconi dichiara di essere di nuovo alla ricerca di un successore dopo la ‘separazione’ da Stefano Parisi che ha scelto una strada diversa da quella immaginata per lui dal Cavaliere per rilanciare il centrodestra.  “Occorre che il centrodestra trovi qualcuno che contrasti Renzi”, ha ribadito.