Il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, ha descritto la strategia italiana nella lotta contro il traffico di esseri umani, in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico “The Guardian” pubblicata oggi. Partendo dalla crisi avvenuta nel mese di giugno, che spinse il responsabile del Viminale a ritornare in Italia mentre era in volo verso gli Stati Uniti, Minniti ha sottolineato: “Ho pensato di dover tornare per lavorare con gli operatori che sovrintendono al salvataggio umanitario. Avevamo bisogno di trasmettere un messaggio che noi come governo avevamo la capacita’ di reagire”. Il ministro ha ribadito il tema centrale della Libia nell’ambito della strategia italiana. “Il punto cruciale per me era stato quello di andare in Libia per trovare una soluzione. In Turchia durante la crisi migratoria c’era un leader forte con cui lavorare – forse troppo forte. In Libia e’ l’opposto”, ha dichiarato il ministro, osservando la situazione di fragilita’ e caos presente nel paese nordafricano. Nell’intervista il responsabile del Viminale ha ricordato la firma a febbraio del memorandum con il presidente del Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico sostenuto dall’Onu, Fayez al Sarraj, che ha introdotto un nuovo livello di cooperazione tra la Guardia costiera e l’Italia, compresa la fornitura di quattro pattugliatori. “Se guardiamo i risultati, la Guardia costiera libica ha salvato piu’ di 13.000 persone – cifre che erano assolutamente impensabili all’inizio dell’anno”, ha osservato Minniti, precisando: “Ma la mia convinzione era che il confine meridionale della Libia e’ cruciale per la sponda sud dell’Europa nel suo complesso. Cosi’ abbiamo costruito un rapporto con le tribu’ del Sahara meridionale. Sono fondamentali a sud i guardiani del confine meridionale, ma erano in lotta fra loro e questo significava che il confine meridionale non era controllato”.