immigrazione

Per affrontare la questione migratoria, occorre innanzitutto “cancellare la parola emergenza dalla politica dell’immigrazione”.
Lo ha detto a Bruxelles il ministro degli Interni Marco Minniti. “Non si affronta una grande questione strutturale come questa a politiche dell’emergenza”, ha aggiunto nel suo intervento a una conferenza sulla inclusione finanziaria dei migranti al Parlamento europeo.

“Non e’ reato l’immigrazione perche’ non e’ reato la speranza. La speranza e’ un diritto, ma e’ anche l’orizzonte di una politica seriamente impegnata nella promozione del bene comune”. Lo ha detto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, in occasione della manifestazione contro il razzismo che si svolge oggi a Roma, promossa da Associazioni e Ong. “Dalla politica ci aspettiamo lungimiranza, coraggio di guardare oltre le contingenze, gli opportunismi, i populismi”, ha dichiarato Don Ciotti, aggiuggendo che “Temi come l’immigrazione sono questioni di civilta’, non materia di sondaggi e previsioni elettorali”.

“L’accoglienza da sola non basta per l’integrazione, occorre anche un sistema di assistenza sanitaria che sia all’altezza delle problematiche dei migranti”. Lo ha detto Claudio Fava, candidato della sinistra alla presidenza della regione siciliana, a margine di un incontro alla presenza del medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, e di Massimo D’Alema. “Il Cara di Mineo non e’ una risposta adeguata al problema, deve essere chiuso”, ha aggiunto Fava, sottolineando: “La presenza di Pietro Bartolo fa capire che c’e’ uno sguardo diverso che un governo regionale deve proporre alla politica nazionale. Io ho in mente di attuare alcuni interventi concreti come attrezzare Lampedusa di un’assistenza sanitaria adeguata agli sbarchi. Mentre oggi accade che l’accoglienza sia affidata alla abnegazione dei medici di Lampedusa”.

“La cooperazione tra governo nazionale e sindaci e’ un elemento cruciale per quanto riguarda sicurezza e immigrazione “. Lo ha detto il ministro degli interni Marco Minniti intervenendo alla nona edizione della Scuola per la democrazia, il corso di alta formazione politica rivolto a giovani amministratori locali al di sotto dei 35 anni, organizzato dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dall’associazione Italiadecide di Luciano Violante in collaborazione con AnciGiovani. “Attraverso il rapporto sicurezza e immigrazione- ha aggiunto- si puo’ leggere un nuovo modello di stato democratico. La democrazia non puo’ inseguire questi fenomeni ma deve governarli”.

Il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, ha descritto la strategia italiana nella lotta contro il traffico di esseri umani, in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico “The Guardian” pubblicata oggi. Partendo dalla crisi avvenuta nel mese di giugno, che spinse il responsabile del Viminale a ritornare in Italia mentre era in volo verso gli Stati Uniti, Minniti ha sottolineato: “Ho pensato di dover tornare per lavorare con gli operatori che sovrintendono al salvataggio umanitario. Avevamo bisogno di trasmettere un messaggio che noi come governo avevamo la capacita’ di reagire”. Il ministro ha ribadito il tema centrale della Libia nell’ambito della strategia italiana. “Il punto cruciale per me era stato quello di andare in Libia per trovare una soluzione. In Turchia durante la crisi migratoria c’era un leader forte con cui lavorare – forse troppo forte. In Libia e’ l’opposto”, ha dichiarato il ministro, osservando la situazione di fragilita’ e caos presente nel paese nordafricano. Nell’intervista il responsabile del Viminale ha ricordato la firma a febbraio del memorandum con il presidente del Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico sostenuto dall’Onu, Fayez al Sarraj, che ha introdotto un nuovo livello di cooperazione tra la Guardia costiera e l’Italia, compresa la fornitura di quattro pattugliatori. “Se guardiamo i risultati, la Guardia costiera libica ha salvato piu’ di 13.000 persone – cifre che erano assolutamente impensabili all’inizio dell’anno”, ha osservato Minniti, precisando: “Ma la mia convinzione era che il confine meridionale della Libia e’ cruciale per la sponda sud dell’Europa nel suo complesso. Cosi’ abbiamo costruito un rapporto con le tribu’ del Sahara meridionale. Sono fondamentali a sud i guardiani del confine meridionale, ma erano in lotta fra loro e questo significava che il confine meridionale non era controllato”.

La Germania e l’Egitto hanno firmato un accordo per bloccare il flusso di migranti. L’intesa e’ stata raggiunta ieri durante un incontro tra il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e l’omologo tedesco Sigmer Gabriel. Lo ha riferito il portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, Steffen Seibert, parlando di un accordo che “contrastera’ l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani”. In conferenza stampa Seibert ha dichiarato che in base all’intesa: “Ci sono una serie di misure per il sostegno politico ed economico per raggiungere un miglior clima e migliori condizioni di vita per i rifugiati in Egitto. Insieme, creeremo un centro di lavoro, migrazione e reintegrazione”. Il centro dovrebbe sorgere in Egitto.

“O l’Europa diventa una comunità federale o non conterà più nulla nel mondo”. Così Papa Francesco in una intervista ad Eugenio Scalfari pubblicata oggi su “La Repubblica”. “Non si faccia illusioni – ha detto Bergoglio – i popoli poveri hanno come attrattiva i continenti e i Paesi di antica ricchezza. Soprattutto l’Europa. Il colonialismo partì dall’Europa. Ci furono aspetti positivi nel colonialismo, ma anche negativi. Comunque l’Europa diventò più ricca, la più ricca del mondo intero. Questo sarà dunque l’obiettivo principale dei popoli migratori”. Il Pontefice ha anche lanciato un messaggio sull’immigrazione al G20 dalle pagine del quotidiano: “Temo che ci siano alleanze pericolose assai pericolose tra potenze che hanno una visione distorta del mondo: America e Russia, Cina e Corea del Nord, Putin e Assad nella guerra di Siria”. Il Papa spiega: “il pericolo riguarda l’immigrazione. Noi abbiamo come problema principale e purtroppo crescente nel mondo di oggi, quello dei poveri, dei deboli, degli esclusi, dei quali gli emigranti fanno parte. D’altra parte ci sono Paesi dove la maggioranza dei poveri non proviene dalle correnti migratorie ma dalle calamità sociali; altri invece hanno pochi poveri locali ma temono l’invasione dei migranti. Ecco perchè il G20 mi preoccupa: colpisce soprattutto gli immigrati di Paesi di mezzo mondo e li colpisce ancora di più col passare del tempo”.

“E’ inadeguata, e’ una legge dei primi anni Duemila, oggi i flussi migratori sono cambiati”: lo dice la radicale Emma Bonino ai microfoni di Fanpage.it, sul perche’ la legge Bossi-Fini vada riformata. Sullo ius soli, Bonino afferma: “Siamo uno dei pochi paesi europei ad avere ancora lo ius sanguinis (…). In questo paese la strumentalizzazione politica orami non ha limiti di temi e di espressioni”. Infine, sulla politica della sindaca Virginia Raggi sull’immigrazione, sostiene: “Tutto questo e’ inspiegabile politicamente, e’ comprensibile solo dal punto di vista della demagogia elettorale”.

Il tema dell’immigrazione mercoledì 21 giugno sarà al centro della conferenza che si terrà alle 14,30 al Parlamento europeo con il presidente Tajani, il presidente della Commissione europea Juncker ed il capo della politica estera Ue Mogherini. Ai lavori parteciperanno oltre cinquecento invitati che si occupano della gestione dell’immigrazione. Si discuterà del sistema di asilo in Europa, della sicurezza e della stabilizzazione dei paesi terzi. L’evento si svolgerà prima del Consiglio europeo che si terrà il 22 e il 23 giugno e che affronterà anche la politica di migrazione.

“Terrorismo, immigrazione e disoccupazione giovanile: sono le tre grandi sfide che l’Europa deve affrontare e le priorita’ del mio mandato da presidente del Parlamento Europeo”. Cosi’ ha esordito Antonio Tajani all’incontro organizzato questa mattina a Cuneo da Confindustria Cuneo, Unioncamere Piemonte e Camera di Commercio di Cuneo. “Ovviamente la lotta al terrorismo e quella all’immigrazione clandestina non sono sfide alla portata della sola Italia – ha detto Tajani -. Occorre avere strategia europea per risolvere il problema a monte: dobbiamo andare in Africa a chiudere i flussi e sfruttare la diplomazia economica per stabilizzare i territori a sud del Sahara”. “Il terrorismo – ha rimarcato – poi crea instabilita’ e paura. Serve collaborare tra forze di polizia, intelligence e magistratura ma anche fare molta attenzione ai Balcani dove si stanno concentrando tanti foreign fighters. Infine occorre puntare sulle imprese per costruire occupazione. L’Italia non cresce come crescono gli altri paesi; serve politica industriale a sostegno delle imprese e dell’economia reale”.