immigrazione

“Siamo l’unica forza politica a avere un’iniziativa che sul tema dell’immigrazione consente di aprire uno scontro politico diretto con i Grillo e i Salvini, e un dialogo ‘conflittuale’ anche con il Pd, che ha appoggiato i pessimi decreti Orlando-Minniti: decreti che stanno determinando uno scivolamento verso un diritto etnico”. Lo ha affermato il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi al Comitato nazionale, parlando della legge popolare “Ero straniero” per superare la Bossi-Fini attraverso la creazione di canali legali di ingresso e il rafforzamento dell’inclusione. I lavori del Comitato nazionale che si sono chiusi oggi a Parma con l’approvazione della mozione generale presentata dal segretario Magi e dal tesoriere Michele Capano. “Resa possibile anche dal prezioso contributo di Emma Bonino – si ricorda nel documento – l’iniziativa “Ero Straniero” colloca Radicali Italiani “al centro dello scontro politico italiano ed europeo” come “capofila di un ampio fronte, composto dalle principali organizzazioni italiane impegnate sul tema”. Da tempo – si legge in un comunicato – Radicali Italiani si batte per rimuovere gli ostacoli alla raccolta delle firme, dovuti a procedure vecchie e discriminatorie. Per questo alla legge popolare per il superamento della Bossi-Fini, ha deciso di affiancarne un’altra sulla ”sovranità del cittadino”, per ripristinare la praticabilità degli istituti di partecipazione popolare.

“Saremo piu’ poveri fuori dall’Europa, non riusciremo ad affrontare temi importanti come quello dell’immigrazione e del terrorismo”. Lo ha detto Stefano Parisi, ieri a Rovigo per la presentazione del movimento ‘Energie per l’Italia’. Durante il suo intervento, riguardo alla legge elettorale, Parisi ha detto di essere “favorevole alla soglia di sbarramento al 5%”, perché “convinto che serva una legge che dia stabilita’ al Paese”. Ed ha aggiunto: “Personalmente ho in mente il modello tedesco, proporzionale che e’ quello che potrebbe salvare l’Italia”.

“Come in una sequenza cinematografica mi vengono in mente due immagini. Da una parte Roma. Isolata. Dove i governanti non vogliono avere rapporti coi governati. Dall’altra Milano, piena di gente, che si stringe attorno al Papa”: legge cosi’ la giornata di ieri Rino Formica, ex parlamentare ed ex ministro socialista, intervistato da QN. A suo avvisto la dichiarazione, nata dalle celebrazioni del 60/mo anniversario dei trattati, e’ un “documento che sfuma le parole. Senza un significato proprio. Senza proporre una soluzione nitida. Si parla dei prossimi dieci anni come spazio temporale per superare la crisi. Un vaticinio? Una speranza? Che risposte diamo ai grandi temi dell’euro, dei migranti, delle crisi economiche e sociali? La realta’ e’ che nessuno ha il coraggio di sciogliere l’Unione e quindi si ricorre a queste formule”. “Direi – afferma – che e’ stata una vacanza romana. Soffocata”. A suo avviso accorrerebbe introdurre “una norma semplice semplice: qualsiasi decisione che incide sulla prima parte della Costituzione va sottoposta a referendum. Ma ci vorrebbero partiti di sinistra veri in grado di prendere l’iniziativa affinche’ le regole europee non impongano scelte in contrasto con i principi costituzionali italiani”. Evidenzia la differenza con il ’57: “Formidabile atmosfera. Eravamo in pieno boom. La gente aveva fiducia nella politica. Altri tempi. Lontanissimi”.

“L’Italia e’ la frontiera dell’Europa sul Mediterraneo, in quell’area si giocano sfide epocali dalle quali dipendera’ il nostro futuro. Alla luce di questa consapevolezza e degli scenari internazionali profondamente mutati rispetto a qualche anno fa, e’ indispensabile un protagonismo europeo sia sul piano politico e sia su quello della costruzione di un sistema di difesa integrato”. Lo ha detto Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa al Senato, intervenendo al Lingotto di Torino. “In particolare – ha aggiunto – sull’immigrazione ho ascoltato con molta attenzione e passione l’intervento di Emma Bonino e ho molto apprezzato lo spirito umanitario che ha animato la sua riflessione. Ma non bisogna dimenticare che fino ad oggi l’immigrazione e’ stato uno strumento per alimentare paure e razzismo. Spetta a noi e al Pd renderla una opportunita’ di crescita, perche’ alle paure devi dare una risposta, non le puoi eliminare. Per questo non possiamo ricevere chiunque sbarchi illegalmente, l’anarchia degli arrivi e il non coordinamento europeo di queste attivita’ ha avuto esiti controproducenti. Quanto all’integrazione bisogna affermare con chiarezza che il modello sperimentato in questi anni in Europa e’ entrato in crisi. Serve un nuovo sistema di integrazione. Oggi politica estera, politiche della sicurezza e della difesa sono facce della stessa medaglia. Solo il Partito Democratico guidato da Matteo Renzi, puo’ declinare questo tema proponendo un cambio di passo”, ha concluso.

Antonio Albanese ha appena cominciato a girare il suo nuovo film ‘A casa’ , un ritorno alla regia a 13 anni da ‘Il nostro matrimonio è in crisi’. ‘A casa’ è scritto, interpretato e diretto da Albanese: “Abbiamo lavorato alla nostra storia – spiega – cercando di raccontare questioni complesse in modo paradossale. La folle idea di partenza, se tutti riportassero un migrante a casa il problema sarebbe risolto, fa da perfetto innesco per una vicenda che porterà il nostro racconto ironico da Milano al Senegal in un continuo equilibrio tra lucida realtà e lucida follia”. Il film scritto con Andrea Salerno e Stefano Bises con la collaborazione di Marco D’Ambrosio in arte Makkox, ‘matita’ e coautore di ‘Gazebo’, è prodotto da Domenico Procacci; è una produzione Fandango con Rai Cinema e sarà distribuito da 01Distribution. Le riprese si concluderanno a metà novembre.

Massimo Cacciari, uno degli intellettuali di sinistra piu’ illuminati e meno inquadrabili, analizza in una intervista su La Repubblica il momento politico a livello europeo e lo fa con estrema sincerità, come ha sempre fatto. ‘Diciamo la verità: l’emergenza migranti genera paure legittime. Bisogna collocare questi fenomeni all’interno di una visione d’insieme. C’é un profondissimo disagio che vivono tutti i popoli e le nazioni europee: immigrazione ma anche crisi economica, disuguaglianze, La gente sta male a 360 gradi. I popoli europei hanno avuto una grande speranza nell’Europa. Serve una strategia di sistema e in sua assenza l’Europa naufraga perche’ dietro la paura dell’immigrazione c’é il non governo dell’immigrazione. I cittadini non si sentono governati, non sanno cosa fa chi li guida. Crolla l’auctoritas: da qui, legittimamente, la paura. Il vero deficit europeo é la mancanza di autorità. Il rischio non é il razzismo ma la dissoluzione dell’Europa’

“Rischia il collasso in Sicilia il sistema di ordine e sicurezza pubblica. La polizia di Stato, impegnata nell’emergenza immigrazione che ha visto nelle ultime 48 ore 13 mila sbarchi, ha sempre più difficoltà infatti a ottemperare a tutti gli altri compiti”. Lo denuncia il Silp Cgil Sicilia. Il segretario generale Vito Alagna chiede a istituzioni e organi deputati, a questori e prefetti “soluzioni tecnico – operative adeguate a fronteggiare la situazione”. Dice Alagna:“C’è personale che passa da una mansione all’altra freneticamente e senza soluzione di continuità”. E continua: “Si rischia così di compromettere le funzioni fondamentali svolte dalla polizia di Stato”. Per il Silp occorre intervenire “sul fronte delle risorse e degli organici ma anche della distribuzione dei compiti legati all’immigrazione con altri corpi, ad esempio l’esercito al quale con l’operazione ‘Strade sicure’ sono stati invece attribuiti compiti che sono della Polizia”. Per Alagna: “Ci troviamo di fronte- afferma Alagna – a una situazione più difficile degli altri anni. Alla fonda a Messina, ad esempio, c’è attualmente una nave con 1.200 ospiti che devono essere identificati: un lavoro lungo che richiederà alle forze di polizia disponibili tempi non brevi, rendendo loro impossibili le altre mansioni. Il sistema di ordine e sicurezza pubblica è di fatto in ginocchio – conclude- e occorrono provvedimenti urgenti”.

Almeno dieci donne sono morte al largo delle coste libiche nel naufragio di una nave carica di migranti. In 107 si sono salvati, secondo la Guardia Costiera, che è intervenuta in due distinte operazioni. Secondo una stima dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, nel 2016 oltre 230 mila arrivi, la stragrande maggioranza via mare. Quasi 3000 persone sono morte durante la traversata del Mediterraneo. La morte per la nostra cultura è oggi niente più che un incidente di percorso, una notizia e solo il numero delle vittime prova, invano, a svegliarci dal torpore di una coscienza collettiva annoiata e adagiata comodamente sul divano. Prevale l’impotenza e la rassegnazione: migliaia di disperati fuggono dalla morte che li aspetta in acqua, sommersi dai flutti, gettati in mare da moderni gerarchi nazisti della tratta di schiavi. Dieci donne, le ultime, inghiottite dalla nostra inettitudine, dal nostro egoismo indifferente oltre che dall’avidità di marinai-mostri alla guida di barconi. Chi erano queste dieci donne? Erano madri? Lo sarebbero mai diventate? I loro nomi? A nulla serve l’indignazione, a poco servono le lacrime se non seguono i fatti. Salvare le banche e’ una priorità, cercare di risolvere o almeno contenere il dramma delle migrazioni di disperati sembra una utopia. Un fallimento dell’Unione europea, dell’Onu, della Casa Bianca, degli organismi internazionali, della politica globale. Continuino a morire: la nostra vita deve proseguire. E poi domani ci sono gli Europei di calcio; c’è la partita delle partite: Germania-Italia. E sarà comunque goal.