lavoro

“Il dato della disoccupazione sotto l’11 per cento e’ di particolare importanza. Siamo consapevoli che le statiche non risolvono le cose, ma responsabilita’ e serieta’ ci portano sulla giusta strada. La politica deve stare sulle cose concrete”. Lo ha detto il portavoce della segreteria Pd Matteo Richetti, a margine di un’iniziativa dedicata alla ‘generazione Millennials’. Il governo Gentiloni si é impegnato sul fronte della crescita e della lotta alla disoccupazione. Le forze di opposizione contestano queste cifre soprattutto sul piano dei contratti che sarebbero a tempo determinato.

“In Sicilia il consenso, in passato, si e’ ottenuto con il favore, con i figli che affollavano le segreterie dei partiti per un diritto sacrosanto che e’ quello al lavoro ed e’ questo quello che noi dobbiamo spiegare siciliani. Serve uno shock serve ridare speranza ragazzi”. L’ha detto il candidato del centro destra alla presidenza della Regione Nello Musumeci, intervenendo nel corso della prima uscita pubblica d’apertura della campagna elettorale per la corsa a Palazzo D’Orleans. “La partita si vince proponendo cose concrete – ha aggiunto – basta col libro dei sogni, se penso al programma di Crocetta… impresentabile sotto ogni aspetto, con tutto il rispetto per la persona; una mostruosita’ politica e istituzionale”.

Dalla Farmaceutica all’edilizia, sono dieci le vertenze aperte al ministero dello Sviluppo economico per tamponare la crisi di altrettante grandi imprese siciliane. In bilico 5.500 lavoratori diretti oltre l’indotto. L’epicentro e’ nel Palermitano – si legge in un dossier del ministero diffuso da Repubblica Palermo – , dove si gioca la partita del call center Almaviva con i suoi 2.800 dipendenti in cassa integrazione, dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, ormai in mano alla Blutec, in cui aspettano di rientrare 573 operai, e degli impianti Italtel e Selcom di Carini. Poi c’e’ Gela con 1.000 lavoratori che attendono la fine della riconversione verde della raffineria; Catania con i 900 operai della Tecnis e i 60 della Myrmex; piu’ di 300 posti che traballano in piccole imprese come l’agenzia di security Ksm ai supermercati Coop, le mense scolastiche del Messinese, il cementificio Colacem di Pozzallo, nel Ragusano, fermo da un anno con 51 dipendenti in cassa integrazione. “Abbiamo perso 120mila posti di lavoro dal 2008 al 2016 – denuncia il leader della Cgil Michele Pagliaro – questi casi sono lo specchio di una politica economica assente, sia a livello nazionale che regionale, intervenuta nel mondo produttivo siciliano con degli spot senza una pianificazione seria”.

“La crescita occupazionale c’e’, ma non e’ di qualita’. Questo dicono gli ultimi dati dell’INPS. lo ha scritto Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro, sul suo profilo Facebook. “Gli assunti a tempo indeterminato sono tornati a essere una stretta minoranza, com’era nella situazione ante Jobs Act. Questo dimostra che gli incentivi per le assunzioni varati nel 2015 non hanno funzionato, se non transitoriamente”. Aggiunge Damiano: “Bisogna evitare che nella prossima legge di Bilancio i nuovi incentivi siano la riedizione del modello Jobs Act: noi insistiamo per una diminuzione strutturale del cuneo fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato”.

“Il governo ha fatto poco o nulla per i nostri giovani e l’inerzia e’ sotto gli occhi di tutti. Basta, infatti, dare un’occhiata ai dati che sono stati pubblicati oggi dall’indagine sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) che mettono in evidenza come nel nostro Paese il numero di ‘neet’, ovvero, dei giovani tra i 15 ed i 24 anni che non studiano, che non lavorano e che non cercano un lavoro e’ nettamente superiore alla media europea. Mentre la media europea e’ al 11,5%, l’Italia raggiunge il 19,9%”, lo dichiarano i portavoce del MoVimento 5 Stelle al Senato, Nunzia Catalfo, Sara Paglini e Sergio Puglia. “Tenuto conto dei dati dell’indagine, risulta evidente che il programma garanzia giovani attuato dal governo, che ha come obiettivo quello di far acquisire nuove competenze ai ‘neet’ per far entrare loro nel mondo del lavoro, e’ stato un completo fallimento. Eppure, il Ministro del Lavoro Poletti continua a difendere il programma spacciandolo come un ‘successo’. Per fortuna le bugie hanno le gambe corte. I numeri parlano da soli e l’Italia continua a battere il record sui neet”. “Da sottolineare anche la crescita della poverta’ estrema nel nostro Paese rispetto all’anno scorso. Unico caso nell’UE insieme all’Estonia e alla Romania. D’altronde siamo uno dei pochi Paesi in Europa che non ha ancora introdotto una misura di sostegno al reddito per le persone in difficolta’ come il reddito di cittadinanza da noi proposto. Il campanello di allarme e’ assordante, ma l’attuale classe politica continua ad assecondare la richiesta dei potenti, dimenticando i cittadini”. Concludono i pentastellati.

“Siamo in presenza di una generazione di giovani che certamente ha le sue delusioni, preoccupazioni e frustrazioni, ma non arriva ad essere quel ceto medio rancoroso che per dieci anni ha occupato lo spazio Italiano”. Lo spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis, nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto “Lavoro consapevole”, condotto dal Censis in collaborazione con Jobsinaction e Assolavoro. “Dall’indagine emerge che il lavoro – continua De Rita – e’ ancora importante, presupposto di un’identificazione personale e fonte di vitalita’. Il lavoro e’ tornato ad essere un valore di per se’ e non un fattore di reddito. Non a caso il 79% dei giovani chiede alla politica di fare di tutto per creare lavoro e solo il 17% chiede il reddito di cittadinanza. Trovo che questo sia un dato interessante anche da un punto di vista politico. Perche’ se i giovani – conclude il presidente del Censis – fossero rancorosi verso questa situazione occupazionale sarebbero i primi a chiedere il reddito di cittadinanza e invece non lo fanno”.

“Il mercato del lavoro italiano vive una condizione di debolezza strutturale. Servono interventi alternativi alle politiche di soli sgravi, decontribuzioni e deregolamentazione, che sono state sempre accompagnate a continui tagli alla spesa pubblica e alla riduzione degli investimenti”. Lo afferma in una nota la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito ai dati diffusi quest’oggi da Ocse e Commissione europea. “Purtroppo, il fragile recupero occupazionale – prosegue la dirigente sindacale – non scalfisce il divario, sempre piu’ preoccupante, tra il nostro tasso occupazionale e quello dei principali Paesi europei. Peggio di noi solo Grecia e Turchia”. “A crescere – evidenzia Scacchetti – e’ quasi esclusivamente l’occupazione per i lavoratori piu’ anziani, un andamento da attribuire all’innalzamento dell’eta’ pensionabile e che dimostra, come sosteniamo da tempo, la necessita’ di un intervento sulle pensioni per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”. Per quanto riguarda i giovani, Scacchetti sottolinea la loro “drammatica condizione, non solo per il triste primato dei Neet, ma anche per il fatto che i pochi che riescono a trovare un’occupazione hanno di fronte un futuro precario e instabile, con tutti i rischi che cio’ comporta dal punto di vista delle prospettive di vita e per la previdenza futura”. Per la segretaria confederale la fotografia scattata sia dall’Ocse che la Commissione Ue dimostra come “l’incremento di investimenti pubblici e privati, cosi’ come indichiamo nel nostro Piano del Lavoro, debba essere al primo posto nell’agenda politica italiana”. “Solo cosi’ – conclude Sacchetti – si puo’ generare nuova occupazione. Bisogna poi scommettere sulla qualita’ del lavoro e dei suoi diritti sia come elemento di dignita’, tutela e protezione sociale, che come precondizione indispensabile per crescita e sviluppo”.

“Dopo il Jobs Act e il piano Industria 4.0 serve un grande piano di inclusione dei giovani” nel mondo del lavoro. Lo ha detto Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, parlando all’assemblea annuale di Assoclima. “Per questo chiediamo l’azzeramento del cuneo fiscale per i giovani nei primi tre anni” di assunzione, ha precisato Boccia, spiegando che “vogliamo permettere ai giovani di fare progetti per il futuro, accendere un mutuo, comprare una macchina… Vogliamo riattivate la domanda” attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. “Vogliamo dare valore al lavoro, includere e non escludere”, ha continuato Boccia, sottolineando che “vogliamo dire alla politica italiana, in questa fase di eccitazione pre-elettorale, che la nostra proposta crea consenso”, un consenso “che a noi non interessa ma alla politica si'”.

Bisogna migliorare le condizioni di vita delle famiglie, dando piu’ spazio alla crescita, attraverso le due leve: la politica redistributiva e la riduzione della pressione fiscale a favore delle aree sociali medie e basse del lavoro dipendente, dei pensionati e del lavoro autonomo. La ripresa degli investimenti pubblici stornati dal calcolo del deficit, nell’ambito di un Piano di investimenti europei assai piu’ efficace del Piano Junker”. E’ quanto sostiene la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, commentando i dati del Barometro nazionale Cisl. “Occorre migliorare la qualita’ del Lavoro – osserva Furlan – favorendo il lavoro stabile. Bisogna rafforzare i redditi dando piu’ spazio alla contrattazione innovativa e alla partecipazione, lavorare per una coesione sociale che sostenga l’inclusione nel lavoro e nelle opportunita’. Serve anche una ragionata e intelligente politica industriale, che sia una visione condivisa fra Governo e parti sociali – conclude – sul posizionamento competitivo della manifattura italiana nel mondo e sulle strategie del suo sviluppo, del suo rafforzamento, della sua innovazione, della sua produttivita’ che ogni attore, per il suo ruolo, dovra’ gestire”.

“Gli italiani hanno diritto al lavoro, l’articolo 1 della Costituzione non e’ un esercizio stilistico ma il piu’ grande programma politico per tutti i partiti. La Repubblica e’ fondata sul lavoro, non sul sussidio o il reddito di cittadinanza. Abbiamo messo in campo un’iniziativa straordinaria, ma non e’ sufficiente. Il lavoro deve essere la priorita’ numero uno, soprattutto nel Mezzogiorno”. Lo dice Matteo Renzi all’assemblea nazionale dei circoli Pd. “Ma gli italiani hanno anche diritto al sogno. Non puoi dare solo il lavoro, se non hai un sogno non si va da nessuna parte. Si e’ voluto credere dopo le primarie che la politica e’ solo sistemazione di persone, inseguire il proprio scranno personale. Recuperiamo la dimensione bella, ideale e nobile del sogno per gli italiani”, sottolinea.