lavoro

‘Il Papa ha lanciato un messaggio limpido e giusto, forse dovremmo un po’ tutti ragionare su quello che dice. La disoccupazione giovanile al 40% e’ un fatto gravissimo, e’ aumentato il lavoro precario, il Jobs Act ha funzionato comunque e sempre? Questi temi devono essere discussi dalla sinistra”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ospite di Agora’. “Il Papa ha sollevato anche il problema relativo all’accesso al lavoro da parte delle donne, delle pensioni d’oro, temi che dovrebbero essere al di la’ della polemica politica – ha aggiunto Rossi -, riconosco gli sforzi fatti dal governo, ma questi sforzi non sono stati sufficienti”

Dal 2008 al 2015 la disoccupazione nel Mezzogiorno “ha prodotto un aumento di 273.000 residenti al Nord e di 110.000 al Centro”, con un totale di 383.000 persone andate via dalle regioni del Sud. I flussi migratori piu’ intensi da Campania (-160.000 iscritti all’anagrafe dei comuni), Puglia e Sicilia (-73.000). Le regioni che hanno ricevuto il numero maggiore di cittadini: Lombardia (+102.000), E.Romagna (+82.000), Lazio (+51.000) Toscana (+54.000). Risulta dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro.

“E’ molto importante il patto ‘Fabbrica Roma’ firmato oggi tra Cgil Cisl, Uil e la sindaca Virginia Raggi che apre una stagione di dialogo sociale indispensabile e necessario per affrontare i gravi problemi della capitale dai trasporti, ai rifiuti, al welfare, all’innovazione, agli appalti, alle periferie”. Lo sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “Di fronte alla situazione difficile di Roma sul piano economico e sociale – ha aggiunto – serve una assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti, coinvolgendo il sindacato ed i lavoratori nell’opera di risanamento e di rilancio in tutte le attività produttive della città. Roma è oggi la cartina di tornasole di tutti i problemi del Paese: disoccupazione giovanile, aumento delle diseguaglianze sociali, degrado delle periferie urbane, stallo negli investimenti pubblici in infrastrutture, innovazione e servizi, fuga dei grandi gruppi editoriali da Sky a Mediaset, un’insufficiente valorizzazione del grande patrimonio archeologico, architettonico e culturale. Non si possono affrontare questi problemi con l’autosufficienza della politica e senza coinvolgere i lavoratori ed i cittadini. Ecco perché questo protocollo è per la Cisl un segnale positivo, un primo passo per cercare di migliorare lo stato di questa città sempre più in crisi ed in balia di se stessa da tempo, attraverso un ruolo attivo del sindacato e con la sua partecipazione responsabile”, ha concluso la segretaria generale della Cisl.

“Sostengo anch’io che non bisogna elargire elemosine, ma creare posti di lavoro riducendo le tasse. L’imprenditore non e’ un benefattore, gli speculatori sono altri, sono quelli che fanno business con gli immigrati”. Lo ha detto il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, commentando le parole del Papa che ieri a Genova ha attaccato gli imprenditori che licenziano per risolvere i problemi, criticato quando l’economia finisce nelle mani degli speculatori e sottolineato che a volte la politica sembra incoraggiare chi specula.

“Il nostro orizzonte non può essere quello della svalutazione del lavoro: su quel terreno saremmo perdenti”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso al Quirinale per la festa del Primo Maggio. “L’orizzonte è un lavoro di qualità, tecnologicamente evoluto – ha aggiunto – capace di offrire ricadute di benessere nella vita della società”.
Per il capo dello Stato “è indispensabile che le istituzioni riescano a governare i processi ed evitino conseguenze in termini di riduzione del lavoro, di compressione dei salari e, dunque, di ulteriori diseguaglianze”. Ha aggiunto Mattarella: “E’ opportuno che la costruzione di adeguate strategie pubbliche coinvolga forze politiche e sociali, rappresentanze dell’impresa e del lavoro”. Il presidente della Repubblica ha dedicato una parte dell’intervento al caporalato, osservando che il fenomeno “di cui sono vittime tanti lavoratori, italiani e immigrati, può essere sconfitto consolidando un meccanismo virtuoso nella filiera agroalimentare, in grado di evitare lo sfrenato ribasso dei prezzi dei prodotti”.

“Un conto sono i servizi essenziali, altro tema e’ chiedersi se e’ proprio necessario fare la spesa la domenica o in alcuni giorni di festa importanti per la famiglia e la societa’, come la Pasqua ed il Natale”. L’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia, a margine di una conferenza stampa sul lavoro con il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, ribadisce la propria posizione sul tema del lavoro festivo e domenicale, dopo la mobilitazione dei sindacati all’outlet di Serravalle Scrivia. “Qui la questione e’ il primato dei soldi, del profitto rispetto ai valori. Valori che non sono economici e, quindi, dai piu’ considerati optional”. Oltre a questo per il vescovo di Torino, che si dichiara “solidale con i sindacati”, la questione riguarda “i ricatti a cui spesso sono sottoposti i lavoratori a cui si dice che se non si accettano certe condizioni ci sono altri disposti ad accettarle. Su questo e’ importante la presenza dei sindacati e anche della politica. Il rischio altrimenti è di costruire sempre piu’ una societa’ che mette al centro il profitto e non il bene comune, una societa’ che non regge”.

“Ragionevole uno scambio fra le aliquote e il cuneo fiscale Ma resta l’ ipotesi del taglio Irpef. Gli aumenti agli statali ci saranno. C’ e’ continuita’ con Renzi”. E’ quanto afferma al Messaggero, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. All’osservazione che sulla riduzione dell’ Irpef, promessa dal governo Renzi, nel Def non c’ e’ traccia, Padoan replica: “La legge di bilancio per il prossimo anno e’ tutta da discutere. Il Def contiene solo un quadro generale. L’ ipotesi non e’ stata esclusa, non siamo ancora alla fase delle misure esplicite”. Tutte le scelte sono rinviate all’ autunno? “Non direi che e’ una linea attendista ma di continuita’. I capitoli sono gli stessi che sono stati al centro dell’ attenzione del governo in questi anni: spingiamo la crescita sostenendo investimenti privati e pubblici e attraverso le riforme, in un contesto di consolidamento della finanza pubblica, che deve continuare”. Sul fatto che su Pil e deficit c’ e’ prudenza, il ministro osserva: “Dipende dal fatto che proprio i margini di finanza pubblica si stanno restringendo, perche’ dal punto di vista tecnico ci avviciniamo alla chiusura dell’ output gap, l’ indicatore che segnala quanto un Paese e’ distante dalla sua crescita potenziale: in questa situazione la richiesta di aggiustamento, secondo le regole europee, e’ piu’ forte. Anche gli anni scorsi nel Def si delineavano i grandi numeri, rinviando alla legge di Stabilita’ le manovre specifiche. E’ nella natura della programmazione. Stiamo usando lo stesso metodo ma i margini sono piu’ stretti e il clima politico piu’ complicato perche’, per cosi’ dire, siamo in un punto diverso del ciclo elettorale”. “E’ vero – aggiunge poi -, il Quantitative easing si sta restringendo e lo vediamo nei tassi di mercato che gia’ incorporano questa tendenza. Ma la gestione del debito in questi anni di tassi bassi e’ stata molto efficiente, abbiamo accumulato fieno in cascina. Il costo del debito andra’ aumentando ma non ci sara’ una drammatica inversione di tendenza”.

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, vede una nuova “primavera che riconquista i diritti”. “La strada che abbiamo intrapreso – dice all’assemblea nazionale dei metalmeccanici Cgil ‘Sfide’ – e’ quella giusta. Portando a casa i primi risultati, e’ il momento di rilanciare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. “Deve tornare a essere questa – aggiunge – la primavera che riconquista i diritti, che rimette al centro l’unita’ del lavoro e l’unita’ del mondo sociale e che afferma la possibilita’ di cambiare”. “La riconquista del contratto nazionale dei metalmeccanici, la vittoria del referendum costituzionale e i primi risultati che si realizzano per cambiare le leggi sbagliate fatte dal governo sono non sono una parentesi che si chiude e si torna alla situazione di prima”, afferma Landini chiamando alla mobilitazione per ottenere la carta dei diritti universali del lavoro, “per cambiare le pensioni, combattere l’evasione fiscale, rimettere al centro un’idea di sviluppo e cambiamento e fare una riforma della politica”.

“La battuta sul calcetto? Se secondo il ministro Poletti questa e’ la verita’ allora deve darci una mano a cambiarla, soprattutto lui che e’ ministro del Lavoro. Ci siamo candidati in politica proprio perche’ non valga questo principio, deve andare avanti chi conosce qualcosa e non chi conosce qualcuno”. Lo ha detto Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, ospite de “L’Intervista” su Sky Tg24. “Con il governo Renzi ci sono stati 700 mila posti di lavoro in piu'”, ha aggiunto Boschi.

“Questo e’ il frutto delle politiche sbagliate del governo Renzi. Da un lato l’introduzione del contratto a tutele crescenti, che non e’ altro che un contratto precario che dura tre anni e che solo Dio sa se verra’ poi rinnovato alla scadenza. Dall’altro l’aver eliminato tanti strumenti di flessibilita’, compresi i contratti di collaborazione a progetto o i voucher, mette le aziende nell’impossibilita’ di assumere e quindi coloro che gia’ lavorano sono sottoposti ad uno stress e gli altri non hanno accesso al mercato del lavoro”. Lo ha detto Renata Polverini, coordinatrice nazionale del Dipartimento Politiche del Lavoro e Sindacali di Forza Italia, in occasione di un incontro con le parti sociali e datoriali presso la Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana, a Palermo, commentando l’inchiesta pubblicata stamattina sul Corriere.it, che racconta “un Paese spaccato a meta’” tra chi lavora 12 ore al giorno e chi e’ disoccupato. All’iniziativa erano presenti il coordinatore regionale azzurro Gianfranco Micciche’, il consigliere regionale di Forza Italia Sicilia Vincenzo Figuccia e i senatori Francesco Scoma e Renato Schifani. In Sicilia i dati sull’occupazione sono anche piu’ gravi che altrove: “E’ una terra straordinariamente bella ma priva di infrastrutture, di logistica e di tutti quei servizi utili alle imprese e ai lavoratori. Abbiamo una burocrazia molto pesante, tant’e’ che, rispetto all’occupazione giovanile, i dati sono molto piu’ alti del 40 per cento di media nazionale. Siamo qui per presentare agli attori protagonisti del contesto economico e sociale quello che per noi deve essere un intervento strategico e mirato, un vero Jobs Act che preveda investimenti e un processo di riforme dell’amministrazione e della burocrazia, interventi infrastrutturali e la possibilita’ di accedere al credito in maniera agevolata: tutto quello che il governo Renzi non ha fatto”.