lavoro

“Era il 19 marzo 2002 quando il Professor Biagi tornava, come d’abitudine, in bicicletta a casa nella sua Bologna. Quella sera ad attenderlo c’era un commando di terroristi delle Nuove Brigate Rosse che lo uccise. Fu cosi’ bruscamente messa la parola fine all’esistenza di un uomo che era ancora giovane e nel pieno della sua vita e, anche, all’impegno di un brillante studioso, stimato ben oltre i confini nazionali”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, al convegno ‘Un welfare della persona per completare il processo riformatore di Marco Biagi a 15 anni dalla sua scomparsa’. Ha continuato Grasso: “Sono stati anni di dolore per i familiari, i colleghi, gli amici, gli studenti; di processi che si sono protratti fino al terzo grado di giudizio e che hanno individuato e condannato i responsabili di quell’efferato omicidio; sono stati anche anni nei quali gli studi, le idee e le proposte del professore hanno continuato a influenzare il dibattito sul welfare e sul mercato del lavoro”.

“I media e la ricerca del consenso prendono il sopravvento sugli obiettivi della politica. Azzerato il confronto con i problemi degli italiani, l’agenda di Parlamento e Governo ormai segue la scia della cronaca, proponendo un risultato parziale che ad esempio ci fa riflettere solo sui voucher e sulla disoccupazione giovanile quando si parla di lavoro, di biotestamento nel campo dei diritti umani e di emergenza sicurezza sul tema dell’immigrazione. Pecchiamo di semplificazioni e il primo indicatore a favore di questo ragionamento e’ proprio la legge delega Lepri sul sostegno universale e decrescente per i figli a carico, che ritrova importanza nel dibattito parlamentare solo dopo il Lingotto e la risonanza mediatica data alle parole di Nannicini”. Cosi’ in una nota Renata Polverini.
“L’Italia tra i Paesi Ue con i salari piu’ bassi, la delocalizzazione e i licenziamenti alla K-Flex di Roncello e la scarsissima soddisfazione degli italiani riguardo al futuro del lavoro, solo per citare alcune notizie di oggi, non sono fatti da catalogare e schematizzare sotto un’unica colonna, quella della precarieta’ o della scarsa occupazione – continua Polverini -. Sono temi che vanno affrontati singolarmente attraverso disegni parlamentari ad hoc: misure a favore dell’abbassamento del costo del lavoro, mirata riflessione sul termine “flessibilita’” lavorativa da non confondere con la precarieta’, e infine incoraggiamento dell’internazionalizzazione e diversificazione delle nostre aziende piuttosto che della delocalizzazione”.

Nel 2016 si registra un nuovo aumento dell’occupazione, sia nei valori assoluti sia nel corrispondente tasso, che coinvolge anche i giovani di 15-34 anni. A rivelarlo è l’Istat. Un elemento rilevante nel 2016 e’ costituto dalla diminuzione degli inattivi di circa 410mila unita’. Gli ultimi tre mesi dello scorso anno hanno visto l’economia italiana registrare un aumento congiunturale del Pil dello 0,2%, e una crescita tendenziale dell’1%. La moderata espansione dell’attivita’ economica e’ associata a una dinamica positiva dell’input di lavoro, aumentano le ore complessivamente lavorate dello 0,4% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua.

“Non ci sara’ una vera ripresa, neppure nel resto del Paese, se dovesse ulteriormente aumentare il divario a discapito del Mezzogiorno. Non ci sara’ un rafforzamento della coesione e dunque un miglioramento della qualita’ della vita di tutti, se i giovani non saranno inseriti nel circuito della responsabilita’, dei diritti, delle opportunita’”. Lo si legge nel messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato ai vescovi di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna da oggi riuniti a Napoli.

“Tutti parlano di lavoro, di salvaguardare i posti di lavoro, ma nessuno si cala nella tragedia vera di chi perde il lavoro e le cause che ne conseguono, sia in famiglia che nel rapporto quotidiano. Usiamo il modello Amatrice dove il sindaco ha invitato la classe politica a vivere da terremotato. Invito la classe politica a vivere da disoccupato per capire l’emergenza lavoro”. Lo dichiara, in una nota, Stefano Pedica del Pd. “Nessuno risolve il problema, dal parlamento al governo – aggiunge – perché la politica non la vive sulla propria pelle. Questa la mia provocazione per creare un vero dibattito e una soluzione immediata. Da questo mese rinuncino ai tanti soldi che gli arrivano grazie al voto degli elettori che li hanno delegati a rappresentarli in parlamento e vivano solo dei risparmi che hanno da parte se li hanno. Solo così si potrà accelerare l’iter parlamentare sulla disoccupazione”.

Sì della Consulta ai referendum proposti dalla Cgil sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. La decisione dei giudici della Corte Costituzionale è arrivata dopo una riunione durata oltre due ore. Ammessi due quesiti referendari su tre. Il quesito relativo all’articolo 18 non ha passato l’esame dei giudici costituzionali. Proponeva la cancellazione delle norme del Jobs act in materia di licenziamenti illegittimi che prevedono il pagamento di un indennizzo invece del reintegro sul posto di lavoro.

“L’assenza di un sussidio universale in Italia non ha significato l’assenza di una politica per la poverta’. La via italiana, influenzata dalla cultura cristiana, e’ consistita negli interventi di prossimita’ realizzati dall’associazionismo, civile o religioso, in collaborazione con le municipalita’. Anche la prestazione monetaria promessa dal Governo con il ddl all’esame del Senato si collega con programmi personalizzati di inclusione, disegnati in prossimita’. Anzi, a mio avviso, la erogazione dell’assegno “romano” dovrebbe essere condizionata al consenso del Comune onde evitare che alimenti un eventuale stato di dipendenza da alcool o droghe”. Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nel blog dell’Associazione amici di Marco Biagi (www.amicimarcobiagi.com). “La legge, opportunamente corretta – prosegue -, puo’ quindi essere approvata rapidamente con un contenuto dispositivo se corredata da adeguata copertura. Il ddl non e’ “fermo” in Commissione in quanto, dalla trasmissione della Camera, ne e’ stato preparato l’esame con le usuali audizioni. Ora non avrebbe senso alcuno un decreto legge mentre il disegno di legge in seconda lettura potrebbe essere tempestivamente approvato”.

“Pare che il premier Gentiloni abbia intimato al ministro del lavoro, dopo la sua sprezzante ‘perla’ sui giovani che vanno all’estero, di smetterla di dire sciocchezze, cosa che negli ultimi tempi gli sta riuscendo molto bene, purtroppo per l’Italia. Tuttavia non basta”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “Il ministro del lavoro – prosegue l’esponente della sinistra – tolga il disturbo, anzi per dirla ‘alla Poletti’ si tolga dai piedi, se va via il Paese non ne soffrira’, anzi siamo certi che il giovamento sara’ notevole. Se poi – conclude Fratoianni – a togliersi dai piedi fosse anche il Jobs Act sarebbe perfetto”.

“Se la relazione di Renzi all’Assemblea del Pd fosse davvero sentita, l’ex premier non ci penserebbe su due volte a modificare il Jobs Act. Il 2016 e’ l’anno che ha rivelato il fallimento di una riforma del lavoro che rischia di diventare, dopo la legge elettorale, una merce di scambio tra Renzi e la sua minoranza”. Cosi’ la deputata di Forza Italia, Renata Polverini, commenta i dati sul lavoro diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. “Che si riparta realmente dall’Italia – sostiene Polverini – intesa soprattutto come lavoro per i giovani, al Sud e nelle periferie. I tre contesti non sono citati a caso ma sono proprio quelli che hanno dimostrato di reagire e di partecipare contro una politica che non ascolta. Non si puo’ piu’ sottacere: il Jobs Act va modificato senza sconti – termina Polverini – perche’ non funziona e in particolare l’uso dei voucher nominali va abolito”.

“L’Istat fotografa una realta’ ben nota: almeno dalla crisi del 2008, i pensionati sono diventati il salvagente di tante famiglie che grazie al reddito degli anziani riescono ancora ad evitare di varcare la soglia della poverta’”. Lo afferma il segretario confederale dell’Ugl, Ornella Petillo, sottolineando come sia “una realta’ sempre piu’ paradossale quella in cui viviamo oggi, perche’ il lavoro spesso non garantisce l’indipendenza, a causa anche di redditi adeguati a far fronte ai bisogni e alle aspettative dei giovani e delle giovani famiglie. Tutto cio’ si lega fortemente al problema della denatalita’ di cui soffre l’Italia ormai da diverso tempo e che non e’ mai stato seriamente, strutturalmente affrontato”. “L’Ugl – conclude Petillo – torna a chiedere anche al governo Gentiloni che nella sua agenda politica vi sia spazio per il ‘Piano nazionale per la Famiglia’, previsto da una legge dello Stato inspiegabilmente disattesa”.