Rai Storia

Il 23 marzo 1919, nella sede del Circolo per gli interessi industriali e commerciali in piazza San Sepolcro a Milano, Benito Mussolini fonda i Fasci di combattimento. Prendono parte all’assemblea alcuni interventisti rivoluzionari, alcuni ex combattenti, per lo più arditi, e un gruppo di futuristi guidati da Filippo Tommaso Marinetti, unica figura di rilievo nazionale. A “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 16 agosto alle 20.30 su Rai Storia, Michela Ponzani ne parla con il professor Giovanni Sabbatucci.
Nonostante Il Popolo d’Italia, il giorno successivo, descriva l’evento come un successo, i presenti non superano il centinaio e l’adunata si svolge nell’indifferenza dell’opinione pubblica.
Con un breve documento programmatico, il neonato movimento fascista si pronuncia a favore della repubblica, opponendosi ad ogni forma di dittatura; si impegna a sostenere le richieste economiche degli ex combattenti e si schiera a favore delle rivendicazioni territoriali dell’Italia alla conferenza di pace. Coi Fasci di combattimento, Mussolini intende creare “l’antipartito”: alla sua polemica contro il Partito Socialista, da cui è stato espulso nel ‘14, si affianca ora quella contro l’istituzione partitica in sé. Il futuro duce vuole rompere gli schemi della politica tradizionale e dar vita a un movimento in grado di compiere  la rivoluzione che porterà alla nascita di una nuova Italia.

Nel giorno in cui la Chiesa commemora l’Assunzione della Beata Vergine Maria, Rai Cultura propone un film incentrato sulla figura di Maria di Nazareth. Il film di Guido Chiesa “Io sono con te” – con Nadia Khlifi, Maria Rabeb Srairi, Carlo Cecchi, Giorgio Colangeli e Fabrizio Gifuni – andrà in onda martedì 15 agosto alle 21.15 su Rai5. La pellicola racconta la storia di Maria che, nella Palestina di duemila anni fa, ebbe un figlio di nome Gesù. La vicenda evangelica è l’occasione per scoprire una scelta di maternità e di educazione dei propri figli, secondo una prospettiva pedagogica di libertà.

La storia politica della sinistra nel XX secolo, partendo dalle vicende internazionali legate all’Unione Sovietica, passando dalla creazione del partito Comunista Italiano fino al congresso della Bolognina del 1991, in cui si e’ deciso il cambio di nome in Partito Democratico della Sinistra. Vicende raccontate da Sergio Zavoli in ”Diario di un cronista” in onda domani alle 19.30 su Rai Storia. Attraverso interviste a Pietro Ingrao, Rosanna Rossanda, Ivano Marescotti, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Achille Occhetto si indaga sul significato del comunismo e sulle esperienze del socialismo reale nel mondo, oltre che sulle posizioni espresse nel corso degli anni dal Partito Comunista Italiano. Infine, Fausto Bertinotti racconta la nascita e il significato del Partito della Rifondazione Comunista.

Entrambi grandi appassionati di jazz e suonatori provetti di clarinetto, Renzo Arbore e Pupi Avati danno vita, in compagnia del vocalist Gegè Telesforo, allo speciale “… le chiamavano Jazz Band” di Fabrizio Corallo, in onda mercoledì 2 agosto alle 22.10 su Rai Storia. Lo showman pugliese attualmente presidente del Festival Umbria Jazz e il regista bolognese di “Jazz band” rievocano l’età dell’oro del particolare tipo di musica sincopato e l’impatto della sua scoperta in Italia dai primi vent’anni anni del secolo scorso in poi.
Il jazz continua a diffondersi negli anni del fascismo nonostante il forte antiamericanismo che distingueva il regime tanto che uno dei figli di Mussolini, Romano, diventa un estimatore del genere e apprezzato pianista jazz.
La fine degli anni ’30 porta con sé anche le leggi razziali e la musica di ispirazione afroamericana viene messa al bando per poi tornare a decollare dopo la guerra, quando tutti i generi nati in America trovano un equivalente nostrano: be-bop, free jazz, fusion. Si esibiscono trionfalmente anche nel nostro Paese icone del jazz come Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Charles Mingus ed Ella Fitzgerald mentre dal 1940 al 1960  si affermano in campo nazionale musicisti come Gorni Kramer, Giorgio Gaslini, Lelio Luttazzi, Franco Cerri e Bruno Martino e cantanti come Natalino Otto, Fred Buscaglione e Jula De Palma.  Il programma racconta anche il felice momento vissuto dal jazz in Italia ai nostri giorni attraverso interpreti famosi in tutto il mondo come Franco Cerri, Enrico Rava, Danilo Rea, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Enrico Pieranunzi, Stefano di Battista, Enrico Intra, Fabrizio Bosso e Rita Marcotulli.

Dal discorso di Mussolini per la costituzione della Repubblica di Salò alle sentenze emesse da vari tribunali italiani tra gli anni ’50 e gli anni ’60 del XX secolo su reati legati alla esaltazione dell’ideologia fascista. Sergio Zavoli racconta la storia della destra italiana nel reportage in onda oggi alle 19.30 su Rai Storia, per il ciclo ‘Diario di un cronista’. Zavoli parla anche del progetto eversivo per sovvertire l’ordinamento democratico in Italia del 1971 attraverso un’intervista a Junio Valerio Borghese e alla storia del partito ‘Alleanza Nazionale’.

Una trasmissione volutamente patriottica, allestita negli anni dell’”antistato”: è “Telepatria International ovvero niente paura siamo italiani”, firmata da Renzo Arbore e andata in onda nel 1981 sulla Rete 2. Un programma in tre puntate di cui Rai Cultura propone una selezione dei momenti migliori sabato 24 giugno alle 13.00 su Rai Storia, per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Renzo Arbore.
Tra i protagonisti della trasmissione anche Roberto Benigni nei panni di Dante Alighieri e Paolo Villaggio in quelli di Giuseppe Garibaldi.

La corruzione è un male antico e l’Italia Repubblicana ne soffre più di tante altre democrazie europee. Lo speciale ”Corruzione. Italia tra scandali e leggi” – firmato da Fabrizio Marini e in onda domani alle 22.10 su Rai Storia per la serie realizzata con il supporto del Consiglio Superiore della Magistratura – ripercorre alcune delle tappe più importanti relative agli scandali che hanno visto implicate le alte sfere della politica nazionale, ma anche il grande sforzo dei legislatori e degli uomini di legge nel trovare di volta in volta i giusti strumenti democratici per arginare il malaffare. Dalle vicende del monopolio tabacchi nella metà degli anni ’60 alle tangenti dei petroli nel 1974, fino all”’affare Lockheed”. Dalle sotterranee trame della Loggia P2 agli anni del crollo della Prima Repubblica con il polverone di Tangentopoli. Le voci di alcuni dei protagonisti, come Gherardo Colombo e Adriano Sansa, aiutano a ripercorrere i fatti e le indagini, le leggi e i rapporti tra Stato e opinione pubblica. Alberto Vannucci traccia i fili e le connessioni storiche, mentre sono le parole di Raffele Cantone a riportare la riflessione nel solco della legalità e della prevenzione, in un contesto-paese che cerca continuamente al proprio interno gli antidoti ad uno dei peggiori vizi che lo affliggono.

Tra il Quattrocento e il Seicento l’Europa è scossa dalla caccia alle streghe, donne accusate di adorare il Diavolo e di sovvertire, con i loro poteri nefasti, le comunità in cui vivono. Il professore Adriano Prosperi analizza il fenomeno con Michela Ponzani a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 12 giugno alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. L’accusa di stregoneria è antichissima, e può essere rinvenuta anche nelle tragedie della Grecia classica, ma la persecuzione in larga scala che si verifica in questi secoli, sia in ambiente cattolico che protestante, non ha precedenti. Si tratta di una forma violenta di misoginia, perché ad essere accusate di stregoneria sono le donne più intelligenti, le più belle o disinibite, che adottano comportamenti sessuali fuori dalla “moralità” del tempo. Oppure sono le più anziane, le vedove, le donne povere e sole, incapaci di difendersi per cultura e per condizione economica dalle accuse degli inquisitori. A “Il Tempo e la Storia” il tema è affrontato attraverso il racconto della “causa” delle streghe di Triora, una importante podesteria della Repubblica di Genova, grazie a riprese effettuate sul luogo e al contributo dell’epistemologo Stefano Moriggi e dello scrittore Ippolito Edmondo Ferrario. (Immagine: zanichellidigitale)

“Alda Merini disse di lei che era piena di grazia, una grazia che l’ha accompagnata tutta la vita”, lo ha detto Renzo Arbore, ricordando Mariangela Melato. Arbore lancia un appello: “Intestiamo il Teatro Valle a Mariangela Melato. E’ il luogo del suo ultimo lavoro, ‘Il dolore’, un’ora e mezza di monologo e un’ora e mezza di camerino dove riceveva gli ammiratori. Fu anche l’ultima rappresentazione del Valle prima che venisse occupato”. All’attrice poliedrica di teatro, cinema e tv, scomparsa nel 2013 a 71 anni, Rai Storia dedicherà ‘Mariangela!’, tre puntate che racconteranno l’artista tra viaggio, cinema e vita quotidiana. La prima puntata andrà in onda mercoledì 10 maggio alle 21.10. A raccontare la Melato, saranno le persone che le sono state più vicine, come Renzo Arbore, Lella Costa, Pupi Avati, Michele Placido, la sorella Anna e altri colleghi e amici.

Due storie di impegno civile. Due storie che raccontano come la mafia si possa combattere non solo nelle aule giudiziarie e con le indagini, ma anche con il lavoro quotidiano di denuncia e civilizzazione. Lo hanno fatto Peppino Impastato e Giuseppe Fava, giornalisti e uomini di cultura uccisi dalla mafia, ai quali “Diario Civile”, il programma di Rai Cultura con il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, dedica la puntata in onda martedì 9 maggio alle 21.10 su Rai Storia. Mentre l’Italia è sotto choc per il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, Peppino Impastato muore il 9 maggio 1978, a 30 anni, a Cinisi, in Sicilia, dilaniato dall’esplosione di una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Aveva sfidato il capomafia di Cinisi, Gaetano Badalamenti, con le sue trasmissioni di Radio Aut, sfruttando l’onda creativa delle radio libere degli anni ‘70 e dando sfogo a monologhi satirici e grotteschi. Pippo Fava è stato, invece, un uomo di cultura poliedrico che si è cimentato nella letteratura, nel teatro, nel giornalismo, raccontando una parte di Sicilia nascosta, la provincia di Catania, e il suo mondo fatto di collusioni tra mafia e imprenditoria. Entrambi hanno proposto punti di vista nuovi e originali sulla Sicilia, hanno scavato nelle contraddizioni della gente senza piegare la testa di fronte alle minacce mafiose, pagando l’impegno con la vita.