Stefano Parisi

“Vinciamo solo se siamo uniti. Serve ricostruire le fondamenta del centrodestra”. Stefano Parisi, ex candidato sindaco a Milano e volto nuovo del centrodestra italiano, e’ stato il primo ospite della nuova stagione de ‘L’Intervista’ di Maria Latella. E ai microfoni di Sky TG24 ha ribadito che sul programma elettorale del capoluogo lombardo “eravamo tutti d’accordo, anche Salvini. Sono convinto che con la scadenza elettorale l’unita’ si trova”.

Al via stamane il secondo giorno della convention di Stefano Parisi a Milano sulla rinascita del centrodestra. L’incontro pubblico è iniziato intorno alle 9.30 con il saluto di Parisi che ha ripercorso la giornata di ieri spiegando che “è stata molto intensa” perché “abbiamo avuto contenuti importanti”. “Una giornata – ha aggiunto – in cui più di 2mila persone sono state a sentire per quattro ore interventi su diversi problemi e questo non succedeva da tempo”. Si è trattato di un “contributo di idee che – ha ribadito – non vuol dire adesione a ‘Energie per l’Italia’, ma prova l’indipendenza, la generosità, lo spirito civico di collaborazione per portare contributi nuovi che da tempo la politica non riusciva a intercettare” dei relatori che sono intervenuti ieri e interverranno oggi, tra cui il professore emerito della Bocconi Gaetano Marchetti, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, il segretario Cisl Danilo Galvagni. In platea sono presenti, tra gli altri, il senatore di Forza Italia Antonio Razzi e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini.

“E’ legittimo che Stefano Parisi si candidi alle primarie del centrodestra, ma e’ altrettanto legittimo che lo faccia io che da due anni mi oppongo a Matteo Renzi”. Cosi’ Gianfranco Rotondi, presidente di Rivoluzione Cristiana, annunzia su Twitter la seconda candidatura alle primarie del centrodestra, dopo quella formalizzata ieri da Stefano Parisi. Nelle risposte ai followers Rotondi via via ripercorre il percorso di questi ultimi due anni: “Demmo vita al Governo Ombra sfidando l’ilarità di un centrodestra allora ammaliato dall’astro renziano; dal Governo Ombra e’ nata Rivoluzione Cristiana e l’ambizione di ridare al Paese e al centrodestra una forza di ispirazione cristiana. Come Berlusconi – conclude il leader di Rivoluzione Cristiana- non credo alle primarie ne’ cerco protagonismo fine a se stesso: ma se questo e’ il terreno della sfida, ci sto. Siamo il piu’ piccolo partito del centrodestra ma ci sostiene la forza della piu’ grande tradizione politica d’Europa”.

“Apprezziamo il fatto che Stefano Parisi abbia chiarito che l’idea dell’Assemblea costituente non prefigura inciuci o larghe intese, ma i nodi che avevamo evidenziato negli scorsi giorni sono ancora tutti ben stretti. A iniziare da quello della leadership: non e’ piu’ tempo per autoproclamazioni. Rimproveriamo a Renzi di essere arrivato a palazzo Chigi passando dalle segrete stanze del Quirinale, ma almeno lui le primarie nel Pd le ha fatte. Parisi farebbe bene a verificare se ha il consenso dei nostri prima di dare vita a progetti faraonici e a parlare come se fosse lui la guida del centrodestra”. Cosi Daniela Santanche’, di Forza Italia.

“Che il Pd voglia un governo di unita’ nazionale con il centrodestra guidato da Parisi e’ fantapolitica. L’azione politica di Renzi va nella direzione opposta alle larghe intese”. Cosi Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, in un’intervista al Corriere della Sera. Cosa diversa e’ l’accordo con Ncd che “e’ figlio dell’impasse che si e’ determinata dopo le elezioni, in una fase straordinaria in cui era necessario un governo delle riforme. La strada fatta insieme e’ stato un fatto positivo, confermato dai dati Istat sull’occupazione. I rapporti con Ncd sono figli anche della frantumazione del centrodestra”. La strada con Ncd si dividera’ dopo le elezioni? “La riforma elettorale favorisce coalizioni chiare. Dopodiche’ dire oggi con quale scenario arriveremo alle urne e’ prematuro. Oggi Ncd e’ in maggioranza: mi concentrerei a portare a compimento il lavoro cominciato”, risponde. Guardando nel campo avversario, rispetto alla convention ‘liberal-popolare’ del centrodestra proposta da Stefano Parisi, Guerini osserva che “si ripropone una contraddizione antica: una visione liberale e collegata alla tradizione del partito popolare europeo e una a forte spinta di destra, populista e demagogica”.

Non salvero’ Renzi, se perde referendum deve andarsene “Mi pare mi abbiano detto che si svolgerà nel weekend centrale del mese. Purtroppo, io in quei giorni sarò a Pontida, stiamo organizzando un sacco di cose…”. Matteo Salvini fa capire, in un’intervista al “Corriere della Sera”, di non essere affatto interessato dalla convention con la quale Stefano Parisi vorrebbe rilanciare idee e programmi di Forza Italia, e rianimare la prospettiva di un’alleanza di centrodestra, alternativa a Pd e M5S. Salvini, come aveva fatto due giorni fa in filo diretto su Radio Padania, sottolinea le distanze da Fi e dall’idea, forse coltivata da Berluscvoni, che Parisi possa diventare il candidato premier del centrodestra. “L’ho già detto: come candidato di una città, non si deve occupare di politica monetaria, di banche, di Europa o di direttiva Bolkenstein. Deve essere un bravo amministratore. Altro paio di maniche – ribadisce il segretario della Lega Nord – è mettersi al servizio di un progetto in cui continuiamo ad essere i servi di Bruxelles”. Tra le cose rimarcate, Parisi ritiene che se anche il fronte del no dovesse prevalere sul referendum costituzionale, Renzi non dovrebbe dimettersi. “Ma lo vede? Ma di che cosa parliamo? Io – conclude Salvini – capisco che molti parlamentari tifano perché le elezioni vengano il più tardi possibile: anche perché alcuni di loro non li rieleggerebbe neanche un condominio. Ma così l’Italia si spegne. Renzi ha detto che se perde il referendum, va a casa. E invece noi vogliamo trascinarci per un altro anno e mezzo? Dovremmo essere noi a lavorare a questo gran progetto?”

“Ho dato la mia disponibilità a contribuire alla costruzione di un programma liberal popolare concreto e vincente, la cui definizione e condivisione è preliminare a qualsiasi altro discorso”. Così Stefano Parisi, che ha intenzione di convocare a metà settembre a Milano una convention del centrodestra aperta alle forze politiche e alla società civile che vuole costruire “l’alternativa liberal-democratica” al Pd di Renzi e al Movimento 5Stelle di Grillo. Al momento si lavora a due date per l’incontro: 16 e 17 settembre. Parisi, ex dg di Confindustria, è stato candidato unitario del centrodestra e sconfitto per poco alle amministrative di Milano. A lui Silvio Berlusconi ha dato il compito di effettuare “un’analisi approfondita della situazione politica e organizzativa di Forza Italia” e di pensare ad un progetto per il rilancio dei moderati italiani nella scena politica.

E anche da Giorgio Maroni arriva la ‘benedizione’ nei confronti di Stefano Parisi, investito da Berlusconi della funzione di coordinatore di Forza Italia “Tutti i contributi sono utili. Chi vuole riunire il centrodestra seguendo il modello Milano, che io chiamo modello Lombardia perché qui funziona, è il benvenuto”. Cosi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dopo che ieri sera Stefano Parisi ha ricevuto l’incarico da Silvio Berlusconi di elaborare un progetto di rilancio “della presenza dei moderati italiani nella politica”. “Le vicende interne a Forza Italia mi interessano, le guardo con attenzione, ma non le commento”. Nel centrodestra, a suo parere, “è un momento interessante perché c’è molto movimento. Mi auguro che si riesca a trovare un’intesa perché solo così si è competitivi”. C’é ora da vedere quale sara’ la posizione assunta da Matteo Salvini.

Ben venga il contributo di Stefano Parisi per un nuovo centrodestra, ma da Forza Italia nessuna investitura come nuovo leader del futuro. E’ questa la sintesi trovata nel pranzo ad Arcore, tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del partito a poco più di un mese dal suo intervento al cuore. Il tavolo del vertice di Villa San Martino, già carico di argomenti come per esempio la riorganizzazione di Forza Italia visto il nuovo assetto affidato a Confalonieri e Letta, è stato sparigliato dal caso dell’ex direttore generale di Confindustria, che proprio ieri si è fatto avanti come possibile guida del centrodestra. Berlusconi in una nota fa infatti sapere che bisogna “riannodare i fili del dialogo con quel popolo di centrodestra che continua ad essere maggioranza nel Paese” e tutto questo può accadere “anche attraverso l’apertura al contributo di chi intende condividere questo percorso politico a cominciare dai protagonisti delle recenti elezioni amministrative come Stefano Parisi”. All’interno del partito sono infatti in molti quelli che non hanno gradito il passo in avanti di Parisi, come Paolo Romani, Renato Brunetta e Giovanni Toti, mentre l’ex Cav sembra averlo apprezzato e in un certo senso anche sostenuto.

E alla fine Stefano Parisi, il manager che piace, sebbene sconfitto alle amministrative di Milano nella sfida contro Beppe Sala, svela le carte e annuncia di volersi candidare alla guida dello schieramento dei moderati. Di cosa si tratta esattamente? Del centrodestra come lo abbiamo inteso e conosciuto? Ossia Forza Italia, Lega di Salvini, Fratelli d’Italia e altri? Non è dato saperlo perché al momento quel fronte lì vive una sua grave crisi di identità. Berlusconi non sappiamo se tornerà al comando del partito, cosi come non è dato sapere se questa candidatura di Parisi ha già la sua benedizione. L’unica cosa certa è che Parisi ci ha preso gusto: vuole fare politica a tempo pieno, forte del consenso ricevuto alle comunali di Milano, e al ‘successo di critica’ riscosso. Una dote gli va riconosciuta: la moderazione, dei modi e della condotta politica. E’ già qualcosa. Potrà Stefano Parisi rappresentare le istanze populiste di Salvini e di Giorgia Meloni? E’ una cosa improbabile. Oppure farà da calamita per tutte quelle forze di centro che aspirano a ritrovare una unità politica e programmatica? Lo scenario è alquanto confuso. Stefano Parisi, comunque, è della partita: con moderazione.