stipendi politici

“Tutti parlano di lavoro, di salvaguardare i posti di lavoro, ma nessuno si cala nella tragedia vera di chi perde il lavoro e le cause che ne conseguono, sia in famiglia che nel rapporto quotidiano. Usiamo il modello Amatrice dove il sindaco ha invitato la classe politica a vivere da terremotato. Invito la classe politica a vivere da disoccupato per capire l’emergenza lavoro”. Lo dichiara, in una nota, Stefano Pedica del Pd. “Nessuno risolve il problema, dal parlamento al governo – aggiunge – perché la politica non la vive sulla propria pelle. Questa la mia provocazione per creare un vero dibattito e una soluzione immediata. Da questo mese rinuncino ai tanti soldi che gli arrivano grazie al voto degli elettori che li hanno delegati a rappresentarli in parlamento e vivano solo dei risparmi che hanno da parte se li hanno. Solo così si potrà accelerare l’iter parlamentare sulla disoccupazione”.

Schierandosi con i “cittadini italiani che non vogliono il consolidarsi di una casta di professionisti della politica”, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, scrive in un lungo post su Facebook che “bisogna eliminare tutti i vitalizi e tutti gli stipendi dei politici, dai parlamentari ai consiglieri municipali”. E rendendosi “conto che anche chi fa politica deve poter vivere ed avere il modo di invecchiare con dignita’”, lancia alcune proposte che auspica siano condivise dal M5s che in Puglia ha presentato una proposta di legge per l’abolizione dei vitalizi e il ricalcolo degli stessi in base al sistema contributivo. “Molti politici – scrive Emiliano – hanno un loro lavoro e quindi possono permettersi di fare politica gratis, senza percepire stipendi, facendosi al massimo rimborsare le spese del mandato (benzina, aerei, treni, alberghi ecc) previa presentazione di fatture. Poi, essendo titolari di pensione, non hanno alcun bisogno di vitalizi aggiuntivi alla pensione che vanno quindi immediatamente eliminati”. “Se pero’ – precisa – l’impegno richiesto al politico e’ tale da non consentire di proseguire il proprio lavoro dipendente o autonomo, il politico appena eletto deve poter chiedere di avere un’indennita’ che sostituisca il suo reddito cessato. Evidentemente con un limite massimo che potrebbe essere dato dallo stipendio del sindaco del capoluogo di provincia, come previsto dalla riforma costituzionale”. “In questo modo – rileva – eviteremmo che chi non ha mai lavorato veda nel mandato politico un modo per scansare questo diritto che e’ anche e soprattutto un dovere. Se dopo lo svolgimento del mandato, il lavoro autonomo del politico pensionato non dovesse piu’ riprendersi economicamente a causa dell’interruzione per lo svolgimento del mandato (e se il soggetto non fosse gia’ titolare di un’adeguata pensione), dovrebbe essere possibile assegnare un’indennita’ che solo in questi casi consenta alla persona di non finire in miseria a causa del suo mandato politico. L’indennita’ deve essere proporzionata al reddito da lavoro precedente il mandato, andato perso a causa dello svolgimento dello stesso ed anche in questo caso con il suddetto limite massimo. La mia proposta puo’ essere ovviamente anche migliorata, ma finalmente faremmo cessare il fenomeno di chi fa politica senza avere mai lavorato arricchendosi grazie alla politica”. “In questo senso mi esprimero’ in consiglio regionale, a titolo personale, rilanciando rispetto all’ordine del giorno del Movimento 5 stelle che spero abbia la volonta’ di seguire questa nuova prospettiva ancora piu’ giusta nei confronti dei cittadini italiani che non vogliono il consolidarsi di una casta di professionisti della politica”.