“Non dimentichiamo che il 41bis è stato istituito per evitare che i capimafia mandino segnali di morte verso l’esterno”. È il commento del procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, in un intervento pubblico all’Università della Calabria, ripreso da Repubblica, sull’apertura da parte della Cassazione, alla scarcerazione di Totò Riina per motivi di salute. “È ora di finirla con l’ipocrisia di chi sale sui palchi a commemorare Falcone e Borsellino e poi fa discorsi caritatevoli: un boss come Riina comanda anche solo con gli occhi”. Esiste un “diritto a morire dignitosamente” che va assicurato al detenuto, ha affermato la Cassazione. La pronuncia con la quale la suprema Corte ha aperto al ricorso della difesa di Riina, che da anni chiede il differimento della pena o i domiciliari per motivi di salute ha suscitato polemiche. “Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui!”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo don Luigi Ciotti, “c’e’ un diritto del singolo, che va salvaguardato. Ma c’e’ anche una piu’ ampia logica di giustizia di cui non si possono dimenticare le profonde e indiscutibili ragioni”. La presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi ha dichiarato: “in carcere e’ curato. Non e’ necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia”. “Penso che mio padre una morte dignitosa non l’ha avuta, l’hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli. Quindi di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c’e’ stato niente”. Lo ha detto Rita Dalla Chiesa al Tg4, dopo la notizia che la Cassazione ha aperto al differimento della pena per Toto’ Riina per grave malattia.