Totò Riina

“Dobbiamo pensare anche che la sua morte, cosi’ come quella di Provenzano, accendera’ di nuovo dei problemi all’interno di Cosa nostra per la loro successione, perche’ se sono ancora valide quelle regole, finche’ un capo e’ vivo anche se e’ in carcere non viene sostituito”. Cosi’, al Tg regione Sicilia, il presidente del Senato, Pietro Grasso, in merito alla morte del boss Toto’ Riina.

La morte di Salvatore Riina richiama l’urgenza e la necessità di fare luce, insieme a verità e giustizia su tanti episodi oscuri della storia italiana e siciliana che lo hanno visto coinvolto.
Lo ha detto Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. “La scomparsa di questo capo della mafia, non consente certamente di abbassare la guardia nei confronti di un fenomeno criminale che pur
modificandosi ha tentato e tenterà sempre di riorganizzarsi e di rilanciarsi.”

La morte del boss Toto’ Riina “non ci induca ad abbassare la guardia”. Lo ha detto a Bologna il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a margine di un convegno sul tema delle migrazioni. Toto’ Riina è morto stanotte nel reparto detenuti del carcere di Parma.

Quella sulla eventuale scarcerazione di Toto’ Riina é stata una bufala, una fake news, utile a dibattiti sterili sui social media, con elucubrazioni fondate sul nulla. Nessuna ipotesi di scarcerazione per il capo dei capi di Corleone, nessun regalo al boss, nessun cedimento alla mafia. In tanti si sono scagliati contro lo Stato, augurando al criminale Riina di essere sciolto nell’acido o versato in una colata di cemento. Inutile ribadire che lo Stato non può abbassarsi al livello dei delinquenti, anche nel caso di esseri umani – come Riina – che di umano hanno ben poco. E’ questo che distingue uno Stato da una cosca o da un clan mafioso. Questo. Null’altro: la civiltà.

“Toto’ Riina e’ ancora il capo di Cosa Nostra e il figlio e’ pronto a raccoglierne l’eredita’. Per questo non puo’ uscire dal carcere e ancor meno tornare nella casa di famiglia, che si trasformerebbe in un santuario della mafia. I boss mafiosi, lo sappiamo, comandano anche solo con uno sguardo. In carcere, del resto, la sua salute e il suo diritto alle cure sono garantiti al meglio”. Lo ha detto la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ai microfoni della trasmissione di Rai Radio3 “Tutta la citta’ ne parla”.

“Non dimentichiamo che il 41bis è stato istituito per evitare che i capimafia mandino segnali di morte verso l’esterno”. È il commento del procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, in un intervento pubblico all’Università della Calabria, ripreso da Repubblica, sull’apertura da parte della Cassazione, alla scarcerazione di Totò Riina per motivi di salute. “È ora di finirla con l’ipocrisia di chi sale sui palchi a commemorare Falcone e Borsellino e poi fa discorsi caritatevoli: un boss come Riina comanda anche solo con gli occhi”. Esiste un “diritto a morire dignitosamente” che va assicurato al detenuto, ha affermato la Cassazione. La pronuncia con la quale la suprema Corte ha aperto al ricorso della difesa di Riina, che da anni chiede il differimento della pena o i domiciliari per motivi di salute ha suscitato polemiche. “Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui!”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo don Luigi Ciotti, “c’e’ un diritto del singolo, che va salvaguardato. Ma c’e’ anche una piu’ ampia logica di giustizia di cui non si possono dimenticare le profonde e indiscutibili ragioni”. La presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi ha dichiarato: “in carcere e’ curato. Non e’ necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia”. “Penso che mio padre una morte dignitosa non l’ha avuta, l’hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli. Quindi di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c’e’ stato niente”. Lo ha detto Rita Dalla Chiesa al Tg4, dopo la notizia che la Cassazione ha aperto al differimento della pena per Toto’ Riina per grave malattia.