Alfano

“Noi salviamo tutti e una volta tirati a bordo chiediamo loro se sono regolari o irregolari ma dopo, noi siamo un grande Paese, siamo la culla del diritto, siamo i campioni dei diritti umani, noi salviamo tutti e poi organizziamo una politica”. Queste le parole del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che hanno fatto scattare un applauso convinto da parte della platea del forum Ambrosetti, nel corso del suo intervento a un panel dedicato alla crisi dei migranti.

Si è parlato anche di “terrorismo interno e internazionale” durante il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto questa mattina al Viminale con il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Lo ha reso noto il ministro durante l’incontro con la stampa al Viminale. Fra i temi toccati durante il vertice anche “il contrasto all’abusivismo, le risorse su sicurezza e difesa, l’afflusso di migranti, il soccorso pubblico”. Dal primo gennaio 2015 sono 85 gli estremisti arrestati per terrorismo di matrice religiosa e 109 le espulsioni per motivi di sicurezza delle quali 9 riguardano gli Imam. Sono 110 i foreign fighter monitorati, dei quali 32 morti e 17 rientrati in Europa. Sono 406.338 i contenuti web controllati e 527 oscurati dalla polizia. Le persone controllate sono 164.160, 35022 i veicoli, 349 le motonavi.

Su proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano il consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia il Comune di Corleone. Nei mesi scorsi diversi episodi avevano creato polemiche nella cittadina che ha dato i natali a i boss Bernardo Provenzano e Totò Riina. In particolare il caso dell’inchino nel corso di una processione religiosa davanti alla casa dove abita la moglie di Riina. I carabineri avevano avviato subito delle indagini e i primi accertamenti hanno portato a un risultato: è emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni era cugino di secondo grado della Bagarella, la moglie di Riina. Il sindaco, Lea Savona, difese il paese minacciando querele. In ogni caso lo scioglimento del Comune avviene dopo una ispezione prefettizia avviata a gennaio Allora la sindaca si era detta “tranquilla”: “L’accesso agli atti – diceva la Savona – riguarda l’appalto per la costruzione di un impianto polivalente nei pressi del campo sportivo, deciso dalla precedente amministrazione comunale. L’indagine è collegata all’arresto, avvenuto nel 2014, di un dipendente comunale, Antonio Di Marco, indicato dagli inquirenti come il nuovo capo mandamento”. Tra le altre anomalie che la commissione ha indagto anche presunte assunzioni di parenti di boss mafiosi, e manovre attorno al caseificio comunale. Il caso Corleone, tra le altre cose, era stato trattato anche in Commissione antimafia all’Ars.

Il  progetto Alfano non ha spazio. E’ un progetto non chiaro, è solo modo di tenere in vita il gruppo”. Queste le parole molto dure di Renato Schifani, a commento della sua decisione. “Lo scorso mercoledì sera non sono intervenuto durante la riunione di gruppo sulla relazione di Alfano perché ho deciso di riflettere qualche giorno. Oggi il mio maturato dissenso mi porta alle consequenziali dimissioni da capogruppo”. E’ quanto si legge in un passaggio della lettera inviata da Renato Schifani ai sentori del gruppo di Ap. “L’idea di Alfano di creare, ad un anno e mezzo dalle elezioni, (se non ancor prima) una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel paese – aggiunge – non ha più spazio sia temporale che politico. Anche la proposta progettuale non è chiara, come del resto non lo è la futura collocazione politica di riferimento, che sarebbe dovuta essere naturalmente di centro-destra nel rispetto della nostra matrice elettorale”. “Si configura, invece, per lo più come un mero tentativo – prosegue – di tenere in vita un gruppo parlamentare sotto l’egida di un futuro ambiguo, di una formazione politica tutta da costruire su iniziative ed idee che non provengono dal territorio, ma da stanze di palazzo. Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla previsione di un ‘tagliando al governo’ che, nella ambiguità della sua formulazione, nasconde la decisione di rinviare sempre di più una scelta di coerenza che io già richiamavo a settembre scorso nelle pagine del Corriere: considerare a tempo ed eccezionale la nostra alleanza col PD per salvare il paese dal tracollo economico”.

Non c’é pace sulla riforma del processo penale che sembra non riuscire a superare le barriere imposte al testo da Ncd. E pensare chela bozza per la riforma, che contiene anche la modifica della prescrizione, ha già ottenuto il via libera in commissione, al Senato, da parte della maggioranza. Ma il Nuovo Centrodestra non ci sta ed é lo stesso Angelino Alfano ad annunciare che una legge così non la voterà mai. “Presenta molti eccessi – commenta il ministro dell’Interno – siamo fermi al testo del consiglio dei ministri, quello l’ho votato io, l’hanno votato tutti. Il testo della Camera non è quello della maggioranza di governo di cui facciamo parte’. E ora sono in molti a temere che il provvedimento verrà insabbiato e che si prolunghi sine die il momento del confronto politico. Slitta innanzitutto al 30 maggio il termine degli emendamenti sugli aspetti più importanti del testo ossia la revisione dei tempi della prescrizione, e le intercettazioni. Nel pacchetto di emendamenti presentato dai relatori la prescrizione cesserebbe di operare dopo la sentenza di primo grado, mentre rilevante ai fini del calcolo della decorrenza è il momento dell’acquisizione della notizia di reato da parte del pm. Il tutto viene rimandato a dopo le elezioni: non ci sono al momento le condizioni politiche migliori per raggiungere una intesa.