Binetti

“Poco piu’ che adolescenti, come bambini totalmente assorbiti dal grande gioco della guerra. A Barcellona i killer-adolescenti non hanno fatto una strage solo per un errore banale, perche’ qualcosa non ha funzionato nel protocollo che stavano seguendo per confezionare in casa le bombe che avrebbero provocato centinaia di morti”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti dell’UDC. “Come se si trattasse di un video gioco, in cui se si sbaglia si puo’ sempre ricominciare e i morti sono soltanto virtuali – prosegue -. Sembra tutto assurdo, ai limiti dell’irrealta’, se non fosse per quelle morti tremendamente reali, che ci lasciano senza fiato. La paura di nuovi attentati in altri capitali europee mina la nostra sicurezza, perche’ non e’ facile prevederle ne’ prevenirle. E’ l’Europa stessa, con i suoi simboli, al centro dell’odio distruttivo di persone che appaiono fuori dalla norma”

Ancora sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, alla luce di una crisi politica generalizzata che vede il Pd sempre piu’ spaccato al suo interno tra area Renzi e area Franceschini. Una tensione interna ad alto rischio, soprattutto dopo l’uscita dal Pd della componente che fa riferimento a Bersani e a cui guarda con particolare interesse il movimento lanciato da Pisapia. Misterioso, ma non troppo, il tentativo di Prodi di ricondurre le diverse correnti ad un’unica Sinistra, perche’ e’ sempre piu’ evidente che solo uniti si vince, mentre a sinistra si respira un clima sempre piu’ individualista e autoreferenziale. Esattamente quello che e’ successo a destra quattro anni fa, quando, uscito di scena Berlusconi, si sono moltiplicati partiti e partitini, nel vano tentativo di definire sempre meglio piccole identita’ particolari. Ma se a sinistra la divisione e’ sempre in agguato, a destra, nonostante la lezione ricevuta, la ricomposizione stenta a trovare una vita forte ed unitaria e il ritorno in scena di Berlusconi e’ salutato come una speranza e come un rischio”. Lo dice Paola Binetti, deputata dell’Udc, che aggiunge: “Risolto il problema dei delfini, perche’ come ha affermato ieri Berlusconi, non essendo una monarchia non ci sono ne’ ci saranno mai delfini, resta comunque aperto il problema della successione in un centrodestra che tutti danno in ripresa e con ampie possibilita’ di vincere, ma solo se sapra’ ritrovare la sua unita’. In definitiva il problema chiave resta sempre questo: capire come si possa rimanere uniti davanti alle provocazioni di un contesto socio-culturale in rapidissima evoluzione o come si possa ricostruire l’unita’ dopo i primi segnali di crisi”

Una Pasqua complicata quella di quest’anno per molte famiglie italiane; l’annuncio sempre piu’ concreto della manovra, nell’alternativa tra tagli e tasse non riempie certo di speranza le famiglie. Per questo non stupiscono i toni accorati dell’omelia di Papa Francesco questa notte”. Lo dice la parlamentare Udc Paola Binetti. ” La famiglia che vogliamo porre ogni giorno al centro del nostro impegno, umano e politico, ha spesso i toni dolenti con cui l’ha descritta il Papa durante l’omelia della veglia pasquale. Le sue parole sono state piu’ o meno queste: il volto delle donne, di madri che piangono vedendo che la vita dei loro figli resta sepolta sotto il peso della corruzione che sottrae diritti e infrange tante aspirazioni; sotto l’egoismo quotidiano che crocifigge e seppellisce la speranza di molti; sotto la burocrazia paralizzante e sterile che non permette che le cose cambino. Le donne hanno spesso il volto di coloro che, camminando per la citta’, vedono crocifissa la dignita’. Se la via Crucis del venerdi’ santo e’ stata la via crucis delle donne, la veglia pasquale non lo e’ stato di meno. Corruzione, egoismo e una sterile burocrazia sono le tre piaghe della vita di molte famiglie che non ce la fanno a reagire alla crisi economica in cui sono piombate ormai da oltre 10 anni. Ma questo esige dalla politica una risposta forte, che non puo’ piu’ essere rimandata. E’ in gioco la dignita’ umana e il rischio che continui ad essere crocifissa in mille modi diversi.”

“La morte drammatica di Fabo dj, un vero e proprio suicidio molto molto assistito, e’ oggi su tutti i giornali. In molti casi alla naturale pieta’, densa di umana comprensione per il giovane divenuto cieco e tetraplegico, dopo un brutto incidente, si mescolano gli improperi verso una politica considerata inetta e incapace di prendere decisioni, soprattutto in temi come la vita e la morte”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc, intervenuta oggi a Uno mattina. “Chiarire questo punto di contatto tra le due vicende – prosegue – la morte di Fabo e le lentezze del Parlamento, possono aiutare a comprendere meglio cosa stia realmente succedendo. Fin dall’inizio di questa legislatura sono stati incardinati nella Commissione Affari Sociali molti disegni di legge sul Fine vita, alcuni dichiaratamente a favore dell’eutanasia, altri, per lo piu’ la maggioranza, concentrati sul tema delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Una divisione netta, in cui per altro e’ comunque ravvisabile una sorta di zona grigia, in cui lo Stato non puo’ entrare e non deve ne’ punire ne’ assolvere. E’ l’area delicatissima della coscienza di ognuno di noi, laddove matura il proprio giudizio e si prendono decisioni spesso molto importanti per la nostra vita. Ma come e’ chiaro il desiderio di morte non puo’ essere un diritto garantito dalla legge. L’intera Commissione Affari sociali scrivendo il testo base della nuova legge sulle Dat e emendandolo tra divergenze e convergenze, ha sempre detto no all’eutanasia, no al suicidio assistito, no all’accanimento terapeutico”.”Fabo e’ morto perche’ qualcuno lo ha voluto aiutare a morire in fretta – dice ancora Binetti -, assumendo un cocktail di farmaci non ancora ben noti. Essendo cieco e tetraplegico qualcuno ha dovuto avvicinare alla sua bocca, perche’ lo mordesse, lui e non altri, lo strumento che avrebbe liberato la sostanza che lo ha condotto velocemente a morte. L’attuale legge in discussione alla Camera non lo avrebbe mai consentito. La morte di Fabo e’ stata la provocazione voluta dai radicali per rimettere la morte al centro del dibattito pubblico, creando il dibattito confuso e pasticciato che sta emergendo in queste ore”. “La spettacolarizzazione della sua morte – sottolinea – non facilita affatto la approvazione della legge attualmente in discussione, considerata troppo leggera, ma rivela la strategia di chi pretende una legge direttamente ed esplicitamente aperta all’eutanasia. E questo obbliga il legislatore ad agire ancor piu’ con prudenza. Sarebbe drammatico se un fraintendimento di quanto accaduto a Fabo, spingesse a credere che a legge approvata, in Italia diventa possibile, in modo automatico, ricorrere al suicidio assistito, o piu’ precisamente all’omicidio del consenziente. Noi torniamo a dire un no convinto sia all’accanimento terapeutico che all’eutanasia e pretendiamo che la legge registri questi due punti determinanti. Il caso di Fabo mostra al di la’ di qualsiasi dubbio quanto sia necessaria questa precisazione”.

”Con la ripresa dei lavori parlamentari si profilano tre situazioni paradossali che vale la pena sottolineare, per porsi alla fine l’unica domanda che conta: sono veri problemi o sono solo grandi distruttori per tenere lontani gli italiani dalla grande questioni del momento?”. A sottolinearlo è Paola Binetti, deputata di Ap. “Per esempio, ridurre il problema della sicurezza legata ai rischi presunti e reali dell’immigrazione ad una questione di burquini prima e di burqua subito dopo. Ridurre il grave problema delle dipendenze, tutte, compresa quella da gioco d’azzardo, ad una questione di spinelli occasionali e quindi ad un proibizionismo sterile e fallimentare. Enfatizzare la possibile riduzione delle tasse esaltando operazioni come quella alla Ryanair, per evitare l’impatto rude con la ridotta capacità d’acquisto con cui si misureranno le famiglie al loro ritorno dalla vacanze, davanti ai costi della scuola che ricomincia. ‘Eppure saranno problemi seri, a tutto campo: la manovra economica in funzione della legge di stabilità, la cui cifra oscilla in una insopportabile finestra che va da 20 a 40 miliardi, sarà un problema vero capire che tipo di Piano per le famiglie si riuscirà a mettere in atto per sopperire allo shock con cui a breve impatteranno le stesse famiglie. E cosa faremo – chiede Binetti – delle decine, centinaia, migliaia di immigrati, rifugiati e non rifugiati, quando tra poche settimane arriverà non il freddo dell’inverno, ma le piogge dell’autunno e non sarà più tollerabile vederli accampati lungo le strade, ai confini, nelle stazioni ferroviarie”. “E non per una sorta di snobismo estetico ma per un vero e proprio problema di sicurezza: la loro salute e le conseguenze drammatiche che si potrebbero verificare se si ammalassero, dal momento che siamo già a quota meno 11 milioni di italiani che non si curano per mancanza di risorse. Di tutto questo vorremmo intravvedere soluzioni e dibattiti scevri da pregiudizi, sanamente pragmatici e orientati alla concretezza di problemi che non si possono liquidare con una manciata di parole in libertà. Su tutto questo vorremmo sentire i relativi ministri, il governo e gli aventi responsabilità specifiche. Altrimenti questo stato confusionale annegato nelle chiacchiere produrrà un ulteriore disaffezione alla politica con gli ovvi rischi per il prossimo referendum”.