centrosinistra

“Bisogna passare dal personalismo ai contenuti”: lo ha detto a Mesagne (Brindisi) Giuliano Pisapia, leader di Campo Progressista, a margine dell’incontro pubblico “per un campo largo e plurale”, al quale hanno partecipato il deputato Toni Matarrelli e il sindaco di Mesagne, Pompeo Molfetta. Ai giornalisti che gli chiedevano cosa intenda per discontinuita’-á politica rispetto al passato, Pisapia ha risposto: “Vogliamo partire dai contenuti, ieri abbiamo fatto le officine sui temi ecologici contemporaneamente a Torino c’era un’iniziativa sui temi della cultura. Bisogna passare dal personalismo ai contenuti, vedere cosa serve agli italiani”. “E’ ora di essere chiari – ha proseguito Pisapia – dire dove si vuole andare, noi siamo stati sempre coerenti. Vogliamo dare il nostro contributo per un centrosinistra di governo, capace di unire le anime diverse del centrosinistra: l’ecologismo,il civismo, il volontariato, l’associazionismo, tutte realta’-á che non devono essere utilizzate solo in campagna elettorale ma devono diventare parte integrante di un centrosinistra di Governo”.

“Pisapia? E’ una brava persona ed è stato un buon sindaco. Non mi affascina, non è uno che può risuscitare una sinistra in difficoltà, com’è in difficoltà la sinistra in questo momento a livello nazionale”. Così il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora.

Giuliano Pisapia preferisce non rispondere a Massimo D’Alema, che dalle pagine del Corriere della Sera lo ha invitato a essere “più coraggioso” e a mettersi in gioco personalmente candidandosi in Parlamento. E nemmeno all’ex ministro delle Finanze greco Giani Varoufakis, che lo vuole al suo fianco, come leader della sinistra italiana, per cambiare l’Europa e che suggerisce che, trai tanti arrivati alla Fondazione Feltrinelli per ascoltarli, ci sia soprattutto chi vuole sapere se romperà gli indugi e annuncerà la sua partecipazione alle politiche.. Il leader progressista pensa soprattutto a rafforzare la fragile intesa raggiunta nei giorni scorsi con tra Mdp e Campo Progressista. “Parlo solo di Europa”, si limita a dire l’ex sindaco di Milano, cercando di riportare la calma nella sua area politica dopo una giornata a dir poco turbolenta. Nel pomeriggio si erano diffuse voci di una sua reazione piccata al ‘consiglio’ di D’Alema. Voci subito smentite da Campo Progressista, che in una nota ha fatto sapere che le ricostruzioni relative a una eventuale battuta d’arresto “nel percorso unitario di Campo Progressista e Mdp” erano “del tutto prive di fondamento” e che erano state “riportate dichiarazioni virgolettate attribuite a Giuliano Pisapia che il leader di Campo Progressista non ha mai pronunciato”. A alzare nuovamente la temperatura politica, però, ci ha pensato Bruno Tabacci, vicinissimo all’ex sindaco di Milano. A Tabacci non è andato giù l’annuncio che il 19 novembre saranno eletti i delegati di Mdp per l’assemblea nazionale “che sceglierà programma, nome e simbolo con cui” la formazione si presenterà alle politiche.”E chi lo ha deciso? E la data chi l’ha decisa?”, è sbottato in Transatlantico alla Camera. La linea non cambia: non può essere un ‘congressino’, in cui ci si pesa. “Ma chi me lo fa fare? Io non devo consumare nessuna vendetta né prendermi rivincite. – rincara la dose – Un atteggiamento del genere finisce per stancare anche chi come Pisapia si è messo a disposizione con generosità”. Per il presidente di Centro Democratico, “non si può dire un giorno che Pisapia è il leader e il giorno dopo dire che deve avere più coraggio”. Per Tabacci, l’idea di Pisapia è sempre la stessa, quella di costruire un campo di centrosinistra competitivo. Per farlo – è la sottolineatura – non si può prescindere dal Pd, pur rimanendo alternativi a Renzi, “che Pisapia ha sfidato con le primarie”. “Se si tratta di rincorrere Fratoianni e quelli del Brancaccio prendiamo meno della Linke in Germania – attacca – dobbiamo fare Melenchon? Io sono più a sinistra di loro, ma non è questo il punto”. No, quindi, a una lista “contro il Pd”. “Vuol dire che vuoi perdere. Vogliono giocare ‘la partita successiva’, ma qual è la partita successiva?”. Anche il deputato di Mdp Michele Ragosta non ha gradito le parole di D’Alema e ritiene che il 19 novembre non ci siano ” le condizioni per un’assemblea comune. Noi in Mdp siamo ospiti – prosegue – Doveva essere un momento di passaggio, poi hanno accelerato e hanno fatto un partito. Se la linea politica è quella di D’Alema, l’assemblea se la fanno in pochi”. Per far calmare la bagarre, Pisapia preferisce glissare. E sperare che i lavori in corso nel centrosinistra riprendano. In serata anche il deputato di Mdp tenta di fare da pontiere, sottolineando come quelle di Tabacci siano solo “considerazioni personali”. “Noi stiamo alle parole chiare e inequivocabili pronunciate da Giuliano Pisapia in più occasioni – aggiunge – non ultima quella di ieri ad una nota trasmissione televisiva. Anche la nota di Campo Progressista fa chiarezza ribadendo che il progetto unitario con Mdp va avanti senza battute d’arresto, smentendo di fatto altre ricostruzioni. Noi oggi siamo impegnati nella ricostruzione di un nuovo centrosinistra che contribuisca a dare risposte ad un pezzo di società dimenticato dalle politiche di questi anni”

Si torna a parlare di primarie per la guida del centrosinistra in vista delle politiche. “Fosse per me le farei”, afferma Pier Luigi Bersani, leader di Mdp, in un colloquio con la Stampa in cui apre a una possibile alleanza con il Pd alle prossime politiche. Pisapia, secondo l’ex segretario del Pd, potrebbe sfidare Renzi “ma con il Mattarellum, che prevede vere coalizioni, non con questa legge che stanno discutendo. E con un’intesa su un programma in discontinuita’ con i governi di questi anni”.
Aggiunge Bersani: “Noi non siamo la sinistra settaria, non siamo la Cosa rossa. Se c’e’ un centrosinistra pulito, senza Alfano, come nel Lazio e in Lombardia, noi ci sediamo al tavolo. Ma non credo che Renzi vorra’ allearsi con noi. Non ci ha neppure invitato alle feste dell’Unita’”. Riguardo alla legge elettorale e al Rosatellum, Bersani osserva: “A me pare un Verdinellum. Ci saranno ancora piu’ parlamentari nominati rispetto a quelli previsti dalla legge attuale. A me pare un regalo alla destra, una promessa di inciucio”. Se il Pd vuole fare sul serio una coalizione serve il Mattarellum che ci hanno bocciato in commissione. Ma noi siamo disposti a votare domani mattina anche una seria legge di tipo tedesco”.

“La sfida che noi del Pd abbiamo e’ con i populisti e le destre. Credo che una sinistra divisa abbia poche prospettive. Il nostro lavoro sara’ sempre quello di tentare di unire le forze responsabili”. Lo afferma il capogruppo alla Camera del Pd Ettore Rosato in una intervista a Repubblica. “Per vincere bisogna costruire un campo largo, un centrosinistra plurale, ampio, che non viva di particolarismi come quelli che stiamo vedendo in Sicilia, frutto della voglia di perdere e non di governare”. Per la legge elettorale sono “giorni chiave. Non amiamo il proporzionale, tutt’altro. Il modello tedesco di cui si discuteva a giugno era un tentativo di condividere le regole con tutti. Se questo non fosse possibile noi conserviamo la nostra preferenza per un maggioritario”, dichiara Rosato.

“Sulle alleanze, a livello nazionale come a livello regionale, il Pd ha una priorita’ politica. E cioe’, prima vengono i partiti e i movimenti di centro sinistra e poi tutti gli altri. Per i partiti e i gruppi che, a seconda delle stagioni, transitano a destra come a sinistra, c’e’ sempre tempo per stringere accordi ed alleanze. Come per il partito di Alfano che coltiva l’unico ed esclusivo obiettivo del potere”. Lo dice Giorgio Merlo, Direzione Nazionale Pd. Esponente di Sinistra
Dem

“Gli abbracci non sono un problema: fossi stato alla festa de l’Unita’ di Milano avrei salutato la Boschi anche io. Sul piano politico sono convinto che non si puo’ fare politica col torcicollo, ha ragione Pisapia. Ma per farlo dobbiamo essere realisti: le politiche di questi anni su lavoro, sulla giustizia sociale e la democrazia rendono impossibile oggi l’alleanza col Pd di Renzi. Per cui c’e’ la necessita’ di costruire un’alternativa politica al Pd, un cantiere il piu’ aperto, inclusivo e partecipato possibile, che riequilibri i rapporti di forza nel campo del centrosinistra”. cosi’ dalle colonne del Manifesto il deputato di Mdp Arturo Scotto. “Hic Rhodus, hic salta. Questo nasce e appassiona solo se e’ partecipato e democratico, non se e’ un amalgama tra stati maggiori. Propongo che in autunno il nostro popolo sia chiamato a scegliere il simbolo, l’identita’ programmatica e i volti che dovranno rappresentarlo. La nostra ambizione – continua Scotto – e’ quella di costruire qualcosa di piu’ grande. In pochi mesi abbiamo riportato alla politica tanti uomini e donne che erano andati a casa, sul territorio abbiamo una rete forte e radicata di militanti e amministratori. Tutto questo e’ un patrimonio fondamentale per la sinistra e la democrazia di questo paese, da cui non si puo’ prescindere. Ora bisogna dare gambe e fiato al progetto e offrire a tanti e tante un passaggio popolare vero. Questo e’ l’unico modo per evitare che poi questo soggetto politico si sfasci un minuto dopo delle elezioni”.

Prendera’ forma tra martedi’ e mercoledi’ la nuova “cabina di regia” di ‘Insieme’, la formazione nata dalla manifestazione del 1 luglio promossa da Giuliano Pisapia. Stando a quando si apprende da fonti vicine all’ex sindaco di Milano, la prossima settimana sara’ quindi decisiva per definire le modalita’ di rappresentanza e gli equilibri del nuovo soggetto politico cui aderisce, tra gli altri, anche Articolo Uno-Mdp. E ci si attende che Pisapia occupi un ruolo centrale nel nuovo organismo come, per esempio, la presidenza. Si tratta di un passaggio naturale in questo momento, una sorta di “rilegittimazione” dopo che Pisapia nei giorni scorsi ha chiarito pubblicamente di non volersi candidare alle politiche. L’ex leader ‘arancione’ – viene spiegato – difficilmente cambiera’ idea su questo punto ma cio’ non significa che rinuncera’ alla leadership del movimento. Fin dal principio della sua nuova avventura politica, Pisapia – viene ribadito – ha sempre detto ai suoi che non si sarebbe candidato in Parlamento. Oltre che una dimostrazione delle motivazioni ‘alte’ e totalmente disinteressate che lo spingono a ricoprire il nuovo ruolo di ‘collettore’ delle formazioni di sinistra che si e’ ritagliato, Pisapia vuole essere coerente col principio del limite del doppio mandato parlamentare (lui e’ stato deputato per due legislature) che ha detto di voler sposare. L’ex sindaco ha da sempre detto “‘no’ alla rottamazione” ma “‘si’ alla rotazione” – viene fatto notare – ed e’ dell’avviso che le prossime candidature non andrebbero fatte nel senso del “riciclo di chi e’ all’ultimo giro” ma, anzi, quelli che hanno esperienza dovrebbero favorire il ricambio. Quindi, per lui si tratta anche di dare l’esempio e su questo difficilmente cambiera’ idea.

Tra Renzi e Pisapia, “sto col Pd”. Così il sindaco di Milano Beppe Sala in un’intervista al Corriere della Sera. “Non si arriverà a nessuna intesa tra Pd e Insieme prima delle elezioni”, aggiunge, “lo dico con rammarico, ma vedo qualcosa che si avvicina molto a un’ostilità. Non sarebbe logica; ma il sentimento è questo”. Il motivo per cui è impossibile un’alleanza vasta di centrosinistra “in parte è legato alla personalità di Renzi. Ma onestamente non ho visto segni di convergenza. Ho sentito buone idee, in entrambi i campi. Ripeto: io sto col Pd”. Il segretario dem, spiega Sala, “io lo apprezzo, perché non è afflitto dalla tipica voluttà della sconfitta che caratterizza la sinistra italiana. Le primarie gli hanno dato ragione, e le primarie si rispettano. Detto questo, Renzi è un po’ indisponente. Lo sa anche lui. Resta da capire se questo suo modo d’essere fa arrabbiare solo i compagni di viaggio della politica, o anche gli elettori. Lo vedremo presto, alla resa dei conti. Io all’assemblea dei circoli Pd, con la libertà di uno che non ha la tessera, mi sono sentito di fargli presente che le amministrative sono state un campanello d’allarme”.

“Quando perdi vuol dire che si è rotto qualcosa con il tuo elettorato, con il Paese, e devi capire cosa. Devi ricucire”. Lo dice Dario Franceschini, ministro della Cultura ed ex segretario Pd, in una intervista a Repubblica. “I numeri di questa tornata amministrativa purtroppo – continua – parlano chiaro. Qui non ci troviamo solo di fronte a una sconfitta politica del centrosinistra, ma a un bivio. Che riguarda non solo noi, il Pd, il nostro campo, ma i destini del Paese nei prossimi anni”. E aggiunge : “su questo punto nel Partito democratico si deve aprire un confronto franco, senza ambiguità. La via da intraprendere non può essere che quella della ricomposizione del centrosinistra”.