Emmanuel Macron

“Non sono venuto qui per dire che cosa è la politica africana della Francia, perché non c’è più una politica africana della Francia”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nel discorso pronunciato davanti a 800 studenti dell’università di Ouagadougou, in Burkina Faso. “C’è una politica che possiamo portare avanti, ci sono degli amici, ci sono persone con cui siamo d’accordo, altri no, ma c’è soprattutto un continente che dobbiamo guardare in faccia”, ha aggiunto Macron. “Non è mai facile, data la nostra storia comune, per un presidente francese, venire a parlare così di Africa. E non pretendo qui di esprimere la complessità e la diversità di un continente di 54 paesi”, ha sostenuto.

In un discorso agli uomini delle forze navali francesi di stanza ad Abu Dhabi, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che, entro pochi mesi, la sconfitta dello Stato islamico in Iraq e Siria (Is) sara’ completa. Tuttavia, secondo il capo dell’Eliseo, la lotta contro il jihadismo dovra’ continuare.
L’intervento di Macron giunge a seguito dell’ingresso dell’esercito e delle milizie siriane ad Al Bukamal. Dopo la fine dell’assedio di Deir ez-Zor e la caduta di Raqqa, capitale di fatto dell’Is in Siria, la liberazione di Al Bukamal, al confine tra Siria e Iraq, avvicina l’espulsione dei jihadisti dagli ultimi pezzi di territorio siriano sotto il loro controllo.

“Se la Francia avesse un’illuminazione politica seria potremmo avere un’Europa piu’ equilibrata”. Lo ha affermato l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, intervistato dalla presidente Rai Monica Maggioni alla Summer school della Scuola di Politiche a Cesenatico. Secondo Prodi, “abbiamo la possibilita’ di un grande salto in avanti con la Gran Bretagna che ha sempre giocato ai margini. Credo che c’e’ rimasto un solo paese in Europa che ha la bomba nucleare e uno solo che ha diritto al veto alle Nazioni Unite, ma metto un ‘se’ grande cosi'”. La Francia – ha proseguito – ha il potere di riequilibrare ma ha bisogno di una politica meno francese. “Macron ha trionfato con l’inno europeo e poi ne ha fatte di tutti i colori”, ha aggiunto Prodi, ricordando la vicenda di Stx e Fincantieri. “Alcune cose mi preoccupano, vuole modificare alcune regole sui dirigenti – ha osservato – Questa puo’ essere una prima fase in cui riassetta il potere interno e sospendo il giudizio” ma la speranza e’ che Macron dica che il potere di veto e’ francese ma prima di esercitarlo ne discute con gli altri Paesi europei, riequilibrando Francia con Germania aggregandosi con la politica degli altri Paesi europei: “Io ci spero ancora – ha detto – ma vedo che i primi atti sono diversi da quelli che mi aspettavo. Se Macron non offre un ruolo a italiani, spagnoli e altri paesi e’ difficile. E’ il leader che deve aggregare.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha colto ieri martedi’ 5 settembre l’occasione della prima grande riunione del suo quinquennato di tutti di prefetti di Francia al palazzo presidenziale dell’E‪liseo per tracciare le priorita’ e le linee-guida della sua azione in materia di pubblica sicurezza e di immigrazione: il bilancio del ministero dell’Interno sara’ aumentato del 7 per cento nel 2018; ad ottobre il governo varera’ la nuova legge sulle sicurezza e per la lotta contro il terrorismo, che entrera’ in vigore a novembre prossimo in concomitanza con la fine dello stato di emergenza proclamato all’indomani delle stragi del 13 novembre 2015 a Parigi. Quanto alla questione dei flussi migratori, Macron ha annunciato che una nuova legge sull’immigrazione e sul diritto d’asilo sara’ votata nel primo semestre 2018: su questa materia il presidente intende imprimere un segno forte, auspicando una “completa rifondazione” della legislazione; Macron infatti ha detto di voler avvicinare la politica migratoria della Francia a quella della Germania, con un’accoglienza meglio organizzata che sia pero’ accompagnata da un sistematico ricorso ai rimpatri degli immigrati irregolari nei paesi di origine. 

“Siamo nell’anticamera di un tentativo di rilancio. Macron e Merkel vogliono passare dalle parole ai fatti per essere rifondatori dell’Europa cosi’ come lo furono Mitterrand e Kohl”, e “il fatto che l’Italia stia nei vagoni di testa e’ un bene per noi e per l’Europa, perche’ se questa e’ solo franco-tedesca non funziona. La Germania ha bisogno di non essere lasciata sola a guidare l’Ue”. Lo dice l’ex premier enrico Letta, intervistato da ‘La Stampa’. Secondo Letta, “la Merkel dei prossimi anni, se confermata, sara’ piu’ europea che tedesca”, mentre Macron “ha fatto cadere il populismo antieuropeo”. In questo quadro, esorta Letta, “dobbiamo ricordare come De Gasperi ci ha condotto laddove non era scontato che arrivassimo. E capitalizzare la fortuna di avere un’ispirazione europeista nel presidente della Bce. La linea di Draghi e’ giusta. Ha dimostrato che si puo’ essere europei e al contempo italiani, rispettando i reciproci interessi”. L’ex presidente del Consiglio non vuole parlare di questioni di politica interna, ma vede il rischio che l’instabilita’ penalizzi il Paese, “e molto – afferma Letta – dipende da come si discutera’ di Europa nei prossimi mesi. Se ne deve parlare in modo chiaro e trasparente. Poi decideranno gli elettori. Che hanno sempre ragione. Non sono per dire ‘o cosi’ o il disastro’. E’ un atteggiamento infantile”. 

Il presidente francese Emmanuel Macron lancia un appello all’Unione europea per la protezione delle aziende che operano in campo strategico. In una intervista al settimanale Le Point Macron afferma che “è essenziale che l’Europa protegga gli investimenti strategici” e che bisogna far scattare gli strumenti di sovranità esistenti. Il Vecchio Continente deve intervenire “sul piano commerciale, difendendosi contro gli attacchi di dumping”. E inoltre occorrono “una politica commerciale europea concertata, un’Europa della difesa, un budget per la zona euro”.

L’Unione europea potrebbe essere pronta ad accettare un compromesso sul principio della libertà di movimento dei cittadini, pur di garantire la permanenza del Regno Unito nel mercato unico. A dirlo è Tony Blair, convinto che una delle opzioni possibili per risolvere il nodo della Brexit, sia la permanenza della Gran Bretagna all’interno di “un’Unione europea riformata”. L’ex premier britannico in un’intervista alla Bbc ha spiegato che la sua previsione si basa su una serie di colloqui avuti in Europa e che le sue non sono parole “a caso”. Lo stesso concetto è stato espresso dall’ex premier in un articolo scritto per la sua fondazione politica, The Tony Blair Institute for Global Change, nel quale afferma che l’elezione in Francia di Emmanuel Macron, la situazione in Europa è cambiata rispetto a quando si votò per la Brexit. Il nuovo presidente francese, scrive Blair, ha in mente “riforme di ampia portata” per l’Europa e la stessa Ue ha in programma una serie di cambiamenti. Alla luce dei colloqui avuti a livello europeo, Blair ritiene che anche Francia e Germania siano oggi più sensibili sul tema dell’immigrazione, che fu centrale nel dibattito sulla Brexit. “I francesi e i tedeschi condividono alcune preoccupazioni britanniche, in particolare sull’immigrazione, e potrebbero accettare un compromesso sulla libertà di movimento”, scrive l’ex premier.

Matteo Orfini, presidente del Partito democratico, commenta la vittoria di Macron alle presidenziali francesi in una intervista a Repubblica. “Macron non nasce dal nulla, era un ministro del governo socialista che ha fatto una scelta legata a vicende specifiche di quel Paese. E dimostra che quando la sinistra evita di chiudersi in una deriva minoritaria e settaria, è ancora in grado di convincere”, osserva Orfini, che aggiunge: “Non significa spostarsi al centro, ma mantenere un profilo riformista che è quello per cui in Italia è nato il Pd. Per questo spero che la marcia di Macron finisca in un Partito socialista europeo rinnovato e riformato”. Per il presidente dei dem, “il fatto che si sia affermato un riformista europeista è la dimostrazione che i populisti si possono battere”. Per Orfini la vittoria di Macron può rappresentare un esempio anche per il Pd, perchè “siamo una forza che ha la scelta europeista nel Dna”, anche se “voler bene all’Europa significa anche chiederle di cambiare”.

Quando i francesi sceglieranno il loro presidente quello sarà il nostro interlocutore”. Lo ha detto Luigi di Mai ospite di Lucia Annunziata su Rai 3. “Al momento – ha specificato – nessuno dei due è particolarmente vicino a noi. Nessuno dei due porta avanti le battaglie che facciamo in Italia. In questi giorni io ho tenuto a rimarcare la nostra distanza dai partiti cosiddetti populisti europei perchè sono tutti ideologizzati. Noi non siamo nè di destra nè di sinistra”. “Entrambi hanno posizioni critiche nei confronti dell’Unione europea – ha aggiunto -, come Renzi quando faceva il presidente del Consiglio. Ma la differenza la fa la capacita’ di fare quello che si dice. Per questo li aspettiamo alla prova dei fatti”. Quanto all’Europa, “noi non vogliamo chiudere le frontiere e sull’euro manteniamo l’idea di far decidere i cittadini, di fare un referendum”. “Abbiamo bisogno di un’Europa che cominci a occuparsi sia della disoccupazione che della povertà dei cittadini europei. O l’Unione Europea cambia o muore. Noi non vogliamo uscire, non vogliamo farla morire, anzi: tifiamo per Unione politica dei cittadini che si occupi dei cittadini”.

“L’atto sarà difficile, ma la scelta ovvia”. Benoît Hamon, ex candidato del partito socialista alle presidenziali francesi ha ribadito che voterà per Emmanuel Macron al ballottaggio e ha chiesto ai soui elettori di fare altrettanto, nonostante la campagna “pericolosamente maldestra” e “arrogante” del candidato di En marche! “Voterò contro l’estrema destra per mezzo di una scheda elettorale con il nome di Emmanuel Macron. L’atto sarà difficile, ma la scelta ovvia (…) il risultato di domenica sarà un sostegno alla Repubblica e non alla sua politica. E neppure alla sua campagna, allo stesso tempo pericolosamente maldestra e arrogante, esse stessa improntata al un populismo che aggrava un’indifferenziazione tossica per il dibattito pubblico” ha scritto il candidato del Ps in un editoriale su Le Monde. “Questo atto non vale il sostegno al suo progetto, al quale mi opporrò senza ambiguità” ha precisato. Dicendo di comprendere “il dubbio sincero” e la “legittima rabbia “degli elettori di sinsitard avanti al duello Macron – Le Pen, l’ex candidato del Ps, che ha ottenuto al primo turno il 6,35% dei voti, ha lanciato un appello “alla ragione”. “Essere di sinistra vuol dire in qualunque momento e in qualunque circostanza scegliere la ragione e la Repubblica”.