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Chiunque governera’ l’Italia distruggera’ l’euro dall’interno: se ne dice convinto, sul quotidiano britannico “The Telegraph”, il commentatore specializzato in affari europei Ambrose Evans-Pritchard, che in questi giorni e’ a Roma per seguire da vicino l’evoluzione della situazione politica italiana dopo le elezioni che domenica scorsa 4 marzo hanno dato la vittoria ai partiti populisti ed euroscettici. Secondo Evans-Pritchard, i mercati finanziari internazionali sbagliano a sottostimare le conseguenze del voto italiano scommettendo sul fatto che i cosiddetti “poteri forti”, l’eterna classe dirigente al potere nella Penisola, rimetteranno in piedi un altro governo tecnocratico a dispetto di quanto accaduto e della rabbia espressa dagli elettori. Al netto dei violenti sentimenti anti-Ue del quotidiano britannico “The Telegraph”, il quale spera in ogni occasione che un fallimento dell’Unione europea si tramuti in un successo della Brexit, e’ un fatto che le due piu’ probabili soluzioni del dilemma politico italiano vedrebbero comunque la nascita di un governo guidato da una forza anti-sistema: o un esecutivo diretto da Matteo Salvini, il leader della Lega, il piu’ euroscettico partito della coalizione di centro-destra, oppure un governo dominato dal Movimento 5 stelle (M5s) di Luigi Di Maio a cui lo sconfitto Partito democratico (Pd) farebbe da ruota di scorta. Quest’ultima opzione, secondo Ambrose Evans-Pritchard, e’ quella vista al momento con maggior favore dai summenzionati “poteri forti”: ma le autorita’ di Bruxelles, gli investitori finanziari internazionali e il tradizionale establishment filo-Ue italiano, scrive l’opinionista del “Telegraph”, andranno incontro a una feroce delusione se sperano che le “mosche cocchiere” del Pd riusciranno ad annacquare la forza dirompente del populismo anti-europeo di cui il M5s e’ portatore.

“Se abbiamo gia’ scelto i ministri, i sottosegretari, la linea da tenere in Europa, perfino quella della Lega, che bisogno c’e’ di vederci? Berlusconi sa gia’ tutto, noto”: cosi’ Matteo Salvini ha ironizzato sulle affermazioni fatte al vertice Ppe a Bruxelles da Silvio Berlusconi. In un’intervista a Repubblica, il leader leghista assicura che per le elezioni l’accordo nel centrodestra “si fara’”, ma sulle politiche europee si dovra’ discutere. “Io capisco che Berlusconi abbia l’esigenza di rassicurare la Merkel”, ha detto Salvini, “ma io sostengo al contrario che questa Europa deve cambiare, che con noi al governo i trattati saranno rivisti oppure arrivederci, che la moneta unica per 27 Stati non ha funzionato e andra’ pensato altro, che la politica europea a trazione tedesca ha prodotto solo danni per l’Italia”.

“Non si puo’ lasciare a meta’ il percorso dell’Euro, rischiando di fare dei passi indietro. Tutto cio’ si basa su due pilastri: una politica fiscale europea comune e la creazione di un ministro europeo delle finanze”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il colloquio con il primo ministro finlandese Juha Sipila. Entrambi hanno concordato sul fatto che la questione monetaria sia di grande attualita’, e anche la Finlandia ritiene che l’euro sia un sistema che va ancora completato perche’ la crisi ci ha insegnato che dobbiamo essere in grado di affrontare anche nuove difficolta’. Per Sipila e’ indispensabile procedere al completamento dell’unione monetaria, attraverso una serie di riforme che vanno fatte all’interno dei singoli paesi in modo da rafforzare l’economia. La Finlandia ha attraversato di recente una dura crisi economica ma dopo una stagione di riforme ha nuovamente un’economia che cresce del 3%.

L’euro non smette di crescere, per le imprese del Vecchio continente le esportazioni si fanno sempre piu’ difficili, la Bce dovrebbe attendere ancora nell’annunciare l’avvio del ‘tapering’, cioe’ della riduzione del programma di acquisto di titoli per sostenere l’economia e rilanciare inflazione. Il giorno dopo l’emersione dell’allarme di Francoforte sulla forza della moneta unica il quadro tracciato dagli analisti e’ questo, anche perche’ dagli Stati Uniti non giungono segnali di immediato rialzo dei tassi. Anzi. Mario Draghi si e’ dato il 2% come obiettivo per l’inflazione europea, ma Eurostat ha appena confermato che a luglio come a giugno si e’ fermi all’1,3%. Secondo gli analisti di Credit Suisse ci sono “i primi segnali di un possibile trend al rialzo dell’inflazione ‘core’: in Spagna il processo e’ gia’ ben avviato, mentre in Germania un ‘bottom out’ prolungato si e’ probabilmente concluso negli ultimi mesi, con Francia e Italia che appaiono in leggero ritardo”. Ma “la Bce probabilmente restera’ cauta, rimandando la decisione sul futuro del suo programma di ‘quantitative easing’ solo dopo la riunione di settembre”. La maggioranza degli analisti si aspetta una riduzione degli acquisti trimestrali di Francoforte a partire da gennaio, con la fine del programma che potrebbe essere posto nella seconda parte del 2018. Nella maggior parte dei report viene definito “irrilevante” il ricorso contro il Qe presentato nei giorni scorsi dalla Corte Costituzionale tedesca, con la sensazione che la Bce e i mercati vogliano il ‘tapering’, ma sia i dati macroeconomici sia l’andamento dell’euro ancora non lo consentano. Cosi’ la corsa della moneta unica prosegue. Immediatamente dopo la pubblicazione delle minute dell’ultimo direttivo della Bce le quotazioni dell’euro sono scese di quasi un punto percentuale, per recuperare pero’ in breve le quotazioni abituali. E nelle ultime ore il trend di crescita non si e’ fermato, con un aumento di quasi mezzo punto. L’euro si muove infatti attorno a quota 1,175 sul dollaro, con un rialzo del 13% da inizio anno. Poco inferiore la corsa rispetto alla sterlina (+9% dai minimi di aprile) e sul franco svizzero (+6%), con stime quasi sempre di ulteriore consolidamento. Gli analisti della giapponese Nomura, tra i piu’ indipendenti e attenti sul comparto valutario, prevedono che nei prossimi anni l’euro possa rafforzarsi in modo “costante e progressivo”, con la moneta unica che potrebbe valere 1,20 alla fine dell’anno prossimo e 1,30 nel 2019, non lontano quindi dai massimi storici di 1,39 dell’estate di tre anni fa. Piu’ cauta Mps capital services, secondo la quale il taglio delle tasse in Usa “potrebbe riportare il cambio in area 1,10 nei prossimi mesi”, rimanendo “su questo livello nel corso del primo trimestre 2018, in vista del turno elettorale in Italia” e dei rischi che comporta. Ma subito dopo “il dollaro potrebbe iniziare nuovamente a deprezzarsi in vista di un atteggiamento Fed molto morbido in tema di politica monetaria”, conclude Mps.

“Si da’ la colpa della crisi economica all’euro ma la moneta unica non c’entra niente, fino al 2007 nessuno brontolava contro l’euro erano tutti felici, poi con l’arrivo della crisi i partiti populisti hanno dato la colpa all’euro, ma la colpa della crisi e’ solo della cattiva gestione”. Lo ha detto Romano Prodi, ospite di “Carta Bianca” su Rai Tre. “Noi ora viviamo nell’angoscia che la speculazione si butti contro l’Italia, questo e’ un errore – ha aggiunto Prodi -. La crisi e’ partita negli Stati Uniti che si sono ripresi subito perche’ hanno adottato, con Obama, una politica economica saggia, cosa che i leader europei non hanno fatto”.

“Come in una sequenza cinematografica mi vengono in mente due immagini. Da una parte Roma. Isolata. Dove i governanti non vogliono avere rapporti coi governati. Dall’altra Milano, piena di gente, che si stringe attorno al Papa”: legge cosi’ la giornata di ieri Rino Formica, ex parlamentare ed ex ministro socialista, intervistato da QN. A suo avvisto la dichiarazione, nata dalle celebrazioni del 60/mo anniversario dei trattati, e’ un “documento che sfuma le parole. Senza un significato proprio. Senza proporre una soluzione nitida. Si parla dei prossimi dieci anni come spazio temporale per superare la crisi. Un vaticinio? Una speranza? Che risposte diamo ai grandi temi dell’euro, dei migranti, delle crisi economiche e sociali? La realta’ e’ che nessuno ha il coraggio di sciogliere l’Unione e quindi si ricorre a queste formule”. “Direi – afferma – che e’ stata una vacanza romana. Soffocata”. A suo avviso accorrerebbe introdurre “una norma semplice semplice: qualsiasi decisione che incide sulla prima parte della Costituzione va sottoposta a referendum. Ma ci vorrebbero partiti di sinistra veri in grado di prendere l’iniziativa affinche’ le regole europee non impongano scelte in contrasto con i principi costituzionali italiani”. Evidenzia la differenza con il ’57: “Formidabile atmosfera. Eravamo in pieno boom. La gente aveva fiducia nella politica. Altri tempi. Lontanissimi”.

Il nuovo crollo delle nascite registrato nel corso del 2016, scese a quota 474mila con una riduzione ulteriore rispetto al 2015, e’ da attribuire principalmente allo stato di difficolta’ e incertezza economica in cui versano le famiglie italiane. Lo afferma il Codacons, commentando il report Istat sugli Indicatori demografici.”La situazione di indeterminatezza e di generale impoverimento del ceto medio registrata in Italia negli ultimi anni, ha reso sempre piu’ difficile per le famiglie mettere al mondo un figlio – spiega il presidente Carlo Rienzi – I costi per mantenere un bambino, infatti, sono costantemente saliti, arrivando a sfiorare nei primi anni di vita, quota 10mila euro all’anno tra alimentari, biancheria, carrozzine, passeggini, culle, spese mediche, asili nido, baby sitter, ecc. A fronte di tali costi in crescita, il potere d’acquisto e la capacita’ di spesa delle famiglie hanno subito una forte contrazione, rendendo impossibile per una consistente fetta di popolazione permettersi le spese legate alla nascita di un figlio”. “Senza dubbio oggi molti italiani non possono piu’ permettersi di mettere al mondo un bambino, e sono costretti a rimandare a tempi migliori il proposito di diventare genitori, in assenza anche di un sostegno concreto da parte dello Stato, come attestano i dati diffusi oggi dall’Istat” – conclude Rienzi.

In vista delle attese elezioni olandesi del 15 marzo, il Parlamento uscente, su iniziativa dal cristiano-democratico Pieter Omtzigt (all’opposizione) ha approvato una mozione che chiede al Consiglio di Stato (massimo organo consultivo del governo) di preparare un rapporto sulla possibilita’ e sulle modalita’ dell’eventuale uscita dell’Eurozona del Paese, in parte nostalgico del Fiorino (Gulden). Una volta che il rapporto sara’ preparato sara’ esaminato dai deputati del prossimo Parlamento. Ad alimentare i sentimenti anti moneta unica di alcuni esponenti politici olandsi, la politica di tassi zero della Bce che sta, sostengono, danneggiando i risparmiatori locali. Con la sua iniziativa Omtzigt, scrive il britannico Daily Mail, rischia di favorire ulteriormente l’islamofobo ed eurofobico Geert Wilders, leader del Pvv che tutti i sondaggi danno, seppur in calo, in testa davanti al liberali, Pvd del premier Mark Rutte. Ma il proporzionale puro usato dagli olandesi obbliga i partiti a formare governi di colazion e finora tutti hanno escluso alleanze con Wilders.

Non si placa il tono della polemica in Germania, contro le dichiarazioni di un consigliere economico di Donald Trump, secondo cui Berlino sfrutterebbe un euro “grossolanamente svalutato” per trarre vantaggio nei confronti degli Stati Uniti. “Quello a cui stiamo assistendo negli ultimi dieci giorni è allo stesso tempo allarmante e irritante – ha denunciato la ministra dell’Economia tedesca, Brigitte Zypries, parlando con la Bild – Questo va completamente nella direzione sbagliata”. Duro il commento anche di Joe Kaeser, responsabile di Siemens, sulle dichiarazioni di Peter Navarro e sul bando ai rifugiati ed agli immigrati. “Ci preoccupa, anche personalmente, sentire cose che non corrispondono alla nostra percezione di quel Paese”. Dieter Kempf, nuovo capo della Confindustria tedesca, ha detto di temere una nuova epoca dominata dall’isolazionismo. “Le conseguenze per noi sono particolarmente forti come principale nazione esportatrice”, ha detto, esortando a “lavorare insieme in modo che i nostri alleati ed amici americani riconoscano questo pericolo in tempo”. Alle parole del consigliere di Trump aveva già risposto ieri la cancelliera tedesca Angala Merkel, sostenendo che la politica di Berlino è improntata alla difesa dell’indipendenza della Bce.

Dall’introduzione dell’euro a oggi, i prezzi e le tariffe in Italia per beni e servizi di largo consumo sono aumentati mediamente del +59,1%. Lo denuncia il Codacons, ricordando che fu la prima associazione nel gennaio 2002, quando venne introdotto l’euro, che “denuncio’ gli aumenti selvaggi e le speculazioni da changeover – spiega il presidente Carlo Rienzi – All’epoca venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione, perche’ la prova di cio’ che e’ successo e’ sotto gli occhi di chiunque, a partire dagli stessi commercianti, prime vittime della loro stessa politica suicida”. Dal gennaio 2002 al gennaio 2017 i cittadini italiani – spiega il Codacons – hanno subito rincari medi del +59,1%, con punte del +207,7% per la penna a sfera, +198,7% per il tramezzino consumato al bar, +159,7% per un cono gelato. Comprare un giornale costa il 94,8% in piu’; va meglio con l’espresso al bar (+34,3%) ma attenzione alla classica pizza margherita, +103,9%. Gli aumenti di prezzi e tariffe degli ultimi 15 anni hanno determinato una maggiore spesa a carico degli italiani complessivamente pari a 14.183 euro a famiglia, contribuendo alla perdita di potere d’acquisto e al generale impoverimento del ceto medio. Ma a impressionare di piu’ – conclude il Codacons – e’ il confronto tra i prezzi dei beni di largo consumo dalla lira all’euro”.