inchiesta

Lunedì 30 ottobre nuovo appuntamento con Report, in onda su Rai3 alle 21.05. Le inchieste della puntata riguarderanno: il dna e il business legato alla genetica (ll patrimonio di Giorgio Mottola); il grano e la sua provenienza (Che spiga!) di Manuele Bonaccorsi; l’acquisto di diamanti allo sportello della banca (Com’è andata a finire? – Occhio al portafoglio di Emanuele Bellano).
L’attenzione sarà puntata anche sui fondi erogati alle università dal Miur e sul mondo dei tatuaggi. (Immagine: sito web ufficio stampa Rai)

“Noi non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi e’ molto importante questa inchiesta soprattutto perche’ si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”. Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, anticipa in esclusiva a Presadiretta i primi risultati del lavoro della commissione sui rapporti mafia e massoneria nella puntata “I Mammasantissima” in onda lunedi’ 25 settembre alle 21.15 su Rai3. “Non siamo ancora alle conclusioni definitive – aggiunge – ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. E sulla presenza di mafiosi-massoni all’interno di logge ufficiali, delle obbedienze ufficiali, la presidente risponde cosi’: “Assolutamente si’. Noi stiamo parlando di logge regolari”.

“Se ci sono delle Ong che fanno questo vanno punite”: lo ha detto ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, parlando a Zapping su Radio1 Rai dell’ipotesi di una collaborazione con gli scafisti che trasportano migranti. Per Orlando “le Ong svolgono un lavoro ottimo là nel Mediterraneo e nel mondo. Poi in tutti i campi, come abbiamo visto, può crescere la malapianta del malaffare. Questo però non significa che tutte le Ong italiane o tutte le Ong in generale siano in combutta con gli scafisti. Anzi penso che siano le prime che vogliano che sia punito chi fa questo giochetto”. “Non generalizziamo – ha ribadito il guardasigilli – quando verrà fuori l’inchiesta si vedrà che l’Ong x o y è responsabile, non credo che verrà fuori che tutte le Ong aiutano gli scafisti”.

“Renzi e il suo governo sono stati negativi per l’Italia, però dell’inchiesta sul padre viene fatto un utilizzo barbaro”. così, Niccolò Ghedini, avvocato storico di Silvio Berlusconi in un’intervista a La Stampa. A proposito del reato contestato a Tiziano Renzi, padre dell’ex pemier, nell’ambito dell’inchiesta Consip, il traffico di influenza illecita, introdotto nel 2012, Ghedini si dice “graniticamente contrario” perchè “concede ai giudici troppa discrezionalità”. E aggiunge: “Contesto da parte di certi avversari politici, sinistra compresa, l’uso strumentale delle indagini per finalità politiche, come vediamo anche nel caso di Lotti”. Per Ghedini “chiedere le dimissioni del ministro sulla base di uno stillicidio non verificabile è del tutto sbagliato”.

“Essere garantisti non e’ un concetto astratto. C’e’ scritto nella Costituzione, articolo 27. Per questo mi fa ridere chi, come Speranza o Cuperlo, dice di Lotti: “Sono garantista, ma…”. Svendono un valore fondante della sinistra per colpire Renzi, ma non mi meravigliano: e’ gente abituata a cambiare spesso idea…”. Lo afferma a Repubblica Ernesto Carbone del Pd. Alla domanda se quanto emerso dall’inchiesta Consip non sia sufficiente per suggerire un passo indietro di Luca Lotti, Carbone replica: “Parliamo di politica o giustizia? Se parliamo di giustizia, ho gia’ detto. Se parliamo di politica, allora chiedo agli ex amici come Speranza: davvero il problema e’ un avviso di garanzia a Lotti? In questa vicenda, almeno a leggere i giornali, non c’e’ nulla: ne’ corruzione, ne’ giro di denaro, nulla. Chi militava nel nostro partito fino a tre giorni fa, oggi strumentalizza un’inchiesta: mi sembra un atto umanamente molto basso”.

“La vicenda Romeo e Tiziano Renzi, Consip, l’arresto dell’imprenditore con l’accusa di corruzione sono fatti gravi. Per noi vale, come sempre, il principio di presunzione di innocenza, sancito all’art 27 della Costituzione. Alla magistratura, di cui rispettiamo il lavoro, chiediamo di fare presto, di evitare frasi generiche e generalizzazioni che esulano il perseguire doveroso di reati puntuali con prove evidenti”. Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, fondatore del Movimento Democratici Progressisti, in un post su Facebook. “Ma dal punto di vista politico – sostiene Rossi – non si può che avere un sentimento di amarezza e dolore. Emerge, se i fatti verranno confermati, un quadro di rapporti opachi, di relazioni distorte e improprie tra affari e politica, dove a fare la parte della vittima è il principio di imparzialità nell’operato della pubblica amministrazione, sancito anch’esso nell’articolo 97 della Costituzione”. “La politica deve stare lontana dalle gare, dalle aste pubbliche e dai concorsi. Deve proporsi di non interferire – dichiara Rossi – Deve avere un sacro timore della possibilità, anche solo con comportamenti sbagliati e superficiali, di violare le leggi che regolano il corretto funzionamento della cosa pubblica”.

Arresto per l’imprenditore campano Alfredo Romeo in relazione ad un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. Ad eseguire il provvedimento cautelare in carcere i militari del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, del comando provinciale carabinieri di Napoli e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Napoli. La misura è stata emessa dal gip del tribunale di Roma su richiesta della procura capitolina. Eseguita a Napoli, a quanto si è appreso, è in corso il trasferimento nel carcere romano di Regina Coeli. L’arresto dell’imprenditore è l’ultimo sviluppo dell’inchiesta, aperta dalla Procura di Napoli e trasferito per competenza a quella di Roma, su presunte irregolarità negli appalti della Consip, la società per azioni del ministero dell’Economia incaricata dell’acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. L’indagine vede diversi indagati tra cui anche l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti.

La Procura di Roma ha chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009, e ha contestato l’accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre. I tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso. Ai tre carabinieri è contestata anche l’accusa di abuso di autorità. Per la procura con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento”. Per i Pm la morte fu determinata da schiaffi, pugni e calci – Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con “schiaffi, pugni e calci”. Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” che “unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”. L’attacco epilettico del quale è stato vittima Stefano Cucchi nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, citato in una perizia fatta in incidente probatorio, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso. Nella perizia svolta dal professore Francesco Introna, su incarico del gip, si faceva invece riferimento ad un attacco epilettico come una probabile causa della morte del giovane. Il caso di Stefano Cucchi ha scosso l’opinione pubblica: il volto tumefatto, le lesioni sul corpo non erano compatibili con la causa di morte indicata in un primo momento e mal supportata da perizie mediche. Oggi un primo passaggio fondamentale verso la verità ultima e definitiva. Rimane alta nel nostro Paese la fiducia nelle forze dell’Ordine, nonostante presunti casi di abusi e di violenze commessi da alcuni suoi componenti. Una società civile ha bisogno di fiducia piena nei confronti dei tutori della convivenza civile che, quando sbagliano, devono essere puniti come e piu’ di noi cittadini.