Andrea Orlando

Dalle primarie all’Imu, al caso Consip. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, candidato alla segreteria del Pd, traccia il suo programma in un incontro con la stampa estera. Se Matteo Renzi vincesse le primarie del Pd, Andrea Orlando non lascerebbe il partito. “Io farei campagna per il Pd come ho sempre fatto sia quando ho vinto che quando ho perso”, ha spiegato Orlando. “Dopo di che penso che sara’ piu’ complicato fare campagna se la linea politica del Pd non cambiasse rispetto a quella degli ultimi tempi. E credo che i fatti si incaricheranno di dimostrarlo”. A chi gli chiedeva di politiche a vantaggio dei ceti più deboli, il ministro ha dichiarato: “La mia vita non cambierebbe se pagassi l’Imu ma con la mia Imu si potrebbe finanziare un programma di eradicazione della poverta’ assoluta per 6 milioni di persone”. Tra gli altri temi trattati con i giornalisti, sul caso Consip e su un eventuale invio di ispettori Orlando ha detto che segue “con grandissima attenzione le vicende ed ha aggiunto: “Quando e se ci saranno determinazioni, lo dirò. Ora si tratta di capire dinamica dei fatti”.

“La sinistra sta perdendo la sfida delle parole. Negli anni 90 ha usato le parole seppure piu’ sbiadite della destra. Ma oggi c’e’ un rischio ancora piu’ grande: inseguire le nuove formule della destra. Dei populisti. Ogni volta che diventiamo la copia sbiadita dell’originale, e’ l’originale a prevalere”. Lo dice Andrea Orlando dal palco della convenzione Pd. “I populisti sono dei fascisti 4.0. In questo tempo di turbolenze, le proposte dei populisti, che sono fascisti 4.0 distruggeranno la speranza di un cambiamento che non e’ la ricerca di capri espiatori”.

“Se guardo allo squilibrio di risorse e potere, penso che il risultato di Orlando sia un piccolo miracolo e credo che da oggi comincia un altro film dal finale tutt’altro che scontato”. Lo afferma l’esponente del Pd Gianni Cuperlo in un’intervista al Corriere della Sera in cui si rivolge a Mdp: “A tanti amici e compagni orfani di un partito diverso, io dico: venite a votare il 30 aprile e aiutateci ad ancorare il Pd alla sua natura e missione. Che non e’ dividere il campo della sinistra, ma ricucire quello che Renzi ha strappato. Oggi la candidatura in grado di farlo e’ quella di Orlando”. Sui casi anomali nelle tessere denunciati da Orlando, “quando in due giorni gli iscritti di un circolo si triplicano, forse il problema e’ di tutti”, osserva Cuperlo. “Quanto alla democrazia nel Pd, vorrei si capisse che trasparenza e costruzione di una vera classe dirigente non passano dallo streaming ma dalla cultura politica e dallo stile che segnano una comunita’. In questi anni ho visto molta arroganza e teatralita’, non sempre combinate al rispetto e alla cura di chi ha piu’ bisogno”.

Quello di Renzi “è un modello di partito e di leadership che poteva ancora reggere se avesse fatto i conti con il risultato del referendum, dopo il referendum non si poteva e non si doveva far finta di niente, invece, si è cercato di farlo”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a Bologna per presentare le proposte della sua mozione sulla povertà, alla Confraternita della Misericordia. “A questo punto – aggiunge Orlando -, credo che si sia compromessa una potenzialità perché io ho sempre pensato che Renzi fosse una personalità importante del Pd e che avesse una particolare energia anche nel condurre la battaglia politica. Penso che, dopo il referendum, il tentativo di rimozione del risultato renda molto più debole Renzi”.

“Il cambiamento del Pd passa attraverso l’unita’, serve un partito dove ci si parla e ci si ascolta”: e’ la ricetta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che stamani a Pordenone ha incontrato i sostenitori della sua mozione per la segreteria dei Democratici. “Necessaria poi una capacita’ di dialogo con il Paese, interrotta in modo drammatico con il referendum – ha ammonito -. Un partito che non riflette su quel risultato e’ un partito che rischia di fare esattamente gli stessi errori. L’unita’ e’ quella del Centro Sinistra, avventure di altra natura credo siano piu’ della fantascienza che della politica – ha precisato in merito ad un possibile dialogo con i 5 stelle -. Il Centro Sinistra va pero’ ricostruito: noi abbiamo un rapporto difficile con gran parte delle forze che si riconoscono in questo campo e non possiamo permettercelo perche’ altrimenti vince la Destra”.

“E’ interessante il lavoro di Giuliano Pisapia” tornato recentemente in politica con il suo Campo Progressista. Il ministro della giustizia e candidato alle primarie del Pd, Andrea Orlando, durante un incontro a Milano, insiste sulla necessita’ di “guardare al civismo democratico perche’ e’ l’interlocutore fondamentale per costruire nuove alleanze. Questa e’ la condizione che queste tempo ci impone per costruire la democrazia. La democrazia – aggiunge – non sta cadendo sotto i colpi della burocrazia ma perche’ se la sta mangiando la disuguaglianza sociale”. Al centro dell’impegno del partito, dunque, ci deve essere la questione sociale e ristabilire un rapporto con il popolo.

“Il congresso del Pd è l’occasione per rimettere al centro due temi fondamentali, intimamente legati tra loro: come cambiare il Pd e come ricostruire l’Italia e domenica 12 marzo alle 10 al Teatro Eliseo a Roma, Andrea Orlando e io ci confronteremo su queste sfide per il nostro partito. Un momento di confronto aperto a tutte e tutti”. A lanciare l’invito è il presidente della Regione Lazio ed esponente del Pd, Nicola Zingaretti, ribadendo ancora una volta la necessità di cambiare il Pd. “Perché così non va – spiega – per questo ho scelto di sostenere Andrea Orlando come candidato segretario nazionale del nostro partito. Un Pd che ha bisogno di ridefinirsi profondamente per tornare una grande forza politica in grado di dare una speranza di cambiamento alle persone. Un Pd che deve ricostruire un tessuto capace di tenere insieme le energie positive che l’Italia sa esprimere, e diventare un laboratorio di profonda innovazione per dare risposte politiche e di governo al Paese”. Per Zingaretti poi c’è l’Italia “da ricostruire, che significa saper intercettare le ragioni del malessere e della rabbia delle persone e dare risposte credibili, sulla base di un progetto equo di sviluppo e di progresso economico e sociale basato sulla qualità del lavoro, sulla qualità dei servizi, sulla qualità dei sistemi formativi”.

“Una parte di quelli che hanno deciso la scissione credo lo avessero deciso da tempo” e dunque se Andrea Orlando fosse sceso in campo prima per la segreteria Pd “non credo sarebbe cambiato molto”. Tuttavia “al di là dei grandi nomi che sono andati via, molti orientati ad andarsene si sono fermati per fare una battaglia politica”. Ma qualunque sarà l’esito del congresso, quelli che sono usciti dal Pd “devono tornare a prescindere. Che la sinsitra riformista viva in un partitino in mezzo ad altri partitini è un’idea che non funziona”. Lo ha detto lo stesso ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, ospite di Tagadà su La7. Sulla sua corsa alla segreteria e sul fatto che la sua notorietà sia inferiore a quella di Renzi, “c’è tempo fino alle primarie per farmi conoscere. Al di là delle presenze in tv, le mie idee credo abbiano uno spazio politico. E tanti militanti che si stanno mettendo in moto mi aiuteranno a farle conoscere”. Proprio sulle idee Orlando vuole poggiare la sua corsa: “Io non sono ossessionato dal relazionarmi agli altri candidati. Da tempo è tutto giocato tra renzismo o antirenzismo. Invece dobbiamo caratterizzarci per quello che vogliamo dire agli italiani”. E in questo sforzo “vorrei partire da una seria lettura del risultato del referendum: nelle periferie il 70-80% ha votato No, per dare un messaggio di disperazione, e hanno votato No 7 giovani su 10. Vorrei partire da lì e non dalle idee degli anni ’90 quando a sinistra si pensava che con la globalizzazione tutti sarebbero stati meglio. Non è stato così. O abbiamo idee nuove o rischiamo di essere il partito solo di chi ce l’ha fatta. Il partito dei petrolieri o dei finanziaeri è una caricatura, smentita dai milioni di voti del Pd. Ma o noi con strumenti nuovi proviamo ad affrontare la nuova questione sociale, o c’è a rischio non solo la nostra funzione, ma la democrazia”. Perchè, è il ragionamento di Orlando, “con grandi diseguagliazne vince la paura, e con la paura vincono i populisti: chi dà la colpa agli immigrati, chi ai meridionali, chi genericamente ai finenzieri”. Dunque, è l’auspicio di Orlando, “vorrei essere giudicato e valutato per i miei programmi non per l’aggressione o la delegittimazione dei miei avversari. La prepotenza ormai è come l’aria, la respiriamo. Il politico piuttosto che esporre le sue idee, attacca l’avversario. Secondo me è il segno di una difficoltà progettuale, perchè se uno ha idee e progetti cerca di convincere anche gli altri. E’ un gusto che abbiamo perduto. Se hai buone idee puoi convincere chi non la pensa come te, e questo vorrei che fosse il tratto della mia campagna congressuale”.

“Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema dicono che, se Renzi viene rimosso, il centrosinistra tornera’ unito. Ma le scissioni si dovrebbero fare su un progetto politico, non su un nome”. E’ il pu8nto di vista di Luciano Violante, intervistato dal Corriere della Sera. “Non ho mai visto – afferma – una strategia politica alternativa, mi sembra che abbia dominato il no. Comunque adesso il danno e’ fatto e si tratta di capire come gestirlo”. Per Violante anche a l’ex segretario del Pd ha una responsabilita’: “non si e’ occupato del partito e ha spesso tenuto un atteggiamento sprezzante verso la minoranza, poco interessato alla discussione”. Aggiunge l’ex presidente della Camera: “mi sembra sia mancato il ‘collettivo'”, ma dall’altra parte “la battaglia” e’ stata “sul segretario”. E continua, riferendosi al ministro della Giustizia: “Credo che posizioni come quella di Andrea Orlando aiuterebbero a dare un carattere pluralista al partito e a consolidare una fiducia nei valori dell’uguaglianza e del merito”. Secondo Violante, la visione “socialdemocratica” del ministro della Giustizia risponde “di piu’ alle attuali esigenze della societa’ italiana. Soprattutto se affiancato da una candidatura femminile”.

“Non possiamo che rallegrarci per l’iniziativa di Unar e del ministro Orlando che di fatto riapre un dibattito che la politica attraversa purtroppo in maniera ancora discontinua, perciò inefficace”. Con queste parole Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta l’incontro che si è svolto questa mattina alla sede del ministero della Giustizia a Roma, promosso da Unar e dal ministro Andrea Orlando con numerose associazioni attive nel contrasto alle discriminazioni, per avviare una discussione e azioni comuni di contrasto al cosiddetto hate speech online, ovvero alle incitazioni all’odio che inquinano social media e web. “Per quanto riguarda le persone lgbti – spiega Piazzoni -, non possiamo non sottolineare il permanere dell’assenza di una legge che definisca aggravanti per i crimini e le parole d’odio commesse nei loro confronti: la legge contro l’omotransfobia giace, in una formulazione ambigua e insufficiente, alla commissione giustizia del Senato da più di mille giorni e non sembrano essere in campo proposte alternative per riaprire quella discussione. Quella legge resta un nodo urgente, perché rappresenta il presupposto giuridico e culturale per qualsiasi azione voglia essere messa in campo. Bene allora l’incontro di oggi, che riaccende i riflettori sul tema, ma crediamo che vada sottolineato nelle premesse che questo percorso ha bisogno che il Parlamento faccia con urgenza la sua parte”. “Con piacere abbiamo accolto l’invito delle istituzioni a collaborare per la messa in campo concreta di azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno dell’hate speech, in particolare quello che imperversa sulla rete: le persone lgbti sono tra i bersagli privilegiati di molti dei fenomeni già codificati, come il cyberbullismo o il cyberstalking”, continua Piazzoni.