Italia

“Un’Italia piu’ consapevole. Con una maggiore consapevolezza che ci si salva tutti insieme”. Questo il Paese che il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha visto emergere nelle settimane seguite al referendum. Rivolgendo gli auguri di buon Natale agli italiani, dagli schermi di Rai Uno, il porporato ha sottolineato la funzione della Chiesa di “essere coscienza critica” e rispondendo a una domanda della conduttrice di A Sua Immagine, Lorena Bianchetti, ha assicurato che “la Chiesa crede nell’Europa unita”. “Se l’Europa esiste – ha ricordato il neo presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee – lo dobbiamo al Vangelo che ne e’ la radice piu’ profonda”. E dunque “l’Europa non deve avere paura di Cristo che rivela il vero volto di Dio”. In questo contesto, Bagnasco ha osservato che “l’egoismo fondamentale e’ l’avere paura degli altri e delle loro situazioni” mentre “non bisogna avere paura di stringere relazioni e rapporti con i nuovi arrivati nella nostra terra. Dobbiamo essere capaci di integrare, di diventare un popolo sempre piu’ grande, senza paura”. “Non debbono sentire l’Europa come pesante ma come madre e casa comune”. E per i cristiani portare la loro testimonianza non e’ arroganza o imposizione, ma offrire il meglio che ognuno di noi ha nel cuore”.

Fabrizia Di Lorenzo è una delle vittime dell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino dello scorso 19 dicembre. Il telefono cellulare della giovane originaria di Sulmona era stato trovato nei pressi dell’attentato provocato da un camion piombato sulla folla. “La magistratura tedesca, così come ha comunicato il ministero degli Affari Esteri della Germania, ha esaurito le verifiche necessarie e purtroppo, ormai, c’è la certezza che, fra le vittime, c’è l’italiana Fabrizia Di Lorenzo – ha fatto sapere il ministro degli Esteri Angelino Alfano – Sono affettuosamente vicino alla famiglia e ai suoi cari, condividendone l’immenso dolore”. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha scritto su Twitter: “L’Italia ricorda Fabrizia Di Lorenzo, cittadina esemplare uccisa dai terroristi. Il Paese si unisce commosso al dolore della famiglia”. Così il premier, dopo la conferma, da parte della magistratura tedesca, che fra le vittime dell’attentato del 19 dicembre a Berlino c’è la ragazza italiana.

Renzi o lo ami o lo odi. Non ci sono alternative. Un vero leader politico non puo’ che essere un decisionista ed e’ normale che per i suoi detrattori sia soltanto un arrogante, un ‘uomo solo al comando’, indifferente alle piu’ elementari dinamiche della democrazia. Ma e’ davvero e solo questo Matteo Renzi? Per chi lo apprezza e ne ha colto le capacita’ di sintesi e la lungimiranza, Renzi ha saputo accorciare i tempi delle decisioni politiche, adeguandoli a quelli della societa’ che produce e lavora. Un uomo intelligente dei nostri tempi, che sa progettare, realizzare e comunicare. Gli altri leader politici, a confronto con lui, sembrano preistorici.

Nel 2015 un quarto della popolazione dell’Unione europea sopra i 16 anni (il 25,3%) ha dichiarato di avere avuto limitazioni moderate o severe nelle attività quotidiane per motivi di salute per un periodo superiore a sei mesi. In Italia la percentuale è al 29%, leggermente sopra la media europea. I dati sono stati diffusi dall’Eurostat nella Giornata internazionale delle persone con disabilità in programma oggi 3 dicembre. In Lettonia la percentuale dei cittadini che hanno segnalato una disabilità è al 38,4%, mentre a Malta solo il 9,7% ha dichiarato problemi. Le disabilità di lunga durata autodichiarate diminuiscono all’aumentare del livello di reddito. Un terzo dei più poveri (31,2%) hanno segnalato limitazioni di lunga durata contro il 17% delle persone che vivono in ottime condizioni economiche. La Giornata internazionale delle disabilità, prevista dal “Programma di azione mondiale per le persone disabili” adottato nel 1982 dall’Assemblea generale dell’Onu, è stata recepita anche dalla Commissione Europea.

“Italia: prossima fermata sulla marcia globale del populismo” e’ il titolo in prima pagina sul Wall Street Journal. “Il referendum rappresenta un voto di fiducia a Renzi e una possibile apertura per M5S” indica Wsj. “La popolarita’ di Renzi e’ in flessione – si legge – e i recenti sondaggi suggeriscono che il No prevarra’, anche se sono ancora molti gli indecisi. Un esito del genere sarebbe” una nuova vittoria “dei politici anti-establishment in un anno che ha visto la Brexit e la vittoria di Trump, e rafforzerebbe il M5S”. Nel ricordare che nel 2017 anche Francia, Germania e Olanda andranno al voto, Wsj indica che “in Europa come negli Usa gli elettori sono arrabbiati con le elite politiche e frustrati per la bassa crescita” e riassumendo la difficile situazione economica dell’Italia, in particolare al sud, si spiega che questo “profondo malessere economico ha alimentato M5S”. Inoltre, in un editoriale dal titolo “La sorpresa italiana”, (pagina 10) Wsj afferma che gli elettori italiani potrebbero esprimere “‘la sorpresa’ politica europea meno sorprendente dell’anno, se come prevedono i sondaggi” vincera’ il No. “Forse gli elettori decideranno che una costituzione riformata incoraggera’ l’emersione del giusto tipo di leader – si aggiunge – ma e’ una buona scommessa, che non sara’ la fine del mondo, se non lo fanno”.

“Dopo la Brexit e Donald Trump occorre prepararsi al ritorno di una crisi dell’eurozona. Se il primo ministro italiano Matteo Renzi dovesse perdere il referendum costituzionale del 4 dicembre mi aspetto una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio la partecipazione dell’Italia all’eurozona”. E’ l’opinione del direttore associato del Financial Times, Wolfgang Munchau che in un commento pubblicato ieri sera rileva le vere cause di questa possibilità non nel referendum in quanto tale. Intanto la Penisola resta nella scomoda posizione di maglia nera in Europa in avvio di settimana sui mercati. In un quadro generale di moderati ribassi delle Borse, a metà mattina a Milano l’indice Ftse-Mib accusa un più marcato meno 1,07 per cento e lo spread tra Btp a 10 anni e Bund risale a 185 punti base, laddove venerdì era rientrato sotto quota 180. Secondo Munchau, il vero problema è la performance economica dell’Italia che a partire dal 1999, anno di adozione dell’euro, ha visto la sua produttività totale dei fattori calare del 5% laddove in Paesi come Francia e Germania è aumentata del 10%. Solo un cambio di rotta, in tempo della Germania, con un’accettazione di un percorso verso un’unione economica e politica piena, potrebbe evitare tali rischi. In questo quadro una eventuale vittoria del no al referendum potrebbe avere conseguenze distruttive sulla moneta unica. “Se Renzi dovesse perdere – prosegue Munchau – ha detto che si dimetterà, portando al caos politico. Gli investitori potrebbero concludere che il gioco è finito. E il 5 dicembre l’Europa potrebbe svegliarsi con un’immediata minaccia di disintegrazione”. Lo stesso discorso viene svolto con riferimento alla possibile vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali che “non è più un rischio remoto…Se la signora Le Pen dovesse diventare presidente – prosegue Munchau – ha già detto che terrà un referendum sul futuro della Francia nella Ue. E se tale referendum portasse alla ‘Frexit’, la Ue sarebbe finita il mattino successivo e così l’euro”. Le conseguenze di un’uscita dell’Italia o della Francia dall’euro sarebbero disastrose e “porterebbero alla maggiore insolvenza della storia. I detentori stranieri di titoli italiani o francesi denominati in euro – spiega il direttore associato del Financial Times – sarebbero pagati nell’equivalente di lire o franchi francesi. Entrambi i Paesi svaluterebbero. E dal momento che le banche non devono detenere capitale a fronte delle loro posizioni in titoli di stato, le perdite porterebbero molte banche continentali all’immediato fallimento, La Germania allora comprenderebbe che un massiccio surplus delle partite correnti ha anche i suoi svantaggi. E che c’è molta ricchezza tedesca in attesa del default”. Tale scenario apocalittico potrebbe essere evitato? “In teoria – afferma Munchau – potrebbe essere evitato, ma ci vorrebbero una serie di decisioni prese in tempo e nel giusto ordine. A partire dal fatto che la signora Merkel dovrebbe accettare ciò che rifiutò nel 2012 – un percorso verso un’unione fiscale e politica piena. La Ue inoltre dovrebbe anche rafforzare lo European Stability Mechanism (Esm), l’ombrello di soccorso, che non è stato studiato per salvare Paesi della taglia dell’Italia o della Francia”. Quest’ultima prospettiva solidale è anche remotamente probabile? “Mettiamola in questo modo – risponde Munchau -: se dovessimo chiedere alla cancelliera tedesca se lei vuole titoli dell’eurozona garantiti in modo comune, direbbe di no. Ma se dovesse scegliere tra gli eurobond e un’uscita italiana dall’euro la sua risposta potrebbe essere diversa. E la risposta dipenderà anche se la domanda viene posta prima o dopo le elezioni tedesche nel prossimo autunno. La mia previsione centrale – conclude Munchau -, non è comunque un crollo della Ue o dell’euro ma l’uscita di uno o più Paesi, possibilmente l’Italia ma non la Francia. Alla luce degli eventi recenti il mio scenario di base è ora solidamente sulla scala ottimistica delle aspettative ragionevoli”.

L’Italia ha annunciato il veto alla revisione del bilancio pluriennale 2014-2020 dell’Unione Europea. Lo ha detto a Bruxelles il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, sostenendo che ”mancano le risorse per le priorità italiane: immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile e ricerca”. E da Catania ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato: “Non accettiamo muri con i nostri soldi”. Al momento, più che un veto, quello italiano è un annuncio. “L’Italia – ha detto Gozi – si oppone alla revisione del bilancio pluriennale. Il veto si pone quando c’è una votazione formale, che oggi non è prevista, quindi il termine giusto per il momento è ‘riserva’, e noi abbiamo posto la nostra riserva”. A margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles ha spiegato Gozi: “In questi mesi l’Europa ha parlato di sicurezza, di immigrazione, di fare di più per la disoccupazione giovanile, di diventare meno tecnocratica e capace di rispondere meglio alle esigenze dei cittadini: parlare delle priorità politiche senza metterci le risorse adeguate è un esercizio che non siamo più disposti ad accettare”. Nonostante la “riserva” arrivata dall’Italia, la presidenza slovacca di turno pur “rispettando” la posizione di Roma, presenterà l’accordo al Parlamento europeo. Lo ha detto il sottosegretario slovacco per gli Affari europei Ivan Korcok.

“E’ fondamentale il primo posto nel girone anche perche’ non arrivare al mondiale sarebbe una tragedia”. A poche ore dal match dell’Italia con il Liechtenstein, il presidente della Figc Carlo Tavecchio, in un’intervista rilasciata a Sky Sport, si augura di avere risposte convincenti dagli azzurri nell’incontro valido per la qualificazione ai Mondiali del 2018 in Russia. “Rispettiamo l’avversario, il nostro obiettivo non e’ di fare tanti gol – dice Tavecchio – Piuttosto si faranno degli esperimenti, con l’inserimento di qualche giovane. Abbiamo la fortuna di avere dei giovani pronti e credo che Ventura sia la persona giusta per applicare questa strategia”.

Dal palco della Leopolda, Renzi attacca la minoranza del Pd ed “i teorici della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri”. Un attacco che la platea della Leopolda accoglie con un ‘fuori, fuori’ riferito alla sinistra interna. “C’è un po’ di amarezza – dice il presidente del Consiglio e segretario del Pd – perché in parte del nostro partito è prevalsa la tradizionale volontà non tafazziana, sarebbe troppo semplice dire che è farsi del male da soli, ma è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita”. E aggiunge: “Con rispetto, umiltà ma decisione non ve lo consentiremo. Ieri abbiamo razionalmente smontato tutte le bufale del No ma a loro non basta perché per loro il referendum serve a bloccare tutto ciò che, partendo da qui, abbiamo fatto, dicono di difendere la Costituzione ma stanno cercando di difendere solo i loro privilegi e la possibilità di tornare al potere. Sanno che il 4 dicembre è l’ultima occasione per tornare in pista”. “Il nostro 2017 – ha proseguito Renzi – potrebbe essere un anno meravigliosamente difficile ma meravigliosamente bello: l’anno della svolta per l’Italia e l’Europa, a partire dall’appuntamento del 25 marzo 2017” sui trattati Ue. A quel governo volete arrivarci con un’Italia delle idee o con un ‘governicchio tecnicicchio’? Con un’Italia che guarda all’Europa o a classe dirigente politica che non può che continuare a fallire?. “Con il referendum costituzionale – ha detto Renzi – siamo ad un bivio, è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani”.

“Siamo fiduciosi di rispettare le leggi vigenti e attendiamo di poter rispondere presto alle domande delle autorità”. Lo ha dichiararlo all’agenzia Ansa un portavoce di WhatsApp, riguardo ai procedimenti istruttori avviati dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per presunte violazioni del Codice del Consumo. Nel mirino dell’Autorità ci sono termini contrattuali previsti dalla compagnia, in particolare la condivisione dei dati personali degli utenti con Facebook (proprietaria di WhatsApp). Il Codacons intanto ha annunciato che, se dovessero trovare riscontro concreto gli illeciti ipotizzati dall’Antitrust, l’organizzazione dei consumatori avvierà una class action contro WhatsApp, tesa a far ottenere agli utenti italiani il risarcimento per la lesione dei propri diritti in sede legale.