terrorismo

“Oggi ci sono problemi diversi: stiamo vivendo la coda di una crisi che ci ha logorati, non abbiamo ancora vinto la guerra contro il terrorismo, dobbiamo gestire i flussi migratori e per la prima volta, con Brexit, stiamo assistendo all’uscita di uno Stato dell’Unione. Tutto questo si supera con un colpo di reni, riunendo le forze politiche con grande pragmatismo. Altrimenti a farne le spese non sara’ solo la politica dell’Unione ma 500 milioni di cittadini europei”. Cosi’ il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, in un’intervista a Famiglia Cristiana, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma. Quindi “la ricorrenza dei 60 anni dei Trattati di Roma deve servirci a riscoprire lo spirito che permise agli europei di rialzarsi sulle macerie della Seconda guerra mondiale”. Il voto olandese, i populismi, il fallimento della Carta Costituzionale Europea, l’immigrazione, la situazione economica. Tajani passa in rassegna i principali problemi che affliggono l’Europa e sollecita un piano Marshall per l’Africa. “Il primo ponte da costruire sta fuori dall’Europa ed e’ quello con i Paesi dell’Africa sub-sahariana. Bisogna investire molti miliardi di euro per far crescere economicamente e socialmente questi Paesi”. Tajani propone di intensificare l’organizzazione di strutture “sotto l’egida dell’Onu” per l’accoglienza dei rifugiati. La Turchia, aggiunge, “non potra’ mai entrare in Europa se non rispetta i diritti umani e di liberta’ di espressione. In questo momento la situazione e’ in stallo, come sappiamo. Ma entrare o no in Europa dipende solo da loro”.

“Fa notizia l’albero che cade, sempre. Ma non fa notizia la foresta che cresce. Oggi sui giornali e’ uscita la notizia dell’espulsione di un 37enne tunisino, Hisham Alhaabi, che era molto collegato a Anis Amri, l’attentatore di Berlino, poi ucciso a Sesto San Giovanni dai nostri poliziotti”. Lo scrive Matteo Renzi su Facebook. “Vorrei che non parlassimo delle nostre forze di polizia solo quando ci sono problemi – aggiunge Renzi – ma che tutti insieme facessimo i complimenti a chi serve il nostro Paese indossando una divisa. E complimenti al ministro Minniti per la decisione: la prevenzione e’ fondamentale”.

E’ “sempre più concreto” il rischio che alcuni soggetti “radicalizzati in casa” decidano di non partire verso Siria ed Iraq determinandosi “a compiere il jihad direttamente in territorio italiano”. Lo segnala la relazione annuale dell’intelligence inviata oggi in Parlamento, che parla di “pronunciata esposizione dell’Italia alle sfide rappresentate dal terrorismo jihadista”. Alle minacce alla sicurezza “non si risponde chiudendosi ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà”, dice il premier Paolo Gentiloni, presentando con il direttore del Dis Pansa la relazione annuale sull’intelligence. “I cittadini italiani possono essere certi, non della mancanza di minacce perché sarebbe un’illusione ma della la qualità molto alta di chi lavora per contrastarle”. La relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza “racconta pur tra mille contraddizioni la capacità che c’è stata di conoscere, prevenire e contrastare sfide e minacce di vario tipo anche relativamente nuove per noi. E’ motivo di soddisfazione”, ha detto Gentiloni.”L’Italia deve difendersi e difendere la propria sovranità. Non è nessuna concessione a strane idee di voler riportare in Ue dinamiche conflittuali nei singoli paesi, noi crediamo nell’Europa ma difendiamo tuttavia i nostri interessi tecnologici e strategici”, ha detto ancora il premier alla presentazione, a Palazzo Chigi, della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, a cura del Dis.

“Il percorso di radicalizzazione oggi si sviluppa soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri da un lato, nella rete web dall’altro. Lavorare sulle carceri e sul web e’ uno dei compiti principali nell’attivita’ di prevenzione alla quale gli esperti ci sollecitano: prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Cosi’ il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier sottolinea un dato che era già chiaramente percepito e che ora viene confermato dalle indagini e dai riscontri effettuati: il fenomeno del proselitismo, per quanto riguarda la causa jihadista, interessa il web e il mondo carcerario. Alla attività di repressione, fondamentale nella lotta al terrorismo, viene cosi affiancata e potenziata quella della prevenzione.

La “proposta” del governo sui migranti “non accetta l’idea che ogni immigrato e’ un terrorista. E’ esattamente l’opposto”. Lo dice il ministro dell’interno Marco Minniti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Contesto l’affermazione dell’Italia come ‘porta girevole del terrorismo’. Il nostro e’ un sistema che funziona, ma che puo’ certamente essere migliorato”. Lo dice Marco Minniti, ministro dell’Interno, in conferenza a Palazzo Chigi. “Ricordo ‘Sliding doors’- prosegue il ministro- uno straordinario film che parlava delle casualita’ della vita. Quelle sono le porte girevoli che mi piacciono, quelle delle imprevedibilita’ della vita”.
“La severità nei confronti dell’irregolarità consente di essere più forti sul terreno dell’integrazione. Non è solo un problema di ordine pubblico ma intacca gli equilibri delle nostre democrazie”. Così il ministro presentando il lavoro della Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista.

I deputati del partito Nidaa Tounes, leader della maggioranza di governo e rappresentante del fronte laico nazionale in Tunisia, presenteranno un’iniziativa legislativa per impedire il rimpatrio dei terroristi tunisini. Lo ha detto alla stampa locale il deputato Hassan Amari. “Tutti i partiti e i gruppi parlamentari democratici sono contro il ritorno di questi terroristi. Il loro posto naturale non e’ la Tunisia. Costoro rappresentano un grande pericolo per il paese e per la societa’”. Il parlamentare tunisino ha spiegato che, a suo giudizio, l’articolo 49 della Costituzione consente di limitare l’esercizio dei diritti e delle liberta’ in caso di sicurezza nazionale, difesa, salute pubblica o etica generale. D’altra parte l’articolo 25 della Carta fondamentale tunisina del 2014 prevede che a nessun cittadino tunisino possa essere impedito il rimpatrio, ne’ possa essere revocata la nazionalita’. La sessione plenaria dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp, parlamento monocamerale tunisino) dedicata al bilancio suppletivo per il 2017 e’ stata monopolizzata dalla polemica sul rimpatrio dei terroristi. I deputati del partito Nidaa Tounes hanno esposto dei cartelli con scritto “No al ritorno di terroristi in Tunisia”, in riferimento al dibattito sul diritto al rimpatrio sancito nella Costituzione del 2014 e applicabile anche ai terroristi. nche il partito Afek Tounes si e’ dichiarato categoricamente contrario al rimpatrio dei terroristi tunisini dalle zone di conflitto. La formazione politica di centro-destra, partner del governo di accordo nazionale guidato dal premier Youssef Chahed, “si oppone a qualsiasi normalizzazione del terrorismo”, si legge in una dichiarazione rilasciata dell’ufficio politico del partito il 26 dicembre. Per Afek Tounes la questione del ritorno dei “foreign fighter” tunisini dalle zone di conflitto rappresenta “una linea rossa non negoziabile”, che va a toccare direttamente la sicurezza nazionale della Tunisia. Il partito ha proposto di inviare i terroristi tunisini davanti alla Corte internazionale di giustizia. Afek Tunes ha richiesto poi di perseguire, in conformita’ con la legge anti-terrorismo, i reclutatori dei giovani tunisini inviati a combattere nelle aree di conflitto. La formazione politica tunisina ha proposto tra le altre cose di mobilitare risorse materiali, logistiche e umane per proteggere i confini del paese rivierasco e contrastare ogni tentativo d’infiltrazione terroristica. La cosiddetta legge del pentimento, che consente ai tunisini coinvolti in atti di terrorismo all’estero di rientrare comunque nel paese, dove verrebbero comunque perseguiti e incarcerati, ha generato notevoli controversie tra la societa’ civile del paese nordafricano. L’opinione pubblica, in particolare, e’ divisa tra chi difende il diritto costituzionale di tutti i tunisini a rientrare nel paese e chi si oppone al rimpatrio dei terroristi. Sabato scorso, 24 dicembre, un gruppo di manifestanti ha inscenato una protesta davanti all’Arp per opporsi al rientro dei tunisini dalle zone di conflitto.

Che l’attentatore di Berlino “passeggiasse alle tre di notte a dieci minuti da Milano o è un matto o ha motivi per trovarsi in Italia. L’Italia e’ politicamente il ventre molle dell’Europa”. Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega Nord, in occasione di un presidio in piazza Primo Maggio a Sesto, dove è stato ucciso l’autore della strage in Germania. E questo “per un mix di politica, associazioni e false cooperative che permettono a centinaia di persone di fare quello che vogliono. Di terroristi ne bastano pochi. Su 500mila sbarcati in tre anni che garanzie abbiamo che non ce ne siano altri in altri luoghi d’Italia? Salvini ha lamentato anche “la complicità della stampa italiana che va a cercare gli alibi ai terroristi, dicendo che non sono bene integrati, non sono tutti la stessa cosa”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sarà ricevuto oggi dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il premier Renzi e la moglie Agnese sono attesi intorno alle 9 del mattino (le 15 in Italia) alla Casa Bianca. Dopo la solenne cerimonia di benvenuto i due leader pronunceranno un discorso seguito da un incontro bilaterale e da una conferenza stampa congiunta (intorno alle 11.40, le 17.40 in Italia). Al centro dell’incontro di Renzi con Obama ci saranno le riforme, il futuro dell’Europa, la crescita economica, il terrorismo come annunciato dal portavoce della Casa Bianca Josh Earnest durante la conferenza stampa di presentazione della visita ufficiale del premier Renzi a Washington. “Ospitare una cerimonia come una visita ufficiale e una cena di Stato per celebrare la collaborazione, amicizia e alleanza è qualcosa che il presidente ha sentito come importante prima di concludere il suo mandato”, ha detto Earnest. Per gli Usa “l’Italia è da lungo tempo uno degli alleati più forti e vicini dell’America”. Lo dichiara Barack Obama in una intervista a La Repubblica, pubblicata nel giorno in cui il presidente del Consiglio Renzi è ricevuto alla Casa Bianca. Il presidente americano apprezza del premier italiano la “visione e le riforme ambiziose”, in particolare la sua consapevolezza riguardo al fatto che “Paesi come l’Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione”. E sull’incontro con il premier italiano, Obama afferma: “Matteo sa bene che il progresso deve essere ancora più veloce, e un tema centrale delle nostre discussioni sarà come i nostri Paesi possano continuare a lavorare insieme per creare più crescita e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Guardando al vecchio continente, dichiara il presidente degli Usa: “altri Paesi hanno adottato un approccio diverso. Credo che le misure di austerità abbiano contribuito al rallentamento della crescita in Europa. In certi paesi, abbiamo visto anni di stagnazione, che ha alimentato le frustrazioni economiche e le ansie che vediamo in tutto il continente, soprattutto tra i giovani che hanno più probabilità di essere disoccupati”.

Fenomeno terroristico al di là di un controllo capillare. Secondo Joachim Krause, professore emerito di politica internazionale e direttore dell’Istituto per la politica di sicurezza presso l’Universita’ di Kiel, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Handelsblatt”, ci sono un centinaio di persone sospettate di essere terroristi fra i rifugiati in Germania. Tuttavia, secondo l’esperto, non e’ possibile un controllo assoluto. Diventa percio’ necessaria, secondo l’esperto, la collaborazione dei rifugiati stessi: altre vie, afferma sarebbero soltanto un’illusione. I risultati ottenuti finora nella lotta all’estremismo, ha aggiunto Krause, sono dovuti alla collaborazione tra polizia e Servizi, anche se questa e’ talvolta ostacolata dalle norme a tutela della privacy.

“Negli States come da voi in Europa ci sono interi schieramenti politici che si guardano bene dal solo pronunciare la parola terrorismo”. Lo dice Edward Luttwak in una intervista al quotidiano. Lo studioso di geopolitica e di terrorismo internazionale parla della recente esplosione a New York e delle elezioni presidenziali Usa. “I governanti di molti paesi dell’Occidente sono prigionieri di un doppio complesso, da un lato l’esigenza di tranquillizzare l’opinione pubblica – dice Luttwak – dall’altro la convenienza di non dare munizioni ai loro avversari politici”. E aggiunge: “Una bomba diventa terrorismo quando colpisce innocenti a caso. Se invece è stata messa per gelosia sotto la casa della fidanzata infedele, allora, quello è un atto intenzionale e non terrorismo”. Per Luttwak, Hillary Clinton ha sbagliato riguardo all’esplosione avvenuta a New York a dire “aspettiamo i fatti”, invece fa bene Trump che “definisce bomba una bomba”, altrimenti si assiste ad una resa che diventa anche “lessicale”.