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Le banche, Poste e le multinazionali del web saranno al centro della nuova puntata di Report in onda lunedi’ 17 ottobre alle 21.30 su Rai3. Le inchieste tratteranno temi come la trasparenza degli investimenti proposti al cliente e le figure professionali che se ne occupano. Sul pianeta internet si parlerà del potere quasi illimitato delle multinazionali della rete, dei ricavi aziendali e del pagamento delle imposte. Al centro della discussione in particolare ci saranno i colossi Google e Facebook che hanno un valore di mercato complessivo di circa mille miliardi di dollari e raccolgono l’85% della pubblicita’ online.

“Irrispettose e provocatorie le parole utilizzate ieri sera dal Presidente del Consiglio ospite della trasmissione Politics (la trasmissione di Rai 3 condotta da Gianluca Semprini) riguardo i risparmiatori azzerati delle 4 banche”. E’ quanto afferma in una nota l’associazione vittime del Salvabanche che raggruppa i risparmiatori dei 4 istituti di credito (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti). “Per l’ennesima volta infatti Renzi ha dichiarato che gli obbligazionisti retail di Banca Etruria prendevano il 7% di interessi, facendo sottintendere che si trattasse di un rischio cercato e accettato consapevolmente, quando oltre al fatto che il tasso di rendimento dichiarato non risponde a verita’, ormai tutti sanno perfettamente le modalita’ secondo cui la stragrande maggioranza di queste obbligazioni sono state firmate: inganno, inconsapevolezza e cattiva informazione”. “Il Presidente del Consiglio – spiegano – mente sapendo di mentire: nessun risparmiatore ha avuto un tasso di interesse come quelli dichiarati ieri sera durante la trasmissione Politics. I rendimenti di queste obbligazioni e’ stato quasi sempre (13 volte su 15) inferiori ai rendimenti su titoli di Stato, un premier non dovrebbe raccontare storielle preconfezionate stravolgendo la realta’ a suo favore, anche perche’ sono dati molto facili da smentire”.

Educazione finanziaria ai bambini che sono il futuro dell’Europa. La promuovono insieme Bei e Intesa Sanpaolo con il progetto Money Learning, rivolto agli scolari dagli 8 ai 10 anni. In tre anni il progetto portera’ duemila allievi delle scuole elementari piemontesi a visitare il Museo del Risparmio di Torino. Bei finanziera’ gli spostamenti con 80 mila euro. Intesa Sanpaolo partecipera’ con il Museo, iniziativa unica in Italia e in Europa,e con la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. “Si stima che solo il 52% degli europei sia finanziariamente alfabetizzato, con una forbice che spazia dal 63% della Svezia al 37% dell’Italia – ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro – Su questo fronte gli italiani sono al penultimo posto al mondo fra i Paesi monitorati dall’Ocse, peggio di noi c’e’ solo la Colombia”. Ha commentato il vicepresidente Bei Dario Scannapieco: “Promuovere l’educazione finanziaria e’ oggi piu’ che mai importante. Mi auguro che il Museo di Torino diventi un modello da imitare”.

Sabato primo ottobre le banche italiane apriranno al pubblico i loro palazzi storici. L’evento ‘Invito a Palazzo’ quest’anno è alla sua 15esima edizione. La manifestazione promossa dall’Abi, per un’intera giornata mette ogni anno in mostra opere d’arte e capolavori custoditi nelle sedi storiche delle banche e delle Fondazioni di origine bancaria coordinate dall’Acri. Quest’anno saranno coinvolti 96 palazzi in 50 citta’. La Banca d’Italia apre i saloni di Palazzo Koch, la sede centrale di via Nazionale a Roma. “Invito a Palazzo – dice il presidente di Abi Antonio Patuelli – rappresenta un’occasione unica per conoscere e apprezzare le realizzazioni straordinarie e gli sforzi delle banche per conservare il patrimonio archeologico, artistico e architettonico nazionale”. Per Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, le Fondazioni ‘gia’ da tempo hanno fatto “la scelta di aprire alle loro collettivita’ gran parte delle sale dei palazzi in cui sono ospitati i propri uffici e le raccolte d’arte, oppure gli edifici che hanno restaurato proprio ai fini di una piena fruizione pubblica’. I palazzi saranno aperti al pubblico dalle 10 alle 19. La visita e’ gratuita.

“L’affermazione del presidente del Consiglio Renzi circa la necessita’ di ridurre, in 10 anni, di 150.000 lavoratori bancari (15.000 all’anno supponiamo), il numero degli addetti nel settore creditizio, merita una sola risposta: sciopero generale”. Lo scrivono in una nota congiunta i segretari generali di Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl/Credito, Uilca, Unisin. Poi, proseguono: “Il premier prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l’intero settore, aveva l’obbligo di consultare le parti sociali (Abi e sindacati), fare valutazioni di opportunita’. La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il piu’ bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati (ma un presidente del Consiglio non deve pensare a come incrementare l’occupazione visto anche gli esiti negativi del jobs act?), ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi. Affermazioni contraddittorie. Infatti ci chiediamo: se la politica deve stare fuori dalle banche (e noi lo affermiamo da sempre) perche’ il governo deve imporre il numero delle filiali, delle banche, degli addetti? Ma Renzi non ci ha spiegato fino a ieri che ‘e’ il mercato bellezza’. Invitiamo anche l’Abi a prendere posizione contro queste sconclusionate affermazioni del premier. Anche perche’ Renzi deve spiegare a tutti i cittadini, chi paghera’ i costi sociali di questa drastica riduzione del personale? Con quali soldi? Con quali strumenti? Oppure Renzi, con le sue esternazioni, vuole invitare i banchieri a licenziare personale, decisione che contrasteremo ferocemente?”.

“Senza misure di compensazione, la combinazione tra ampie sofferenze (Npl) e bassa redditività” delle banche “continuerà a pesare sulla ripresa” in Italia. Lo riporta l’Ansa che cita uno studio dal titolo ”Redditività e risanamento dei bilanci delle banche italiane” pubblicato tra i ”working papers” sul sito del Fondo Monetario Internazionale. L’analisi riguarda le principali 15 banche italiane e mette in luce le misure del governo italiano introdotte “per affrontare i nodi strutturali per la risoluzione delle sofferenze e per aumentare la resilienza del settore bancario”. Evidenzia anche lo studio Fmi: ”Anche se la domanda per il credito potrebbe aumentare dagli attuali bassi livelli, la capacità e la volontà delle banche a prestare denaro è probabile che resti modesta”.

La Commissione europea ha autorizzato il Governo italiano ad intervenire con la garanzia pubblica per sostenere le banche da eventuali turbolenze dei mercati che si potrebbero determinare nel dopo Brexit, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Si tratta di una misura cautelativa. La garanzia pubblica che può arrivare fino a 150 miliardi, consentirebbe alle banche di far fronte ad eventuali crisi di liquidità, mettendo al riparo i risparmiatori dalle conseguenze che potrebbero derivarne. Potrà essere utilizzata fino al 31 dicembre 2016. Soltanto le banche solvibili potranno usufruire di questo sostegno finanziario. Anche altri Paesi stanno utilizzando questa via per affrontare eventuali crisi.

Le banche piu’ care? Quelle italiane. Negli ultimi anni scendono ricavi e prestiti ma crescono le commissioni. I costi strutturali del sistema bancario italiano rimangono i più elevati d’Europa. Lo rivela la Cgia di Mestre secondo la quale se si calcola l’incidenza delle spese operative riferite al 2014 (pari a 49,5 miliardi di euro), sul totale delle attività (che al 31-12-2014 ammontavano a 2.701 miliardi di euro), il risultato si attesta all’1,83%. Dato nettamente superiore a tutte le incidenze percentuali riferite alle prime 10 economie bancarie presenti nell’Unione europea. Al secondo posto l’Austria con 1,62% quindi la Spagna con 1,40, la Francia con 1,36 e la Germania con 1,33%. Sul fronte dei ricavi, invece, nel 2014 i margini di interesse, i guadagni provenienti prevalentemente dall’erogazione del credito, sono scesi a 39,3 miliardi di euro, quelli delle commissioni bancarie nette sono salite a 27,6 miliardi e quelli riconducibili ad altri ricavi, cioè da attività extra-creditizie o di trading finanziario (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale) hanno toccato quota 11,4 miliardi. Se tra il 2008 e il 2014 il totale dei ricavi del nostro sistema creditizio è rimasto pressoché lo stesso (78,3 miliardi), la contrazione dei margini di interesse è stata pari a 12,3 miliardi (-23,8%); le commissioni bancarie, invece, sono aumentate di 2,8 miliardi (+11,5), mentre gli altri ricavi sono saliti a 9,4 miliardi (+474%).